Chi vuole tradire per indole tradisca. Chi vuole tradire perché si sente trascurato tradisca. Chi vuole tradire per noia tradisca. Chi vuole tradire per allegria tradisca. Chi vuole tradire per leggerezza tradisca. Chi vuole tradire per abitudine tradisca. Chi vuole tradire per troiaggine tradisca… Padroni… Ma ripeto e ripeto e ripeto ancora: chi ama non tradisce.

Mina

Happy Ending

Originariamente il termine tradimento non aveva una connotazione negativa, in quanto legato alle azioni di consegna o svelamento. La sua deformazione etimologica si attribuisce al Cristianesimo e agli innumerevoli atti che, dall’Antico Testamento in poi, hanno infierito sulla fiducia personale. Primo tra tutti, il tradimento di Adamo ed Eva nei confronti di Dio, fulcro del peccato originale.

Questo è il caso di un inganno all’amore, quello divino, sigillato dalla sacra inviolabilità della fiducia devozionale. Ma anche in un rapporto tra pari, conformato alla routine di tutti i giorni, il tradimento è potenzialmente pericoloso. Nasce da un vuoto, da un’insoddisfazione, che cerca di essere colmata dalla pura passionalità o da un sentimento più profondo.

Quest’ultimo trova la sua espletazione nel Canto V dell’Inferno, che ospita i lussuriosi Paolo e Francesca. Al verso 103, Dante scrive amor ch’a nullo amato amar perdona, illustrando un amore che non consente a chi è amato di poter riamare. Il bacio tra Paolo e Francesca, cognati ed entrambi sposati, è quindi complice di un tradimento che non perdona l’amore trasversale. Quello con la a minuscola, che soggiace alle regole sacre e codificate dell’Amore.

tradimento
Gaetano Previati, Paolo e Francesca (1909)

C’è però un’altra interpretazione del verso, che sottintende come, chi sia amato con tanta forza da un’altra persona, non possa che ricambiare l’amore. E qui prende vita il vortice turbinoso del contrappasso, quello che avvolge i suoi amanti con una forza dirompente e drammatica. Come nella rappresentazione che ne dà il pittore divisionista Gaetano Previati, nella sua opera del 1909.

Ma l’angoscia romantica che condividono gli amanti traditori può essere la stessa di due coniugi innamorati senza peccato, il cui amore però si crogiola nel tormento. Parliamo di Oskar Kokoschka e Alma Mahler. Così il pittore russo autoritrae il loro amore nell’opera La sposa del vento, in cui la passione si accompagna alla morte. Sembra quindi che la donna si nutra dell’amore illimitato di Kokoschka, aspirandone la linfa vitale, così da lasciare un corpo quasi scheletrico, ma pur sempre innamorato.

Entrambe le opere vivono in un’atmosfera tetra, dove sia l’amore coniugale che il tradimento sono vissuti con drammaticità. Una componente oscura, ma delicata, che non compare invece ne Il bacio della sfinge (1895) di Franz Von Stuck. In questo caso, la carnalità vorace e famelica del bacio diventa bisogno esasperato.

La Sfinge agguanta la sua peccaminosa vittima in un atto di tradimento, non rivolto alla persona, ma alla delicatezza di un amore cortese che viene sfregiato nella sua innocenza. Così viene raccontato l’atto nella sua variante più comune, quella legata al sesso.

Senza quella sensazione che non mi fa dire • che mi piaci per davvero • anche se non te l’ho detto • perché è squallido provarci • solo per portarti a letto • e non me ne frega niente • se non è successo ancora • aspetterò quand’è il momento • e non sarà una volta sola.

Alex Britti, “Oggi sono io”

Egon Schiele, L’abbraccio (1917)

Ma non sempre il sesso è mero atto compiuto, come dimostra Egon Schiele dipingendo l’erotismo con la tenerezza nell’opera L’abbraccio (1917). La contorsione poetica delle linee e dei corpi intrecciati raccontano così un dinamismo malinconico, che sfugge alle più grevi forme dell’inganno per lasciare spazio solo all’amore. 

Tuttavia il tradimento, stereotipizzato come tabù e atto peccaminoso, è legato alle più svariate forme e condizioni. Dal desiderio solo platonico a quello passionale, dal bisogno temporaneo di fuga all’abbandono definitivo di una relazione ormai morente. Non c’è una causa univoca all’origine di tutto, ma tripartizione tra mancanza di qualcosa, noia e diletto.

Mentre nei primi due casi la responsabilità è condivisa, secondo percentuali differenti, nell’ultimo sopraggiunge un bisogno narcisistico per colmare una debole autostima. In questo caso il traditore sceglie un amante che possa dedicargli i bisogni che gli mancano. Così quest’ultimo diventa un’estensione del partner, in modo che i successi dell’uno diventino automaticamente quelli dell’altro.

Lei diceva “non lo so” • E dopo mi stringeva forte ancora un po’ • E diceva di non prenderla così •nasce cresce poi finisce • E se tradisce ti sarà chiaro che • La vita non è un film

Articolo 31, Non è un film

Come canta J-ax, la vita non è sempre un film a lieto fine. È però una narrazione, che al suo interno raccoglie milioni di potenziali variabili, di cui il tradimento è solo una parte millesimale. Come afferma lo scrittore Frédéric Beigbeder nel suo romanzo L’amore dura tre anni:

C’è prima un anno di passione, poi un anno di tenerezza e infine un anno di noia.

E in questo triangolo altamente deformabile, il tradimento può subentrare o meno. È l’altro lato dell’amore, che agisce con le sue stesse armi. Così come Beigbeder, l’arte e la quotidianità lo raccontano: attraverso la passione, la tenerezza e la noia.