Si pensi al proprio ricordo più bello, alla felicità che ne consegue. Alla spensieratezza che induce a cantare e a ballare, per esprimere la soddisfazione e l’inebriante senso di libertà. Si pensi ora ad un finale inaspettato di questo ricordo, che sovverte completamente la situazione. Il sentimento di malinconia e di vuoto che segue. Ecco la musica di Cogito.

Dunque sono Cogito

Classe ’98 e nato dall’underground veneto, Riccardo vive per scrivere. Artisticamente parlando nasce a soli 14 anni, come batterista di una band di musica Punk anni Novanta. Nel 2017, però, sente l’esigenza di continuare il suo progetto da solista, decidendo di dare un’opportunità ai suoi versi, scritti per necessità. Dopo aver capito che esprime meglio le sue sensazioni mettendo le parole in musica, si avvicina all’indie pop.   

Sentii il bisogno di avere un nome d’arte che potesse rappresentarmi. Volevo che fosse legato alla scrittura, per far capire a tutti che ciò che scrivo non sono semplici giochi di parole. Sono espressione dei miei pensieri. Sono un pensatore, se così ci si può definire. Arrivò così la folgorazione cartesiana: “Cogito ergo sum”, tradotto “Penso, dunque sono”.

Nel 2018 inizia la sua collaborazione con J Milli, voce e sax dei Patois Brothers, che diventa il suo producer, e rilascia i suoi primi brani.

Il primo EP: Come va?

Mentre nella prima metà del 2019 si esibisce sui palchi italiani per aprire il concerti di artisti come Rovere e Coma Cose, a novembre rilascia il suo primo EP Come va? per UMA Records. Si tratta di una raccolta di cinque brani usciti nel corso dei mesi precedenti, il cui senso è tutto racchiuso nello stesso titolo.

Immersi nell’era digitale, la domanda più frequente e quotidiana si è trasformata in mera consuetudine, posta per iniziare una conversazione qualsiasi dietro ad uno schermo. Poi, che il cellulare stia filtrando un sorriso o una lacrima, poco cambia: la risposta rimane la stessa. Questo è motivo di riflessione per Cogito che, proprio come suggerisce il suo nome d’arte, è un artista e pensatore, e la quotidianità fornisce continui spunti opinabili.

Entra nel panorama dell’indie pop con il primo singolo, Cicca e Caffè.

Sei la mia casa ma ho perso le chiavi
Amo quando mi chiami
Ma da me cosa ricavi
Non dico niente, pensieri vaghi
Non so se e come te le cavi.

Oltre all’inevitabile memorizzazione quasi immediata del ritornello, si notano gli efficaci giochi di parole e la freschezza della musica, allegra e ballabile. Prestando più attenzione al testo, però, si svela quella nota malinconica, i ricordi che riaffiorano in un continuo altalenarsi tra momenti in cui si sta bene e altri in cui si sta male.

Un pizzico di sana riflessione

L’EP, tuttavia, non si può dire sprovvisto di brani più lenti e profondi.

Bevo caffè come fosse acqua
Non dormo, mi sento sempre il vento in faccia
Vorrei un tuffo in mezzo al mare
Chissà come sarebbe poi poter volare

E non è oro tutto ciò che luccica
E non è amore se la chiami lucciola
E non è pace se prima o poi c’è una guerra
Una cosa perde il senso quando puoi averla.

Lucciola è il desiderio di qualcosa che sfuma nel momento in cui la si possiede. È la critica di chi non conosce, l’illusione di risolvere i problemi dietro ad uno schermo. Ancora, è la speranza di trovare qualcosa, o sarebbe meglio dire qualcuno, dopo averla lasciata sola.

Sempre sull’onda della riflessione, ma decisamente più allegra e movimentata, è OrMai, in cui Cogito sembra aver capito l’importanza di essere ottimisti. Si tratta di una sorta di carpe diem moderno, concentrare l’attenzione sui piccoli momenti piuttosto che allargare subito lo sguardo all’intera situazione, che porta inevitabilmente un senso di inquietudine.

Il nuovo singolo: Molotov

Quando esce una canzone ci si sente più liberi. “Molotov” è una rivoluzione d’amore che ci renderà più forti.

Annuncia così Cogito sul suo profilo Instagram: “la sorella maggiore di Lucciola, solo più matura”.

 

Il video, girato da Sciukka (Luca Perin), Oraz (Matteo Migliaccio) e Francesco Checchin, rappresenta in maniera semplice la complessità delle emozioni descritte da Cogito nel testo. La scena mostra infatti una riflessione interiore, sull’onda del carattere introspettivo dell’artista, in un luogo che si potrebbe definire onirico, con fumo e luci soffuse.

Una promessa dell’indie italiano

Ancora giovane ed emergente, Cogito si mostra con una gran voglia di far sentire la propria voce e i testi che, ormai, non lascia più chiusi in fogli nel cassetto. Non sembra azzardato, allora, pensare ad una promessa dell’indie pop italiano.

 

FONTI

Materiale gentilmente offerto da Astarte Agency

music.it

rockit.it

CREDITS

Immagini e copertina gentilmente offerte da Astarte Agency