Nell’opera La religione nei limiti della semplice ragione, il filosofo Immanuel Kant afferma che l’uomo nasce con un’inclinazione al bene (Anlage) ma sia contraddistinto anche da una sorta di male radicale (Hang), che lo spinge ad agire secondo i propri bisogni egoistici. A questo punto, però, verrebbe da chiedersi: quanto è grande questo male? Ma soprattutto, siamo davvero tutti inclini a fare del male a prescindere?

Da sempre, per la Chiesa, tutto questo è ricollegabile al peccato originale di Adamo ed Eva. Il passaggio è semplice: i due peccatori sono progenitori di tutti gli uomini, quindi tutti i discendenti saranno automaticamente come loro. L’umanità sembra quindi condannata a nascere con un senso di colpa immenso, che la vede costretta a cedere al male in qualsiasi circostanza.

Anche in musica sono diversi gli artisti che si pongono il dubbio sulla possibilità di nascere inevitabilmente malvagi: vediamo l’esempio di Savages di MARINA, più conosciuta come Marina and The Diamonds.

La nascita di Savages

marina, male radicale

In un’intervista, Marina Diamandis (nota appunto come MARINA) afferma di essere rimasta particolarmente sconvolta dall’attentato alla maratona di Boston nel 2013: è a questo punto che decide di scrivere quello che diventerà uno dei suoi pezzi più celebri, quanto terribilmente onesti.

Per chi non lo sapesse, ogni anno a Boston si svolge una delle più antiche maratone al mondo, che raccoglie a ogni edizione milioni e milioni di dollari in beneficenza. Nel 2013 due fratelli ceceni, Dzhokhar e Tamerlan Tsarnaev, decidono di far scoppiare due bombe vicino al traguardo della maratona. Causano così la morte di tre persone e ne feriscono altre trecento. Il motivo? I due, seguaci dell’Islam radicale erano convinti che gli Stati Uniti stessero dando vita a un complotto contro i musulmani.

Ero così disgustata dal fatto che quelle persone stessero correndo per beneficienza e salvare vite, e poi che ce ne fossero altre che creavano delle bombe per far esplodere quelle stesse persone.

MARINA esprime così la sua reazione alla notizia. La sua insofferenza per l’accaduto si unisce a quella che le causa notare quanti casi di stupri venissero annunciati quotidianamente sui telegiornali, come se fossero all’ordine del giorno. Nasce così, nell’indignazione più totale, Savages.

Uomini, più animali che razionali

Sin dalla prima strofa, il testo di Savages esprime appieno quello che è il pensiero di MARINA sulla natura umana: esisteranno per sempre guerre, omicidi e simili, perché la tendenza a farne è ormai nel DNA dell’uomo. Un vero e proprio manifesto del male radicale. Allo stesso modo, gli esseri umani sono tutti destinati a combattere tra di loro. Come semplici creature selvagge danno avvio a una lotta per la sopravvivenza, secondo un darwinismo che vede i più poveri come i più deboli.

Murder lives forever and so does war / L’omicidio vivrà per sempre, così come la guerra
It’s survival of the fittest, rich against the poor / È la sopravvivenza del più forte, ricchi contro poveri
At the end of the day, it’s a human trait / Alla fine del giorno, è una caratteristica umana
Hidden deep down inside of our DNA / Nascosta in fondo al nostro DNA.

Evidente è poi il riferimento all’attentato terroristico a Boston, che ha segnato a vita centinaia di persone provenienti da tutto il mondo.

One man can build a bomb, another, run a race / Un uomo può costruire una bomba, un altro correre una gara
To save somebody’s life and have it blow up in his face / Per salvare la vita di qualcuno, e vedersela esplodere in faccia.

MARINA arriva quindi alla conclusione che l’uomo le faccia più paura di qualsiasi divinità esistente, per poi però chiedersi se davvero l’inclinazione a far del male sia puramente una caratteristica umana. Conclude che gli uomini sono creature imprevedibili, pensanti, ma che possono contraddirsi in qualsiasi momento e compiere anche gesti ritenuti impensabili. Come afferma nel ritornello, in fondo siamo tutti dei selvaggi che non potrebbero mai sottostare al controllo totale della ragione. Cerchiamo di nasconderci sotto convenzioni sociali, ma la sostanza non cambia.

Underneath it all, we’re just savages / In fondo siamo solo dei selvaggi
Hidden behind shirts, ties, and marriages / Nascosti sotto camicie, cravatte e matrimoni.

Un’ulteriore riflessione

Verso la fine del brano, MARINA si apre a un ultimo dubbio: date le notizie di tragedie e crimini gravi sempre più frequenti, è l’uomo a compierne di più? Oppure se ne sente parlare solo perché si ha più preoccupazione per la nostra realtà?

Were we born to abuse, shoot a gun and run / Siamo nati per abusare, sparare e correre
Or has something deep inside of us come undone? / O qualcosa in fondo a noi si è rotto?

Sta di fatto che più si sentono notizie di questo tipo, più si è portati a esserne desensibilizzati, senza percepire il reale pericolo che si sta vivendo. Basti pensare alla cultura dello stupro, a come questo sia ormai quasi normalizzato all’interno della nostra società. È un’abitudine pericolosa, che spiega i circa 379 milioni di donne nel mondo che solo nel 2018 hanno subito violenze fisiche e/o psicologiche da parte del partner. I dati relativi alla questione sono altrettanto agghiaccianti, ma forse lo è ancora di più il fatto che siano ancora molti i passi da fare per migliorare la situazione. Ancora di più, il fatto che ci sia chi continua a creare disparità fra i generi, come se non fossimo tutti esseri umani.

Ovviamente MARINA non ha intenzione di condannare tutti a una condizione di angoscia perenne, creando un inutile terrorismo psicologico: come lei stessa afferma, cerca solo di renderci consapevoli del fatto che l’uomo sia capace del peggiore dei crimini, così come della più grandiosa opera d’arte. Sta poi a noi capire a fondo la nostra natura e provare a controllarla, conoscendo i nostri limiti e potenzialità. Forse, se imparassimo a conoscere il male in noi per davvero, saremmo un po’ meno selvaggi.