In questo periodo in cui siamo tutti in quarantena, costretti a stare a casa per la nostra salute, il mood generale è quello di alzarsi la mattina con il nostro caldo pigiama e non toglierlo per tutta la durata della giornata. L’hashtag #iorestoacasa è azzeccato, ma per molte persone, probabilmente, sarebbe più giusto aggiungere, sì, ma con il pigiama: #iorestoacasaconilpigiama!

Ma le persone che tanto amano questo capo, conoscono la sua storia?

L’indumento che oggi viene chiamato pigiama, non è nato con lo scopo che ha oggi. Il pigiama nasce probabilmente già nell’Impero Ottomano.
Probabilmente giunge dall’India; il termine però deriva dal persiano, pay-jame, e significava “indumento per coprire le gambe”, ossia un paio di pantaloni molto larghi, che venivano utilizzati sia dagli uomini che dalle donne, insieme ad una sorta di tunica per la parte superiore del corpo. Nel 1700, quando l’India venne colonizzata dai popoli inglesi, che ne usavano e vendevano le stoffe, il pigiama cominciò a diffondersi anche in Europa. Nel secolo successivo invece, questo tipo di indumento assunse il ruolo che ha nella società odierna, cominciò ad essere utilizzato come indumento per dormire, soprattutto dagli uomini, che così smisero di utilizzare la classica camicia da notte. Quando venne messo sul mercato, fu proposto in tantissimi modelli differenti; solitamente il modello cambiava a seconda del tessuto utilizzato per fabbricarlo: se il tessuto era spesso, come la lana, erano usati modelli molto semplici ed essenziali, mentre se il tessuto era leggero, venivano confezionati modelli più elaborati e raffinati a livello estetico.
Tra le classi dirigenti dell’aristocrazia era molto diffuso il pigiama in seta, mentre le classi sociali inferiori utilizzavano modelli in cotone, qualche anno dopo vennero invece messi in commercio modelli estivi, in tessuti leggeri, con le maniche corte e pantaloni corti, sopra il ginocchio.

NELLA MODA
Verso gli anni trenta, i maestri della moda e la famosa Coco Chanel hanno iniziato ad indossare i pigiami maschili di seta come vestiti da tutti i giorni per le strade e, così entra a far parte anche di quel mondo, così raffinato.
Inizialmente viene indossato per sostituire i costumi da bagno, successivamente, invece diventa una vera dichiarazione di anticonformismo, sia per le case di moda all’avanguardia che per il mondo dell’arte.
Una delle case di moda più coinvolte è Dolce&Gabbana, che sperimentando il pigiama nella moda e sulle passerelle, lo rende una sorta di dichiarazione di stile, controcorrente rispetto a ciò che si vedeva normalmente. Nella collezione del 1989-1990, infatti lancia due pigiami stampati in seta, destinati poi a non scomparire mai definitivamente. Così facendo l’indumento, negli anni successivi, continuerà ad apparire sulle passerelle delle migliori collezioni di questo marchio, ma anche di altri.
Il look poi, ha continuato ad avere successo in ambienti di tendenza e tutti ne volevano indossare uno.

Con l’arrivo della guerra, come altri capi della moda, perse importanza, ma fu ripreso ancora una volta negli anni Settanta, con stilisti come Ozzie Clarke, maestro di stampe, kaftani e pigiami.
Nella collezione del 2016 sempre di Dolce&Gabbana viene usato nella sfilata come un capo esterno minimal ed indispensabile, grazie ai suoi raffinati tessuti e alle stampe adatte a qualsiasi occasione, molto classiche, come righe, pois e fiori, perfetto come soprabito.

L’elemento distintivo di questo capo è la manifattura, fatta apposta per ricordare la sartoria maschile usata in passato.

Il pigiama è il miglior amico di questo periodo, stando attenti però a non abusarne, per non perdere la routine quotidiana.

FONTI

Dolcegabbana

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Focusjunior.it

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