L’amore è da sempre il sentimento più inflazionato nei testi musicali di tutti i generi. Infatti è in grado (forse più delle altre emozioni) di distruggere, creare, rigenerare. Mecna è il rapper che più di tutti mette l’amore al centro dei suoi testi, dandogli voce in mille modi diversi.

Corrado Grilli nasce a San Giovanni Rotondo nel marzo del 1987, si laurea allo IED di Roma con un bel 110 e lode. Diventa poi un grafico e inizia così a disegnare le copertine di vari dischi e lavora a diversi progetti musicali. Quel lavoro che Mecna non ha mai deciso di lasciare, perché gli permette di vivere (economicamente e non): è così che arriva a dire di avere qualcosa da raccontare nelle sue canzoni. Nel lontano 2000 insieme a Lustro e Totò Nasty forma i Microphones Killarz. Dopo anni di gavetta e due album, Mecna entra a far parte del collettivo Blue Nox insieme a Kiave, Ghemon, Macro Marco e Hyst.

Nel 2012 inizia a farsi spazio il Mecna che conosciamo: pubblica infatti Disco Inverno, che conquista gli addetti al mestiere. Grazie a questo disco vincerà la Targa Giovani MEI 2.0 come Miglior Solista. Nel 2015 esce Laska, due anni dopo Lungomare Paranoia, nel 2018 Blue Karaoke e infine nel 2019 l’album con Sick Luke, Neverland, che gli regalerà un successo mai raggiunto precedentemente.

Mecna ha dichiarato tante volte di non sentirsi a suo agio con la maggior parte dei colleghi, infatti nella sua Non Dovrei Essere Qui racconta:

Dicono “Mister”, dicono “Fra’”, dicono “Frate”
Mi salutano di brutto alle serate
Come se avessimo mai mangiato insieme o fatto pace
Quei pezzi contro chi li fate?
Yeah, a disagio come molti altri rapper
Ma il mio disagio è stare con gli altri rapper.

Mecna si emargina volontariamente: ha il fascino del bravo ragazzo e una vita normale. Quando si ascoltano i suoi pezzi, si nota quanto per lui la musica sia uno sfogo, una necessità: ha solamente trovato nel rap il modo per incanalare le sue emozioni e i suoi pensieri, che non hanno niente a che fare con il rap duro e crudo. Mecna racconta la vita di un ragazzo normale, che ha lasciato l’amata Puglia per fare l’università a Roma e poi trasferirsi a Milano, racconta la sua passione per il freddo nord (che possiamo trovare in Akureyri, per esempio). È cresciuto in un contesto agiato, da una famiglia che gli ha dato una vita dignitosa, non viene di certo dalla strada.

Introspezione e freddo

Mecna è spesso cupo, la sua discografia è perfetta per piangere dopo una rottura. Eppure è quella tristezza sana, che fa crescere, non è niente di catastrofista, ma permette di riflettere sulle debolezze della propria personalità.

Il suo mood è riconoscibile e fa innamorare: siamo scappati con lui in Islanda dopo una rottura, ci siamo trovati davanti a un laghetto ghiacciato ascoltando Pace. Ci lasciamo trasportare – e convincere – dalle sue parole:

E rimaniamo a guardarci come se fossimo
Liberi di andare via in un attimo
Scappi prima tu o sparisco io? Non siamo niente io e te
E rimaniamo a parlarci senza le sillabe
Mangiarci le unghie, le mani e fingere
Di essere più forti e andare via, non siamo niente io e te.

Pace profuma di silenzio, di una strana armonia forzata in quei momenti in cui si vorrebbe solo mettere la testa sotto la sabbia e dimenticarsi del mondo. Anche se lui sostiene di essere metereopatico al contrario: il freddo lo rallegra. Eppure, non sembrerebbe affatto.

Mecna è triste anche il giorno del suo compleanno perché odia i regali che riceve, odia essere al centro dell’attenzione (anche se poi sta sul palco a denudarsi), odia rispondere al telefono ed è anche costretto a sorridere. Non se la sente di festeggiare, ma si rende conto che il tempo sta volando e ripercorre così dei momenti della sua adolescenza.

L’amore secondo Mecna

L’amore nei suoi testi è spesso il tema centrale: un amore visto da tanti punti di vista diversi, dalla scappatella che racconta nella meravigliosa Il tempo non ci basterà alla provocante Faresti Con Me, in cui racconta le dinamiche scherzose di un rapporto amoroso che non si è ancora trasformato in una relazione:

Ti leverei le mutande mentre proviamo a dirci
Che ci è sfuggita la situazione di mano e forse è meglio non sentirsi.

Corrado non può fare a meno di innamorarsi, sembra quasi che gli piaccia soffrire. Ci ha fatto piangere soprattutto con 31/07 (che ha scatenato un sequel facendo uscire poi 31/08 e 31/09), che è quasi stanco di cantare ai live, ma a cui il pubblico è troppo affezionato:

E quando parti?
Poi dove vai e quando torni, quanto manchi?
Quand’è che torni di preciso?
Quanti giorni, che hai deciso?
Dove dormi, quanto manchi?
Quanto manchi.

Ai suoi concerti non si salta, ci si deprime e si va a casa pensando al fidanzatino che ti ha lasciato in quarta elementare. Non ha hit da sfoderare per far esaltare il pubblico, ha piuttosto un’introspezione rara e riesce a dare voce a momenti bui in cui la maggior parte delle persone non ha neanche le parole per esprimere il dolore che si sta provando. Oltretutto, Corrado è riuscito persino a farci piacere l’autotune di cui lui fa largo uso, ma che si sposa perfettamente con le sue melodie. Mecna non sarai Superman, ma siamo pazzi di te.


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