Al Green Data Center di Ferrera Erbognone in provincia di Pavia è stato inaugurato un nuovo supercalcolatore, l’HPC5, un supercalcolatore per la ricerca dell’efficienza energetica, frutto del connubio tra innovazione e sostenibilità. Noto anche come High Performance Computing-layer 5. È un cluster di calcolo, un insieme di computer che collaborano per moltiplicare le prestazioni complessive.

Ma ad incuriosirci, in primis, sono le sue caratteristiche. Ha una massa di 52 tonnellate (9 elefanti), la sua memoria RAM potrebbe contenere cento volte i volumi dell’intera Biblioteca Nazionale di Firenze, le sue schede grafiche potrebbero far visualizzare un videogioco da altissima risoluzione su uno schermo più ampio dello stesso campo di San Siro. La sua intelligenza è tale da poter pilotare 357 auto a guida autonoma contemporaneamente, raccogliendo dati per due mesi.

Il Green Data Center, inaugurato nel 2013, sarebbe stato il centro di elaborazione sia della gestione che delle simulazioni sismiche. A un anno dall’apertura, viene introdotto il primo supercalcolatore, l’HPC2, da una struttura innovativa, la cosiddetta “hybrid cluster architecture” (basato su acceleratori di calcolo operanti insieme ai tradizionali processori). Ci vorranno 4 anni affinché avvenga il debutto della più potente infrastruttura al mondo a livello industriale, quindi l’HPC4, con una performance di picco pari a 18,6 PetaFlop/s.

Arriviamo ai giorni nostri e celebriamo un’importante scoperta. La sua potenza è tre volte superiore al suo predecessore, l’HPC4. Per la precisione la sua potenza di picco è di 51,7 PetaFlop/s (52 milioni di miliardi di operazioni matematiche al secondo). È divenuto uno tra i dieci supercalcolatori più potenti al mondo; ed il primo non governativo.

Ma ha anche un’importante particolarità: è il computer più green al mondo. Infatti, il suo consumo di energia elettrica è bassissimo, diventando il primo al mondo per risparmio energetico. Si pensi semplicemente al fatto che un solo Watt di elettricità può permettere di calcolare quasi venti miliardi di operazioni al secondo. Ma non è solo questo a renderlo “speciale”.

Le sue ottime prestazioni permettono di raccogliere informazioni geofisiche e sismiche in tutto mondo, per poi processarle. Tutto ciò al fine di elaborare modelli del sottosuolo tanto dettagliati da poi individuare cosa si nasconda a km di profondità. Un esempio, o meglio dire un importante risultato, è stata l’individuazione del più grande giacimento a gas mai localizzato nel Mediterraneo: Zohr.

Infatti, la frontiera dell’esplorazione si è ormai spostata verso luoghi sempre più lontani e nascosti da quelli consueti. La domanda di energia mondiale sta richiedendo risposte veloci, così, l’industria energetica si è spostata verso il sottosuolo. HPC5 permette di aumentare la precisione negli studi delle rocce sotterranee, diminuendo così il cosiddetto “time-to-market”. I Big Data si confermano così strumento per velocizzare processi di ricerca e di sviluppo di fonti energetiche.

La sua memoria è il tesoro di Eni. Custodisce infatti tutti i dati di tutte le esplorazioni e di tutti i giacimenti localizzati da Eni, nei suoi settant’anni di storia. Tuttavia, non siamo qui a parlare del passato, ma del futuro. Infatti, principale funzione del supercalcolatore è quella di riprodurre modelli tridimensionali del sottosuolo con una superficie di migliaia di metri quadrati. Ciò permette l’individuazione degli idrocarburi. I giacimenti vengono poi modellati dai geologi grazie l’utilizzo del supercalcolatore, al fine di ottimizzare lo sfruttamento.

Non solo. Stiamo vivendo una transizione energetica che coinvolge tutti e tutto, persino l’HPC5. Questo infatti, non solo ha un impatto positivo sulla sostenibilità, riducendo ogni spreco di energia, data la possibilità di implementare i processi di ricerca e rendere più efficiente lo sfruttamento dei giacimenti.

Sarà anche parte integrante della transizione verso la low-carbon economy. Un esempio, è l’impiego che Eni ne ha fatto per la realizzazione di modelli matematici avanzati, che combinano informazioni meteo-marine con quelle riguardi le tecnologie cosiddette Marenergy (Power Buoy e ISWEC), producenti energia elettrica dal moto ondoso. Si ricordi infatti che il mare fornisce l’uomo di una forma di energia a zero emissioni. Un’energia che, seppur costante, resta inutilizzata. È obiettivo dell’Eni riuscire a sfruttare il movimento delle correnti marine per generare elettricità sufficiente per il funzionamento delle sue piattaforme offshore, presso le isole italiane.

Eni Green Data Center si conferma così, con il suo supercalcolatore per la ricerca dell’efficienza energetica, uno dei più moderni centri di calcolo al mondo, e l’ennesima eccellenza della storia dell’innovazione sul suolo italiano. L’ennesimo esempio di come innovazione e sostenibilità potranno condurre al raggiungimento degli importanti traguardi, ormai fissati dalla nostra generazione.


 

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