Ciò che non vediamo solitamente ci fa più paura. Le cose a cui non sappiamo dare forma sono quelle più subdole, perché non si manifestano chiaramente davanti ai nostri occhi. È altrettanto vero però che, spesso, ciò che non vediamo viene definito come inesistente. Sicuramente è molto più semplice etichettare in questo modo tutto ciò che si nasconde ai nostri occhi, ma che ci comunque c’è. Ci sono malattie che non si vedono, non sono messe in evidenza da alcuna lastra, eppure da qualche parte si annidano. Si nascondono proprio nel centro di controllo del nostro corpo: il cervello. Una di queste malattie è l’anoressia.

In un periodo in cui l’attenzione è focalizzata sul Coronavirus, è importante parlare anche delle vittime di altre malattie. Lorenzo Seminatore si è spento qualche giorno prima dello scoppio del panico generale per il Covid-19. La causa della sua morte è proprio l’anoressia. Quest’ultima rientra tra i disturbi del comportamento alimentare (DCA). L’elemento che la contraddistingue è la paura ossessiva di ingrassare che porta al rifiuto del cibo. Spesso questo atteggiamento è il risultato del tentativo di omologarsi ai modelli proposti dalla società. Questi saltano all’occhio semplicemente aprendo un qualsiasi social o rivista di moda: ragazze magre, che si impongono diete restrittive e che esaltano la loro fisicità spesso ricorrendo a  ritocchi nelle foto.

Ciò che spesso viene scarsamente considerato, è che l’anoressia colpisce anche i ragazzi, seppur con una percentuale molto inferiore rispetto alle ragazze. La morte di Lorenzo Seminatore ne è la prova. Lorenzo è un ragazzo di vent’anni residente a Torino, che all’età di 14 anni decide di iscriversi al Liceo Scientifico. È proprio in questo periodo che iniziano i problemi: il ragazzo si rifiuta di mangiare, e la situazione peggiora sempre più. Diversi specialisti lo prendono in analisi, e la rivelazione scioccante che Lorenzo fa ad uno di essi è: “Non mangio perché così so che prima o poi muoio”. Il ragazzo infatti ammette di non avere il coraggio di salire le scale per buttarsi. Dopo due anni di cure senza apparenti risultati, i genitori decidono di ricoverarlo in una clinica privata in Valle D’Aosta, a Brusson. “È tornato a sorridere”, racconta la madre.

Dalla clinica inoltre si tiene al passo con il programma scolastico, che i professori si premurano di fargli avere, recandosi a Brusson per interrogarlo. Piano piano avviene il ritorno alla normalità, Lorenzo torna a casa, con 20 chili in più, e riprende a uscire con gli amici. L’incombere degli esami di maturità però peggiora le cose, finché la situazione precipita con l’inizio dell’università. Prima si iscrive a Filosofia, poi a Scienze della Comunicazione, e infine decide di smettere di studiare, dedicandosi a una nuova passione: la musica. Inizia a scrivere canzoni che pubblica su YouTube e Spotify. Dai testi traspaiono le sue paure e inquietudini ma anche i suoi sogni e desideri. Una volta diventato maggiorenne, Lorenzo smette di curarsi; quando lo ricoverano, firma per essere dimesso. I genitori sono impotenti di fronte alle sue decisioni, e lo vedono spegnersi lentamente senza poter fare nulla.

Adesso che il figlio non c’è più, non resta loro altro che raccontare la sua storia per cercare di sensibilizzare il prossimo circa questo tema tanto delicato. In particolare, il loro obiettivo è quello di creare maggiore consapevolezza e spronare alla creazione di strutture d’assistenza. Secondo i genitori sarebbe fondamentale affrontare questa malattia partendo dal punto di vista legislativo, mettendo mano alla normativa. Negli ospedali in cui ricoveravano Lorenzo, ci si limitava ad attaccare il ragazzo a flebo di potassio, per poi rimandarlo a casa in attesa del ricovero successivo. Le proposte dei genitori sono progetti di prevenzione nelle scuole, investimenti e percorsi di sostegno per le famiglie.

L’anoressia infatti è una malattia, è bene ripeterlo. E come tale è giusto predisporre mezzi per prevenirla e riconoscerla. Troppo spesso ragazze molto magre vengono apostrofate con l’appellativo “anoressica”. Questa parola nella società di oggi viene utilizzata a sproposito, e questo mette in evidenza il livello di disinformazione circa i disturbi del comportamento alimentare in generale. Ci sentiamo sempre in diritto di giudicare gli altri, non perdiamo mai occasione di esprimere la nostra opinione sull’aspetto fisico di qualcuno, ed è questo in molti casi il colpo di grazia. C’è chi per una semplice battuta cade nel baratro, e solo con una grande forza di volontà si riesce a uscirne.