Inman Balis, moderno Odisseo

La mente rivolta ad Ulisse, il cuore alla macchina da presa. È il 2003 quando il regista Anthony Minghella dà vita a una delle interpretazioni più moderne del celebre poema omerico. Ritorno a Cold Mountain, tratto dall’omonimo romanzo di Charles Frazier, racconta la storia di Inman Balis (Jude Law), un uomo logorato dalla guerra di secessione, sorretto dall’unica speranza di un ritorno a casa, alle foreste della Carolina del Nord, al piccolo villaggio situato nella regione montuosa di Cold Mountain.

Questo mondo è diventato un ammasso di merda. Dicono che la guerra sia una nube sulla terra, ma che tempo fa l’hanno deciso loro e ora se ne stanno sotto la pioggia a dire “ancora piove”. 

Ad aspettarlo la dolce Ada Monroe (Nicole Kidman), fragile ma caparbia. Delicato giunco provato dal gelo della lontananza e da un inverno di dolore che tenta di piegarla. A unirli, il ricordo di un bacio. La promessa di un amore che non ha avuto il tempo di sbocciare.

Il viaggio, gli ostacoli e il Bene

Il ritorno, il nostos. Un viaggio mai facile. Miriadi di difficoltà si stagliano sul cammino del moderno Odisseo, dal fango della guerra ai verdi boschi di casa. Nessuna sosta nella terra dei Lotofagi. Nessun incontro con Ciclopi o mostri marini. Nessuna divinità ad opporsi o impedire il passaggio.
Gli ostacoli di Inman hanno volto umano. Un volto corrotto dall’interesse, dalla violenza, dai colori di una divisa o, semplicemente, dalla sporca malvagità.
Spietati soldati nemici, cacciatori di disertori, amorali uomini di fede. È questa la sporcizia, il  groviglio di cattiveria che separa Inman dalla dolcezza della sua donna. Una dolcezza che sembra però riflettersi in alcuni rari echi di bene e misericordia. Una giovane donna e un’anziana signora. Freschi ruscelli di bontà attraverso l’oscura selva della follia umana.

Ada Monroe,  Penelope in attesa

Da un lato il viaggio, dall’altro l’attesa. Il desiderio di ritorno di Inman si specchia nella logorante vita di Ada, sospesa tra la paura della perdita e il timore di una vana illusione. Ada non sa. Vive nell’inquietudine di un amore troppo distante, di una felicità che sembra da tempo averla abbandonata.
Un destino che appare crudele. Segnato non da una tela da filare, ma da una fattoria troppo grande da gestire. Segnato dall’intramontabile perfidia umana. La perfidia di moderni Proci approfittatori, bestie che godono della altrui disgrazie. Un destino gramo che pare montagna insormontabile ma che, inaspettatamente, riesce a intrecciarsi con il Bene.

Se state combattendo, smettete di combattere! Se state marciando, smettete di marciare! Tornare da me. Tornate da me!

Ruby, raggio di sole e angelo custode

Lei si chiama Ruby Thewes (Renée Zellweger). È una ragazza fuori dal comune. Una ragazza forte, brontolona e con un carattere di ferro. Una vagabonda, un angelo scorbutico inviato dal cielo per sorreggere Ada. Ritorno a Cold Mountain presenta un personaggio nuovo, lontano dalle pagine del mito, solo parzialmente assimilabile alla fida Euriclea. Ruby e Ada. Un‘amicizia, un rapporto vero, una boccata d’aria fresca. Due donne, l’una l’opposto dell’altra, complementari e unite nella disgrazia. Ruby Thewes è uno schiaffo al mondo della guerra, della povertà, della disperazione. Una donna che non è disposta ad arrendersi, forgiata dalla vita, sempre pronta a mettersi in gioco. Un raggio di sole a illuminare la vita di Ada, l’aiuto insperato per provare a ripartire o, quantomeno, a sopravvivere.

Il pozzo: specchio e catabasi

Infine il pozzo. Il vecchio pozzo dei vicini di casa di Ada. Lo specchio d’acqua quasi sovrannaturale. La voglia di risposte, la paura dell’avvenire. Le emozioni di Ada, i suoi occhi, la folle smania di conoscere. Lo sguardo nel pozzo attraverso lo specchio è una catabasi disperata. Il tentativo estremo di un incontro con il futuro; con un novello Tiresia che sappia rispondere ai quesiti di una donna angosciata. Un ponte verso quanto ancora deve accadere. Una strada colma di insidie e una donna che vacilla. Lo spettro di una conoscenza tanto agognata quanto allontanata, segnata dalla possibilità di un nero avvenire.

Ho guardato un’altra volta nel pozzo di Sally, ma non ho visto nulla che mi potesse tormentare: solo nuvole, nuvole e poi il sole. 

Tutti noi torniamo a casa. Viaggiamo, esperiamo, spinti dalla necessità o dal desiderio di conoscere noi stessi. Ma ogni uomo ha la sua casa, un luogo a cui fare ritorno o semplicemente da ricordare quando tutto, intorno a lui, è oscuro.

Il ritorno, topos della mitologia

Una guerra logorante. Morti. Inganni. False promesse. Un ideale ormai dimenticato, sepolto nella polvere, madido di sangue. La speranza. Un filo sottile teso fra la disperazione e l’immagine di casa. La fugace illusione di salvezza capace di scaldare il cuore degli uomini.
La leggenda ha saputo consegnare racconti di ogni genere. Tra questi spicca il “nostos”, il viaggio di ritorno. E nessuno degli antichi eroi ha vagato per i mari quanto Ulisse, per dieci lunghi anni in cerca di un anelito d’amore patrio.
Un mito inciso a fuoco nel secondo poema omerico. Un mito che ha attraversato i secoli, giungendo a lambire le dolci coste della letteratura per poi ispirare, nella sua essenza, la musa della settima arte.

Viaggio e Attesa. Bene e Male. Speranza e paura. Presente e futuro. Ritorno a Cold Mountain è una pellicola che vive di eterno contrasto binomiale. Un film crudo, spietato, ma anche dolce e a tratti rassicurante. Un progetto acclamato dal pubblico e dalla critica; apprezzato per il suo realismo e per le ottime interpretazioni di un cast stellare. Jude Law, Nicole Kidman, Renée Zellweger (premiata con l’Oscar), Donald Sutherland, Natalie Portman, Philip Seymour Hoffman e non solo. Tessere di un puzzle struggente. Un puzzle che conserva l’antica memoria della mitologia. Un puzzle che è specchio del passato e ponte verso il futuro.

Un viaggio attraverso i secoli e la malvagità dell’uomo, alla ricerca di un amore e di una terra conosciuta. Un viaggio attraverso i secoli per tornare a Casa.