L’amore per Dio supera l’amore che si prova per un altro essere umano? L’amore è intrinsecamente legato alla religione: amare Dio e amare gli altri come se stessi è una legge esemplare del Cristianesimo. Si può però amare una persona che ha credo, Dio e precetti differenti? Il Dio in cui gli uomini credono ha donato la libertà di aprire il proprio cuore a chi è diverso, e nel grande magma della diversità rientra anche chi crede in divinità differenti.

Anche Torquato Tasso, nella sua Gerusalemme Liberata, pone il crociato Tancredi contro l’amata guerriera musulmana Clorinda, che sarà uccisa proprio da lui. In questo caso si parla non solo di un poema epico cavelleresco, ma di un’opera scritta negli anni della Controriforma. Oggi come sono vissuti i rapporti tra due amanti che praticano religioni diverse?

Esistono quindi coppie “miste”? Riescono un cattolico e un musulmano a vivere il proprio amore senza i condizionamenti religiosi? A questo grande interrogativo ha risposto, nel 2017,  Rania Ibrahim con il suo libro Islam in Love. 

Il romanzo racconta la storia di Laila, ragazza anglo-araba di fede musulmana, e Mark, non musulmano e figlio di un politico conservatore leader del partito di estrema destra di Dover. Nonostante la storia si svolga nel Regno Unito, Rania Ibrahin porta in scena la storia sociale delle ragazze musulmane che vivono in Italia, concentrandosi soprattutto sulle condizioni delle ragazze che vivono in periferia e collegandosi strettamente all’hinterland milanese, dove Rania vive con suo marito.

Laila insegna che non devi sentirti meno religioso se hai dei desideri sessuali, se vuoi sposarti con un uomo non musulmano o, mi viene da aggiungere, se sei omosessuale. La religione deve farti stare bene, non emarginarti.

Rania oggi ha quarantatré anni e, alla pubblicazione del suo libro, raccontò il tragico momento in cui, a soli ventidue anni, disse alla propria famiglia di amare un uomo di fede diversa. Fu un momento così tragico che la famiglia decise di ritornare in Egitto per alcuni giorni. Tuttavia, il futuro ha dato risposte diverse, creando unione e armonia in una famiglia mista.

Quando a 22 anni ho detto a mia mamma che mi ero innamorata di un non musulmano mi hanno risposto: Perché ci hai fatto questo? Come racconta la mia vita e come ho provato a scrivere nel libro ci si deve dare la possibilità di conoscersi: oggi, mia madre adora mio marito e, se litighiamo, cerca sempre di difendere suo genero.

Altre testimonianze di coppie, su diversi giornali come il Guardian o il sito web Insider, hanno messo in evidenza un fenomeno importante che incide sulla vita relazionale dei giovani che affrontano la scelta di amare indipendentemente dalla religione: l’impatto della famiglia.

I giudizi delle famiglie delle controparti interessate agiscono spesso come forze centrifughe, tanto da non renderne i componenti capaci di stabilire il giusto grado di separazione tra libertà (dei figli), amore e religione. Così come è evidente nella storia raccontata da Zafira e Mikhail, due russi di religione musulmana e ortodossa che hanno affrontato le difficoltà imposte non solo dalla religione e dai credo diversi, ma anche dalle rispettive famiglie contrarie a questa unione. Tuttavia, l’amore è capace di superare anche queste frontiere.

Sul sito Insider, la cristiana Nekisha Michelle Kee, proprietaria di Ultimate Match Agency, ha condiviso la sua storia con il marito di religione musulmana Doyenne, dando dei suggerimenti per vivere al meglio la vita di coppia tra persone con religioni diverse:

1. Decidere cosa funziona per entrambi: quando e come pregare, rispettare gli alimenti  consentiti dalle religioni scelte, prendersi la libertà di essere e credere in ciò che fa stare bene il singolo.

2. Pregare insieme: condividere il momento della preghiera è importante.

3. Condividere la propria spiritualità: scambiare pareri, opinioni e punti di vista su argomenti teologici.

4. Ascoltarsi: ogni coppia ha come tassello primario l’ascolto. Ascoltarsi e ascoltare il partner rientra nei sani principi di una relazione. Quando si ha a che fare con un partner che ha credenze diverse, ascoltare le proprie esigenze è segno di grande rispetto.

5. Smettere di sottolineare le differenze: apprezzare e imparare dall’altro, creare una propria cultura religiosa in cui divertirsi e rispettare le abitudini dell’altro.

Uno stato esemplare in questo senso è il Canada che, secondo una ricerca del National Household Survey del 2011, si è classificato tra i primi posti come paese in cui le persone rifiutano le opinioni tradizionali riguardo all’accoppiarsi esclusivamente con altri dello stesso credo, e dunque si presentano sempre più spesso relazioni inter-religiose (per il 4,6% della popolazione). In un mondo globalizzato dove si abbattono le barriere gender, etniche e culturali, in cui si lotta per la libertà e l’uguaglianza, può la religione porsi come un limite per la libertà dell’amore?