Prima è stata Izabella, poi Marla, infine ora è la volta di Naomi. Sono i nomi di alcune ragazze che in rete è facile trovare sotto l’appellativo di “anti-Greta”, con riferimento alla nota giovane svedese che si batte per il clima. Loro invece si battono con ideali del tutto differenti, ma con un fattore comune: una certa vicinanza – ideologica e non solo – all’estrema destra.

Izabella e Marla

Un anno fa è saltata agli onori della cronaca la svedese Izabella Nilsson Jarvandi, allora quindicenne. Non nasconde il suo legame con il partito populista di destra Alternativ för Sverige (Alternativa per la Svezia). Sui suoi canali social si definisce nazionalista e pro-tradizione, si batte contro l’immigrazione e contro la “teoria gender”. Attualmente solidarizza con la guardia costiera greca (con tanto di hashtag #TeamGreece) che sta respingendo i migranti dalla Turchia con colpi di fucile e bastonate. 

Sono queste le vere battaglie. Il clima? Un arma di distrazione di massa.

Pochi mesi dopo l’attenzione si sposta dalla Svezia alla Germania, con un altra quindicenne. Si chiama Marla ed interviene durante un convegno del partito di estrema destra Alternative für DeutschlandIl suo discorso è incentrato ancora sul tema immigrazione e presenta questo fenomeno in termini quasi apocalittici: i giovani, specie le giovani, non possono muoversi in modo “libero e spensierato” per le strade della città per paura di subire violenze dagli immigrati. Non si sentono al sicuro nemmeno nei centri commerciali e nelle scuole. All’ipotesi che la molestia venga da un malintenzionato tedesco, Marla prontamente ribatte che:

Il punto non è chi potrebbe farlo, ma chi lo sta facendo.

Insomma, i delinquenti sono solo stranieri, almeno nella sua cittadina di Cottbus.

Naomi Seibt

Rimaniamo in Germania. L’ultima ad aver ricevuto l’aura di “anti-Greta” è Naomi Seibt. Sul suo canale Youtube troviamo video in cui invita le persone a riflettere sul clima e l’allarmismo connesso. Rigetta l’etichetta di climate denier e si definisce piuttosto una climate realist: non vuole negare nulla, bensì essere realista. 

E la realtà sarebbe che i modelli climatici finora elaborati sono fallaci: dunque non ci sarebbe motivo di allarmarsi e tramutarli in politiche reali tanto consistenti. Naomi accusa quindi Greta di non parlare di scienza, e alla fine bolla la scienza stessa come imprecisa e inaccurata (“fictional science”).

L’uomo sopravvaluta il proprio potere, se crede che la sua cannuccia di plastica possa avere un qualche effetto significativo sul clima.

La ragazza, infine, afferma anche che non bisognerebbe dare credito ad una ragazzina, e che ciò vale tanto per Greta quanto per se stessa. Lei vuole semplicemente dire la sua, in nome della libertà di pensiero e parola.

Tutto questo non riguarda la scienza, ma la politica! Riguarda l’oppressione dello scetticismo, della libera scienza e del libero pensiero – è questo che dobbiamo combattere! E tutti venerano Greta. Una ragazza giovane e innocente, ma anche completamente immatura e ignorante, di cui ci si sta approfittando per i perfidi programmi dell’Isteria climatica.

Conclude il suo intervento dicendo di non essere contro la natura, ma a favore della scienza, delle politiche ambientali ragionevoli e soprattutto “pro-human”.

Cortocircuito

Peccato che però la scienza dia ragione a Greta. In molti altri articoli ne abbiamo parlato anche noi dello Sbuffo.

Il consenso sul cambiamento climatico è prossimo al totale della comunità scientifica, attestandosi ben al di sopra del 90% di tutti gli scienziati al mondo.

Inoltre, queste ragazze non hanno un seguito paragonabile a quello della Thunberg. Izabella ha 11.400 followers su Instagram e poco meno di 7300 su Twitter. Naomi ha un canale Youtube con 78.600 iscritti e video tra le 20 e le 50mila visualizzazioni, eccezion fatta per un paio che superano le 100mila. Greta viaggia sui 10 milioni di follower su Instagram e i 4 milioni su Twitter (non ha invece un canale Youtube). 

Da dove viene quindi questo presunto fenomeno?

Probabilmente dal tentativo dei negazionisti – e della destra in generale – di dare un volto alle loro istanze che si potesse confrontare con quello tanto fortunato di Greta Thunberg.

Un volto che è stato creato a tavolino per questo. Sono stati media di destra stessi infatti ad indicare ragazze “anti-Greta”. Una sorta di propaganda, in fin dei conti. Naomi, in particolare, ha l’appoggio dell’Istituto Heartland, un think tank americano che difende le posizioni scettiche o negazioniste sul cambiamento climatico, comprese quelle del governo Trump. 

Greta

Insomma, dopo aver bollato Greta Thunberg come figura costruita, manipolata, i suoi detrattori stanno tentando di crearne una analoga, che dia un volto alle loro posizioni. 

Incoerenza a parte, vale la pena ricordare ancora una volta che il messaggio di cui Greta si è sempre fatta portavoce è quello della scienza. Appena qualche mese fa, nelle aule del Congresso americano affermava proprio: 

Non dovete chiedere consigli a me, io sono solo una studentessa. Li dovete chiedere agli esperti, agli scienziati, sono loro che dovete ascoltare.

Non tutti lo hanno compreso, ma il suo desiderio non è quello di dire la sua, di condividere un’opinione, bensì quello di divulgare gli allarmi lanciati dalla comunità scientifica e finora troppo poco considerati. Quest’obiettivo non può che dirsi centrato, sebbene non si esaurisce qui. Di strada molta se ne deve ancora fare, e ben venga chiunque si batta per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema tanto rilevante.

Di contro, quello che sembra esserci dietro a queste anti-Greta è un’ideologia, un’opinione che – per quanto sia lecito esprimere – resta di parte, e di una sola parte delle tante in gioco nel panorama della democrazia odierne. Non volendo entrare nel merito di questa specifica posizione, va comunque detto che mette ben volentieri da parte l’interesse verso il bene comune, di tutti.