Simone Peterzano (Venezia, 1540 – Milano, 1599) è il grande protagonista della nuova mostra allestita all’Accademia Carrara di Bergamo.

Veneziano nell’uso della luce, caravaggesco nella teatralità delle scene, Peterzano è il pittore per metà bergamasco che guida, come un filo conduttore, la mostra in esposizione dal 6 Febbraio al 17 Maggio. L’artista per molti secoli venne dimenticato dagli studi artistici per poi essere riscoperto ad inizio ‘900. Rivestì un ruolo importante negli sviluppi dell’arte italiana del secondo ‘500, soprattutto per la sua funzione di anello di congiunzione tra il ‘500 lombardo e il ‘500 veneziano.

L’intera mostra, infatti, attraverso un allestimento che si evolve seguendo un filo narrativo cronologico-stilistico, è arricchita dalle opere dei due capostipiti della pittura rinascimentale veneziana e lombarda: Tiziano e Caravaggio, esplorati proprio attraverso la pittura di Simone Peterzano, allievo del primo (in gioventù) e maestro del secondo.

Paolo Caliari, detto Veronese
Madonna col bambino, una santa martire e Pietro
1555-1560, olio su tela
Vicenza, Museo Civico di Palazzo Chiericati

L’esposizione è ricca di capolavori, che restituiscono allo spettatore un po’ di quella bellezza cinquecentesca che a noi italiani, padri e figli del Rinascimento, è tanto cara. 

Il percorso espositivo si apre con una sala introduttiva (nota come “spazio 0”), allestita con due dipinti raffiguranti le storie di San Paolo e Barnaba e recentemente restaurati dagli esperti di “Fondazione Carrara”. 

Già partendo da queste due opere è possibile osservare una certa influenza veneziana soprattutto grazie all’ambientazione “campestre”. Le scene sono circondate da una natura rigogliosa che fa da contorno a rappresentazioni in cui i personaggi compiono gesti e manifestano espressioni con una certa “teatralità”. Questa caratteristica sarà centrale nella pittura del Manierismo, in cui, secondo alcuni, Peterzano rientra, ma che sarà ancor più peculiare dello stile del futuro allievo del pittore bergamasco: Caravaggio. 

Il giovane Peterzano

Dopo la sala introduttiva il percorso stilistico-cronologico prosegue con la “gioventù” del pittore, attraverso due sale espositive nella quali, ammirando le opere esposte, si può osservare l’esperienza pittorica maturata da Peterzano a Venezia.

Qui infatti una serie di opere di Tiziano, ma anche di altri maestri della pittura “lagunare” (come Tintoretto e Paolo Veronese), sono accostate ad altre opere giovanili del pittore bergamasco. 

Tiziano Vecellio
San Girolamo penitente
1575 ca., olio su tela
Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza

Ed è attraverso il paragone tra questi capolavori (come il San Girolamo Penitente di Tiziano, oppure la Madonna con Bambino del Veronese) che si possono individuare tutte quelle analogie e influenze stilistiche esercitate dai pittori veneziani: l’inconfondibile impiego del colore e della luce, l’uso di tonalità calde e l’elemento naturale. Tutti aspetti sicuramente chiave della pittura veneziana cinquecentesca e della cosiddetta “pittura tonale”.

Ma, oltre alle analogie, è altrettanto importante esaminare le differenze che intercorrono tra le opere dei maestri lagunari e quelle di Peterzano. 

È interessante, infatti, osservare come nei primi la linea sia quasi assente e il colore venga impiegato tramite tonalità che tendono a sfumare in modo progressivo, il che testimonia anche una certa “rapidità” di esecuzione (tipica dei pittori appartenenti alla cerchia di Tiziano). In Peterzano, invece, vi è un effetto di contrasto quasi preponderante, dato dal chiaro-scuro, per rendere la volumetria dei corpi. 

L’iconografia della Venere

L’esperienza pittorica lagunare, però, è osservabile non solo nei caratteri puramente stilistici e tecnici, ma anche e soprattutto negli aspetti tematici, ovvero nelle scelte iconografiche del pittore: l’iconografia della Venere, insieme al tema della “passione profana”, furono infatti sempre al centro degli studi iconografici di Tiziano e, più in generale, di tutta la scuola veneziana. 

Tiziano Vecellio
Venere con Cupido e suonatore di organo
1550-1551, olio su tela
Madrid, Museo del Prado

Sono questi pertanto i temi della quarta sala, le cui opere in allestimento sembrano dar vita ad un trionfo della bellezza femminile, dalla quale lo spettatore viene catturato e si immerge in un’epopea di forme, volumi, curve rese talvolta da sfumature di colori e talvolta dal magnifico contrasto chiaroscurante (appartenente, in questo caso, allo stile di Peterzano). Il risultato è un inno alla bellezza, celebrata da una poesia di corpi e volumi classicheggianti.

Qui lo spettatore potrà appagare la sua sensibilità estetica con opere incentrate soprattutto sull’iconografia della Venere, ma anche opere che si associano a riferimenti letterari come Angelica e Medoro (di Peterzano), in cui  la ricerca della bellezza volumetrica dei corpi si unisce ad una reinterpretazione figurativa della vicenda dei due personaggi dell’Orlando Furioso. 

Musica e disegni

Dopo il trionfo della classicità della quarta sala, le due sale successive si focalizzano invece su altri due temi apparentemente “marginali”, ma altrettanto significativi e interessanti per comprendere appieno il pittore e il suo percorso artistico-stilistico. Temi come la musica, aventi come oggetto iconografie quali i musicio i suonatori di strumenti, oppure ancora l’Allegoria della Musica. 

Oppure aspetti come il “disegno”. Nella penultima sala, infatti, lo spettatore viene accolto da una pluralità quasi ipnotica di schizzi, studi, bozze e disegni del pittore bergamasco, pensati sia come “bonus” aggiuntivi per gli assidui “cultori” dell’arte (che possono godere di testimonianze ancora più specifiche), sia come parte integrante e totalizzante della mostra. Questi disegni preparatori, infatti, costituiscono un tassello aggiuntivo nella comprensione del pittore e della sua evoluzione stilistica tra Venezia e Milano. In essi, ancora una volta, si può ritrovare quella rapidità di esecuzione caratteristica della pittura tizianesca e veneziana, ma anche una certa tendenza naturalistica di stampo tipicamente lombardo.

Il “traguardo”
Caravaggio
Bacchino malato
1593-1594, olio su tela
Roma, Galleria Borghese

L’esposizione infine si chiude con due “fiori all’occhiello” che rappresentano il punto di arrivo stilistico, il traguardo della carriera artistica di Simone Peterzano. Si sta parlando di due capolavori di Caravaggio (all’anagrafe Michelangelo Merisi), ovvero I musici e il Bacchino malato.

Due opere nelle quali è racchiusa l’impronta stilistica di Peterzano, nella cui bottega Caravaggio trascorse quattro anni di apprendistato artistico. Un apprendistato testimoniato, peraltro, dal contratto originale (datato 6 aprile 1584) esposto nella sala in un’apposita teca. Attraverso questo contratto il giovane Michelangelo Merisi divenne ufficialmente e formalmente il nuovo allievo dell’ormai maturo Peterzano. Da qui inizierà il percorso di formazione artistica che lo porterà a diventare uno dei più significativi pittori italiani di sempre.

Date e orari

La mostra resterà aperta dal 6 febbraio 2020 al 17 maggio 2020 nei seguenti orari.

Lunedì – Venerdì: dalle 9:30 alle 18:00

Sabato e Domenica: dalle 9:30 alle 19:00 

Chiuso il martedì

Alle seguenti tariffe: 

Intero: 12,00€

Ridotto: 10,00€ 

Per maggiori informazioni consultare il sito web https://www.lacarrara.it/in-peterzano/

 

FONTI

Materiale gentilmente concesso dalla Pinacoteca Carrara

CREDITI

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