Nell’arco degli ultimi anni si sta delineando un nuovo genere che, per ora, definiamo post-trap. Nonostante sia difficile identificarne le caratteristiche precise, possiamo dire che questa novità ha in comune con la trap le sonorità, ma sicuramente non i temi. Anzi, spesso la post-trap critica il tristemente famoso culto dei soldi e l’ostentazione delle collane d’oro.

Come possiamo definire la post-trap?

La post-trap è difficilmente definibile, può essere identificata più come un distacco dallo starter pack del trapper fatto di ragazze in intimo in primo piano nei video e di vasche da bagno piene di contanti. I tratti in comune possono essere individuati, per esempio, nel rifiuto del successo e del denaro facile, il ritorno alla verità e la svolta verso una scrittura più malinconica e intimista. Il ritorno alla realtà risulta infelice, come se fosse la fine di un sogno hollywoodiano.

Quali artisti fanno capo a questo nuovo genere?

In questo gruppo eterogeneo si possono inserire diversi artisti come Achille Lauro, i Coma_Cose, Tredici Pietro, Madame e ANNA. Invece, la trap più classica, quella che abbiamo conosciuto con Sfera Ebbasta, Capo Plaza e la Dark Polo Gang, sta lentamente morendo. Probabilmente il mercato si è stancato dei soliti temi e delle solite produzioni: c’è stato un periodo in cui la trap era molto inflazionata e il mercato musicale italiano pullulava di tantissimi artisti diversi che, però, fondamentalmente cantavano delle stesse identiche cose. Il cambiamento è ora in atto, da una parte con l’avvento della drill di Massimo Pericolo e Speranza, e dall’altra con la post-trap.

Achille Lauro

Achille Lauro è nato nel 1990 a Roma. Rapper fortemente eclettico e completo, durante gli anni ha fatto un percorso, che sembra quasi di redenzione. Piano piano si è spogliato degli atteggiamenti da rapper (apparentemente) aggressivo e tossico. Ostentava povertà e vita di strada ma, forse, andando a riascoltare i suoi primi dischi si poteva già cogliere la sua vena ironica quando andava a prendere in giro i soliti temi del rap game, per poi ribaltarli. Effettivamente, Achille Lauro ha avuto un’infanzia difficile e ha vissuto nel degrado, ma ciò non giustifica atteggiamenti violenti dietro a problemi provenienti dal suo passato, anzi. In Santana afferma:

Porto il dramma di ogni umano
Nessuno può salvarci
Se il futuro è buio sono solo in mezzo a tanti.

Achille Lauro risulta, quindi, un antieroe della trap italiana, un precursore  di quella che oggi ci sentiamo di chiamare corrente post-trap.

Tredici Pietro

Possiamo collocare diversi nomi in questo gruppo: un esempio è sicuramente Tredici Pietro, ventiduenne bolognese figlio di Gianni Morandi. La sua discendenza gli ha creato non pochi problemi, in quanto è stato accusato fin da subito di essere un raccomandato. Però, da ciò che abbiamo visto finora, sembra che Pietro si sia creato un’identità molto solida. In Non ci fotti dice:

Se mi becchi in strada mi guardi con quella faccia
Del tipo: “Guarda quel tipo, mica pizza e fichi
Sai lui di chi è figlio?”. Penso alla famiglia
Raccomandato, sei un raccomandato.

Pietro pubblica come prima traccia Pizza e fichi con il suo fedele produttore Mr. Monkey. I due hanno cercato di pubblicare qualcosa, più che per fare ascolti, per costruirsi una credibilità, consapevoli della pesantezza del cognome del rapper. Pizza e fichi è ironica, giocosa e con un flow che conquista al primo ascolto.

Nonostante Pietro sembri molto sicuro di sé, ha raccontato in più occasioni il suo difficile rapporto con il padre e con la musica. Ovviamente, non è facile confrontarsi con una persona che ha venduto milioni di copie e che, soprattutto, fa un genere che si discosta completamente dal tuo. Tuttavia, racconta Pietro, quando ha deciso di parlargli della sua passione è stato tutto molto più facile. Gianni ha visto nel figlio dell’arte e del talento, in questo modo Pietro si è sentito spronato nel coltivare la sua passione e ha iniziato seriamente a prendere in considerazione la carriera di artista. La credibilità nel mondo del rap è fondamentale, e Pietro se la sta costruendo piano piano a suon di barre riuscite e per niente scontate.

La traccia che più lo colloca nel neonato mondo della post-trap è sicuramente Tu non sei con noi, bro. La base è in stile molto chill, l’inizio è quasi sussurrato. Il testo si discosta molto dal prototipo del rapper: nella post-trap non si ostentano più soldi e potere. L’autocelebrazione lascia spazio alla verità. In un’intervista per «Vice» il giovane artista dichiara:

Le mie canzoni sono forse l’unico luogo in cui riesco a dire determinate cose, perché con le parole altrimenti faccio molta fatica, lo puoi chiedere a chi mi conosce.

Il pubblico, ultimamente, si è stancato dei gioielli e della figura del rapper che sembra arrivato in alto per caso. Pietro riprende ancora i temi tipici del rap come la droga e l’intolleranza verso i carabinieri, ma lo fa in modo più limpido e giocoso. In Pizza e fichi dice:

Riempi questi bicchieri
E brindiamo ai carabinieri
Che ci stiano lontani e che ne nascano meno.

La voce di Pietro, oltretutto, è pienamente riconoscibile: è perennemente roca e sembra quasi svogliato quando rappa (un po’ sullo stile di Saweetie, per esempio).

Quando si parla di lui non si può che parlare anche di Madame (sua grande amica, tra l’altro), la quale è definita dallo stesso Pietro in un’intervista a Radio 105 come “la rapper più forte d’Italia” e, aggiunge “siamo tutti qua a rincorrerti”. La quinta traccia del disco Assurdo di Tredici Pietro si chiama Farabutto, ed è l’unico featuring. In comune i due hanno sicuramente il mood, grazie al quale riescono a trasportarci in un mondo tutto loro.

Entriamo in voga, Sciccherie
Entro per portarmi fuori di qui, eh
Sul palco tredici follie.

Madame e ANNA

Madame, nome d’arte di Francesca Galeano, è una ragazza vicentina, classe 2002. Anna è stato il suo primo singolo prodotto da Eiemgei. Successivamente è uscita Sciccherie e, da quel momento in poi, ha iniziato a farsi notare. Francesca è presente nell’album di Night Skinny, Mattoni, nel quale canta .Rosso assieme a Rkomi. Marracash, poi, l’ha voluta nel suo nuovo progetto e ha cantato con lei nella traccia L’anima del suo album Persona. Oggi Madame conta quasi un milione di ascoltatori mensili.

ANNA, nata a La Spezia e classe 2003, ha in comune con Madame la parlata. Entrambe sbiascicano tanto che non sempre si capiscono perfettamente le parole. Per quanto da una parte possa risultare fastidioso, questa può essere vista, in realtà, come una grande forza. Questo modo di rappare permette di creare molti giochi di parole, come fa brillantemente Madame nel ritornello della sua Sciccherie:

Certe sere in cui mi manca a merda e si che è li eh
Uscire con due calici e le sciccherie ye.

ANNA e Madame cambiano spesso gli accenti delle parole e questo rende ovviamente ancora più difficile la comprensione del testo, anche se sappiamo che nei testi trap non è di fondamentale importanza. Le tracce delle due stelle femminili entrano nella testa degli ascoltatori e la martellano con un flow fresco e mai scontato.

In 64 Bars Madame gioca con il suo nome:

Non voglio nulla da nessuno, ma da me
Non voglio parta da nessuno, ma da me
Da te non sono al sicuro, ma da me
Stasera non andiamo in centro, ma da me.

La femminilità nella post-trap

Inoltre, sia Madame che ANNA, rivendicano la loro femminilità e lo fanno in modo semplice ma penetrante. Madame si definisce spesso brutta e addirittura “Un cesso a pedali” nella sua 17. Ecco come si descrive:

Non ho i capelli biondi di Anna
Ho i denti in ordine sparso
Il volto storto da un lato
Il culo grosso ma piatto.

La sua immagine è genuina, lontana dallo stereotipo tipico del rap della ragazza provocante e volgare alla Nicki Minaj. Il suo anticonformismo è dato dalla sua immagine pulita, dalla sua eleganza innata, dalla scelta di spogliarsi dai gioielli nel video di Sciccherie, per andare verso un abbigliamento da adolescente classico: jeans e maglietta bianca. Madame non ha paura di mostrare le sue insicurezze, non crea il classico testo contro gli uomini nascondendosi dietro a un girl power aggressivo e spesso controproducente. Afferma piuttosto:

Uscire con l’abito nero e sciccherie
Mentre metto cose per sembrare come quelle un po’ più fighe
Però mando un bacio a quelli che
Mi davano i bacini ma senza volere me.

Madame si sente quindi il brutto anatroccolo vicino alle sue coetanee, si sente usata da chi la vuole solo per passare, probabilmente, una notte con lei. E poi ammette la sua debolezza:

La saliva che non metti sopra le cartine
La sprechi a dirmi ciò che non voglio sentire.

ANNA, invece, è più arrogante e diretta, inizia a farsi spazio con Baby, uscita nel marzo 2019, quando l’autrice aveva solamente quindici anni.

Sono tutt’altra cosa di quello che vedi,
quindi non chiamarmi baby.

Sembra, con questo ritornello, distaccarsi dalla trap tradizionale, nella quale le donne vengono chiamate con i soliti termini, quali troia o figa o, appunto, nel migliore dei casi, baby.

Achille Lauro e la femminilità

La femminilità, però, non risalta solo nelle artiste di cui abbiamo parlato, ma inizia a farsi strada anche negli uomini. L’emblema di questo percorso complesso è Achille Lauro, il quale ha dichiarato più volte la propria lotta al machismo (che si identifica con la maschilità tossica e violenta), dichiarando:

Sono allergico ai modi maschili, ignoranti, con cui sono cresciuto. Allora indossare capi di abbigliamento femminili, oltre che il trucco, la confusione di generi è il mio modo di dissentire e ribadire il mio anarchismo, di rifiutare le convenzioni da cui poi si genera discriminazione e violenza. Sono fatto così, mi metto quel che voglio e mi piace: la pelliccia, la pochette, gli occhiali glitterati sono da femmina? Allora sono una femmina. Tutto qui.

Achille Lauro riesce a essere estremamente sensuale e virile anche con i tacchi e le pellicce da donna, in contrapposizione con la mascolinità tossica che spesso ostentano i suoi colleghi. Per lui la femminilità rappresenta candore e purezza e così vuole esserne mortalmente contagiato. Chapeau.

Bravi ragazzi nei bei quartieri

Anche l’ambiente da cui provengono la maggior parte di questi artisti è decisamente diverso da quello descritto dai rapper fino a oggi. Non parliamo, quindi, di degrado, spaccio e strada. Parliamo di persone normali. Pietro, per esempio, frequenta la facoltà di Storia all’Università di Bologna e Madame il Liceo delle scienze umane. I tre non vengono da famiglie problematiche, anzi, vengono da situazioni agiate o comunque non sono figli della strada. Inevitabilmente quindi, i temi dei pezzi cambiano.

Inoltre, finalmente il rap si tinge un po’ di rosa senza essere trattato come qualcos’altro, senza dover specificare che quelle barre sono state scritte da una donna. Non c’è differenza, il rap è rap al di là del genere di una persona. Madame e ANNA hanno credibilità e, ovviamente, per loro è il doppio più difficile emergere in un settore dove gli uomini sono in netta maggioranza. Loro si sono discostate dall’immagine tipica del rapper, riuscendo con le proprie sonorità a conquistare il pubblico e i colleghi. La strada per ANNA è ancora lunga, in quanto ha pubblicato su Spotify solo un singolo dal titolo Bando, anche se sta andando fortissimo e si sente addirittura in qualche radio.

La rivendicazione della libertà di espressione

Questi artisti, quindi, stanno sperimentando in molti modi diversi come fare musica. Per questo risulta difficile delinearne delle caratteristiche per somiglianza. La differenza sostanziale è che non si vantano di giochi retorici e di extrabeat, preferiscono, piuttosto, distaccarsi dai colleghi in silenzio, facendo semplicemente scelte diverse.

Questa rivolta pacifista iniziata dalla post-trap porterà sicuramente alla creazione di molti sottogeneri nuovi, che non possiamo ancora prevedere. Ciò di cui siamo sicuri, è che i rapper a cui siamo abituati hanno stancato sia il pubblico che il mercato musicale. Il messaggio più importante che stanno lanciando questi artisti è la rivendicazione della propria libertà di espressione: ognuno può essere chi vuole, l’identità musicale non rimane delineata da confini ben precisi. Basta cliché e zone di comfort.


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