La settimana della moda milanese è sempre stata sinonimo di lusso e ricchezza. Gradualmente però molte case di moda si sono attivate sul versante della sostenibilità, della responsabilità etica e dell’inclusività; anche la settimana della moda di febbraio non è stata da meno, a partire dal party inaugurale, tenutosi la sera del 18 al Palazzo della Permanente. La Camera Nazionale della Moda Italiana ha presentato le collezioni pret-à-porter di cinque brand emergenti, simboli di artigianalità e dello sviluppo nel rispetto della tradizione e dell’ambiente. Allo stesso modo, anche WHITE Milano, noto per il suo supporto ai marchi d’avanguardia già a gennaio ha inaugurato la prima edizione di WSM WHITE, un evento legato alla moda sostenibile, attraverso talk, workshop e un contest. Al centro di WHITE Show, tenutosi tra il 20 e il 23 febbraio, la Maison ARTC, proveniente dal Marocco: il suo designer ha fatto del riciclo e dell’artigianalità la bandiera di tutta la sua produzione artistica. Un evento tra tutti si è distinto per il suo impegno nel campo della sostenibilità: il 22 febbraio si è tenuta la terza edizione di FashionAbleArtEco, clean up per una moda sostenibile.

Il progetto è nato da un’idea dell’Associazione VITARU, organizzazione che si occupa di dare assistenza legale e psicologica alle donne vittime di violenza. Il tutto è stato a cura di Giorgio Grasso, critico d’arte e docente universitario, e con il sostegno dell’assessorato moda e design del Comune di Milano.

Il problema legato alla produzione di abbigliamento sempre più massiccia ed il suo impatto sull’ambiente è ormai ben noto; la manifestazione non è stata una semplice sfilata di moda sostenibile, ma si è distinta in due diverse parti. Inizialmente venti modelle e modelli, provenienti da varie nazioni, si sono ritrovate in piazza Duomo per fare clean up, ripulendo una parte della città. Attraverso questa semplice azione hanno rappresentato in modo pratico l’intenzione e l’interesse di una parte del mondo della moda a volersi attivare rispetto al problema ambientale.  Il primo flash mob di Fashionable Eco Art Show è stato inaugurato il 21 settembre 2019, sempre a Milano, mentre la seconda edizione è avvenuta a Venezia Campo Margherita, in coincidenza del carnevale.

Tutte le modelle e le designer si sono poi spostate al Palazzo dei Giureconsulti, dove ha avuto luogo la seconda parte dell’evento. In questo frangente sono state presentate tre collezioni accompagnati da diversi interventi di rilievo artistico mirati al confronto tra moda e sostenibilità.

Il FashionAbleArtEco è stato introdotto da Giorgio Gregori, uno degli attori fondamentali nell’organizzazione dell’evento. La prima designer a presentare la sua collezione è Gloria Parolin, fondatrice del marchio Glorili. Nel suo laboratorio, a Treviso, disegna e produce gioielli con scarti di pelle naturale; infatti il materiale è uno degli elementi di unicità delle sue creazioni che ne conferiscono un’identità precisa. Gloria per la sua ultima collezione ha preso ispirazione dal mondo esotico e tribale, riprendendo le forme tradizionali, e dai fondali del mare, sempre più inquinati; infatti si ritrova spesso il colore e la forma dei coralli. L’ultima modella a sfilare è una ragazza incinta come a simboleggiare una rinascita, un nuovo inizio.

Il secondo è ChapanSar, brand fondato da Jumagul Sarieva, proveniente dal Kyrgyzstan. Per la collezione fall/winter 2020 ha disegnato diversi capi outwear dal sapore etnico e orientale, riprendendo spesso il taglio a kimono. La terza collezione presentata durante il FashionAbleArtEco è stata quella di Natasha Siassina; oltre ad aver fondato l’associazione Vitaru, è proprietaria del marchio Tailor’s Art Revolution T- Art Rev. Nata a San Pietroburgo, inizia subito ad interessarsi al mondo della moda, ha creato il suo brand personale nel 1996; i suoi modelli sono dedicati a donne che amano la comodità, ottenendo dei capi universali attraverso tecnologie e tessuti innovativi.

Per i suoi fashion show sceglie solamente donne appassionate, imprenditrici, cantanti e artiste. La sua ultima collezione, composta da soprabiti-scultura, è stata ispirata all’emergenza climatica: ad esempio sono state scelte delle stampe digitali che simulano la pelliccia.  Ma FashionAbleArtEco non è stato un semplice fashion show, ma un evento culturale; sono stati diversi gli interventi che hanno intervallato le collezioni: Olga Romanko, soprano di fama internazionale, che ha deliziato il pubblico con tre esibizioni, Vincenzo Capasso, presidente dell’associazione ambientale Let’s do it! Italy; in ultimo una designer proveniente da Mosca ha presentato il suo progetto per il prossimo salone di Milano, che coniuga la violenza di genere all’emergenza climatica. Infatti design against violence rappresenterà un futuro distopico in modo ironico, ispirandosi all’installazione dello scorso anno di Gaetano Pesce.

Il mondo della moda nell’ultimo anno si sta attivando per combattere l’emergenza climatica, rendendosi sempre più sostenibile. L’evento ha rappresentato in modo efficace un punto d’incontro tra moda, ecologismo e arte, elementi che spesso entrano in contatto creando punti di vista nuovi ed interessanti.

CREDITS

Foto by Nadia Mistri