Era palese che la loro mancanza si sentisse, ma nessuno avrebbe immaginato una serata del genere: l’ha notato il Circolo Ohibò di Milano lo scorso 21 febbraio, data del fatidico ritorno dei Voina sui palchi di tutt’Italia. Prima, però, ricordiamo di chi stiamo parlando, anche se vi avevamo già accennato qualcosa sul loro conto qui.

Dopo 10 anni, ancora qui

I Voina nascono nel 2005 in quel di Lanciano, in Abruzzo. Si definiscono inizialmente Voina Hen, un’espressione che, a detta della band, “esprime qualcosa che riguarda allo stesso tempo la guerra, i polli e la follia”. Un concept particolare quanto attraente, in poche (ma riduttive) parole.

Cambiano in seguito il proprio nome in Voina, ma il loro particolare carisma resta e si fa sentire soprattutto nei live: gli attuali membri del gruppo (Ivo Bucci e Domenico Candeloro, rispettivamente voce e percussioni) sono alla mano, umili, sanno dire qualsiasi cosa senza troppi giri di parole, scherzano e interagiscono con il pubblico tranquillamente. Il live del 21, il primo del tour Ipergigante, più che un concerto è sembrata una serata tra amici: quegli amici di una vita un po’ ubriachi, malinconici e scatenati allo stesso tempo, ma a cui non si può non volere un bene immenso.

La serata

Da Uragani a La provincia, il duo lancianese ha incluso nei pezzi suonati i momenti più importanti dei loro anni di lavoro, partendo con Io non ho quel non so che dal secondo album Alcol, schifo e nostalgia: già dai primissimi secondi il pubblico si scatena, tra un pogo e l’altro canta a squarciagola i testi insieme a Ivo, visibilmente emozionato per la meraviglia caotica che si crea in un attimo davanti al palco.

Quest’atmosfera continua in pezzi come Hype, singolo esplosivo uscito nel 2018: inno all’individualità in un mondo dominato dalle mode del momento, da subito anche questo brano riesce a coinvolgere ogni spettatore presente.

È quindi già da questi primi momenti che si intuisce che questo sarebbe stato un live molto più elettrizzante delle serate a cui si è abituati ad assistere: persino in brani all’apparenza più calmi come MDMA tutti impazziscono, il duo (accompagnato da tre turnisti) riesce davvero a trasmettere un’energia indescrivibile.

Se già solo ascoltando i brani in digitale si è tentati di cantarli a pieni polmoni, fidatevi: dal vivo i Voina sono in grado di amplificare tutto questo a non finire.

Un po’ di dolcezza…

Immancabili i momenti più intimi e teneri, come quando Bucci introduce il pezzo Blu: con un sorriso e uno sguardo fin troppo eloquenti, ha affermato che questo è il nome che vorrebbe dare a sua figlia, prossima alla nascita. O ancora quando, sempre Ivo, comunica ai fan (seppur non gli piaccia questo termine, ma quando troverà un valida alternativa saremo sicuramente i primi a saperlo) tutto il suo amore, dedicando loro ben due canzoni: Luna park e Le pietre.

Se, però, si va a pensare alla serata in generale, è inevitabile arrivare alla conclusione che, in un certo senso, l’intero spettacolo è stato una dedica al pubblico. L’energia messa in ogni singolo pezzo, gli sguardi emozionati e divertiti del duo per le decine di voci che cantavano i loro brani in coro, nonché i discorsi commossi di Ivo: tutto indica quanto i due abruzzesi tenessero al creare una serata indimenticabile, in cui ognuno potesse sentirsi a suo agio e a urlare tutto ciò che gli passasse per la testa.

…e altrettanta onestà

Particolarmente significative sono state le riflessioni (o consigli, a seconda dei punti di vista) di Bucci sull’amore, tema centrale dell’ultimo album Ipergigante, uscito il 14 febbraio scorso. Nell’introdurre Korea, il cantante ha affermato che l’amore non è mai tutto rose e fiori, anzi. È un sentimento che contiene in sé una guerra più o meno esplicita, ma estremamente necessaria per un rapporto speciale, memorabile, di quelli che neanche i migliori scrittori potrebbero sognare.

È però l’arrivo dell’ultimo brano della scaletta, Ossa, che determina il momento più toccante di tutta la serata.

Con la schiettezza che lo caratterizza, Ivo ribadisce che l’amore non è una classica fiaba dove tutto va costantemente bene: è guardare negli occhi la persona amata, mostrarle le proprie debolezze, portarla nell’angolo più oscuro della nostra anima e uscirne fuori insieme. Un discorso semplice ma diretto, seguito da quella che il duo pensava essere “l’unica e ultima canzone d’amore scritta dai Voina”.

Però, se fosse stata davvero l’ultima non avremmo sicuramente avuto la meraviglia contenuta in Ipergigante, che in ogni pezzo ha saputo far impazzire il pubblico solo come un album dei Voina saprebbe fare.

Se, quindi, siete per i concerti particolarmente entusiasmanti, dall’inizio alla fine, in cui non esiste l’opzione di annoiarsi o rimanere fermi, è necessario dirvi che un concerto dei Voina fa decisamente per voi: il tour è appena iniziato, quindi perché non partecipare? Se poi amate pogare e assistere agli stage diving (i tuffi dal palco che spesso gli artisti improvvisano), non avete assolutamente scuse: l’Ipergigante Tour vi attende.


CREDITS

Copertina e immagini di Dimitra Gurduiala