Miglior sceneggiatura, miglior regia, miglior film internazionale (nuova definizione del precedente “film in lingua straniera”) e miglior film: sono questi i premi che Parasite, film di produzione coreana, è riuscito a portarsi a casa dopo la 92esima cerimonia degli Academy Awards tenutasi il 9 febbraio 2020. Dati i candidati in gara, nessuno avrebbe mai previsto che il bottino di questa pellicola potesse essere così ricco: questa vittoria non vale solo come riconoscimento del lavoro di Bong Joon-ho e della squadra di produzione, ma è un forte simbolo di apprezzamento del cinema asiatico, che agli occhi degli occidentali non aveva mai raggiunto livelli così alti. Ma cosa si cela dietro il successo di questa pellicola?

Un film da record

Parasite merita di entrare nella storia per svariati motivi: è la prima pellicola a essere  premiata come miglior film internazionale e miglior film, e soprattutto è la prima a conquistare la qualifica di miglior film pur non essendo in lingua inglese, portando un’inaspettata ventata di novità nel cinema americano e occidentale. La scelta della giuria degli Academy Awards apre uno spiraglio verso la produzione cinematografica orientale, che finora era rimasta una sfera ben distinta dal resto della cinematografia mondiale. 

Con questa vittoria, il cinema orientale sembra essere stato ufficialmente sdoganato nel mondo occidentale: questo traguardo è soltanto il primo risultato di un percorso lungo e difficile e ci fa intuire quanto il mare del cinema asiatico sia immenso ed eterogeneo.

Il pensiero di Bong Joon-ho

Lo stesso regista di Parasite, Bong Joon-ho, ha affermato quanto sia importante per lui scrivere le proprie sceneggiature e dirigere i propri film seguendo l’istinto e la sensibilità, cercando sempre di imparare dalle pellicole di altri registi, senza stancarsi mai di prendere esempio dal loro lavoro e senza la paura di lasciarsi contaminare da scelte apparentemente lontane dalle proprie. Che sia stata questa la chiave che gli ha permesso di trionfare agli Oscar?

Sicuramente a determinare il successo del lavoro di Bong Joon-ho è stata la grande umiltà che da sempre lo contraddistingue nella sua professione e che non ha mancato di ribadire anche durante il suo discorso di ringraziamento alla cerimonia degli Oscar: il suo pensiero è andato infatti ai grandi registi presenti in sala, uno fra tutti Martin Scorsese, ringraziandoli per essere stati per lui una fonte d’ispirazione e ammirandoli per la loro carriera:

Se potessi farei a pezzettini il mio Oscar ne darei una parte a tutti i colleghi che erano con me in gara e che ho ammirato e studiato sempre. A cominciare da Martin Scorsese.

Personalità ed equilibrio

I premi conquistati agli Oscar dal team di Parasite assumono allora un significato ancora più intenso se ci soffermiamo sull’atteggiamento del regista, già piacevolmente stupito di poter vedere il proprio nome accanto a quelli di coloro che per lui sono sempre stati una guida. Bong Joon-ho ha sempre lavorato con una mentalità aperta, pronta ad accogliere le novità e il pensiero del cinema occidentale, senza dimenticare nei suoi lavori anche le idee di altri registi asiatici come lui. Questo mix di contaminazioni diverse, unite al suo talento e creatività, hanno fatto in modo che Parasite potesse essere celebrato come un successo, superando anche capolavori come Joker e 1917, fin da subito considerati i favoriti agli Oscar 2020. 

Il giusto equilibrio tra la disposizione a voler sempre imparare dai grandi del cinema e la volontà di mantenere la propria personalità gli hanno permesso di arrivare a questi grandi successi, entrando di diritto nella storia dell’Academy. Il merito di Bong Joon-ho è anche quello di essere stato pioniere del successo del cinema asiatico nel panorama americano e non, da sempre concentrato su altri stili e scelte di produzione, contribuendo ad aprire nuovi orizzonti e visioni sul modo di fare cinema. 

Per quanto riguarda Bong Joon-ho, egli non sembra avere intenzione di montarsi la testa dopo questa vittoria, ma anzi ha affermato che continuerà a seguire le proprie idee e la propria creatività a favore del suo amore per il cinema e l’arte, un atteggiamento che gli ha permesso di diventare inaspettato protagonista degli Oscar 2020.

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