Contro tutte le polemiche nei confronti di Greta e del suo modello di cambiamento c’è qualcuno nel mondo degli adulti che ha deciso di raccogliere la sua sfida e portarla ad attuazione: si tratta di Bernard Stiegler, uno dei filosofi francesi più discussi degli ultimi tempi. La sua profonda convinzione che le proposte di Greta e di quanti la seguano vadano ascoltate e supportate gli ha ispirato l’idea di fondare l’Associazione degli amici della Generazione Thunberg, insieme al critico d’arte Hans Ulrich; l’associazione, battezzata lo scorso dicembre al Centro Pompidou, riunisce una sessantina tra studiosi, intellettuali e filosofi su scala mondiale. L’obiettivo è instaurare un dialogo fecondo con la “generazione Thunberg”, in modo da produrre nuove idee funzionali in doppia direzione: che soddisfino da una parte le speranze dei giovani difensori dell’ambiente, e che pongano dall’altra parte in concordia la comunità scientifica, troppo a lungo dilaniata da conflitti d’opinione.

Stiegler l’ha definita “una sorta di nuova scuola itinerante, articolata su una moltitudine di esperienze territoriali che lottano contro l’aumento dell’entropia“. Il concetto di entropia di fatto è centrale nella riflessione del filosofo francese: Stiegler ritiene infatti che l’aumento a dismisura di questa, causato dagli esseri umani, abbia dato vita all’Entropocene, la nuova era che ha sostituito l’Antropocene. La via più diretta per porre fine a quest’era consiste nel realizzare economie sostenibili, concretamente utili per la società. L’entropia è però un male non solo biologico: l’essere umano è stato in grado di generare un’entropia informazionale, errando nello sforzo di sottoporre l’esistenza e l’evoluzione umana a un mero calcolo, adagiando le singole individualità su una standardizzazione. I social network e le altre innovazioni digitali degli ultimi decenni non hanno fatto che accelerare la disgregazione delle relazioni interpersonali.

L’Associazione ha dunque il merito di aver istituito un ponte tra il rischio ambientale e i problemi dell’informazione digitale. L’approccio di questi studiosi alla questione riprende un articolo pubblicato nel 1945 da Alfred J. Lotka; il fisico e matematico americano definiva gli oggetti di tecnologia “organi artificiali”, il cui utilizzo è una delle qualità che distinguono l’uomo dagli animali. L’essere umano infatti se ne serve per agire sull’ambiente in cui vive in modi che la sola potenzialità del suo corpo non gli consentirebbe: a seconda dell’uso che decide di farne l’influsso sull’ambiente sarà protettivo o, al contrario, distruttivo. Secondo Stiegler il merito di Lotka è stato sottolineare che

Ogni essere umano è caratterizzato dalla capacità di differire l’entropia localmente e temporaneamente“, ovvero che gli esseri umani gestiscono questo processo di differimento dell’entropia attraverso degli organi artificiali, ad esempio un computer o un’automobile, o anche una città […] Questi non diminuiscono, non ritardano spontaneamente l’aumento dell’entropia: al contrario, essi possono accelerarla – e questo è ciò che scopriamo nell’era dell’Antropocene. Per questo noi lo chiamiamo anche Entropocene

Altro punto di svolta nella sua tesi è il pensiero di Schrödinger: egli sostiene che l’uomo si caratterizzi per la capacità di rallentare l’entropia in un certo periodo di tempo. Oggi la trasformazione della biosfera in tecnosfera accelera considerevolmente la produzione d’entropia. Secondo Stiegler bisognerebbe inventare un’economia industriale che sia in grado di produrre negentropia, ovvero un sistema ordinato che si opponga alla naturale tendenza al caos.

La riflessione si estende anche al concetto di località aperta: problema della quotidianità è infatti il risveglio del localismo, “regressione politica portata dall’estrema destra“. La loro proposta è sì rivalorizzare le località, ma pensandole come aperte e collegate, in grado di istituire una rete relazionale tra individui che non ne azzeri ma ne accentui le singolarità. L’economia contributiva, infatti, necessita dell’aumento della conoscenza e dei saperi degli individui, perché ogni sapere è un “saper lottare contro l’entropia”.

Quali sono le proposte concrete del collettivo? La creazione di territori-laboratorio dotati di scuole, dove i giovani della Generazione di Greta Thunberg possano formarsi e lavorare a contatto con gli scienziati, ai quali spetterà il compito di concretizzare le loro richieste. Alcuni possibili territori sono stati già individuati, con il sostegno delle Nazioni Unite, in Germania, Italia, Francia, Inghilterra e Croazia: ovunque saranno costituiti, avranno il compito di riaprire il dialogo intergenerazionale, unico mezzo per fare di Greta non solo un simbolo ma un mezzo efficace per un futuro migliore.