Come annunciato, la Lega di Salvini ha tenuto giovedì 16 gennaio una conferenza sull’antisemitismo presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani. L’evento ha visto la presenza dell’ambasciatore israeliano Eydar Dror, Dore Gold, presidente del Jerusalem Center for Public Affairs, del giornalista conservatore Douglas Murrey e dello studioso egiziano Rami Aziz di religione cristiano-copta.

Salvini e i buoni propositi

Tra i ruoli impersonati da Salvini mancava ancora quello del difensore della pace nel mondo e dei diritti civili. Finalmente ne ha avuta l’occasione. Intervenuto al margine della conferenza, cercando di essere diplomatico, ha affermato di voler parlare di pace e futuro, lasciando fuori dal discorso la piccola polemica locale; quest’ultima cosa, in realtà, non gli è riuscita troppo bene. Tra le frecciatine a Liliana Segre e l’irresistibile necessità di coinvolgere il tema immigrazione, Salvini si è precipitato nel suo campo preferito: semplificare e alterare la realtà.

L’intervento in realtà inizia con la richiesta di non considerare gli israeliani come i nazisti di oggi, esortando a ignorare tutte le ridicole teorie sui complotti giudaici internazionali. Segue poi la lista dei buoni propositi tra cui la condanna ad antisemitismo, razzismo, suprematismo bianco e via dicendo. Le critiche vanno poi all’ONU e all’UE. L’ONU è accusata di aver promulgato nel 2019 più risoluzioni contro Israele che contro l’Iran e i Paesi che violano sistematicamente i diritti umani. Se da un lato la critica è valida e giusta, non bisogna dimenticare che Israele non è esente da colpe, anche gravi, nella gestione della situazione palestinese.

Anche la richiesta di votare a favore dell’adozione della definizione mondiale di antisemitismo dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA), appare molto ragionevole. Infatti, a prescindere dal conflitto Israelo-Palestinese e dall’atteggiamento di Israele come Stato, l’antisemitismo deve essere ben identificabile così da essere anche facilmente condannabile.

Il nuovo antisemitismo verde-rosso e i limiti di questa definizione

La situazione si fa poi evidentemente propagandistica. Israele viene dipinto dal leghista come vittima del neo-antisemitismo verde-rosso. Tale definizione fa riferimento al verde come colore dei Paesi arabi e al rosso come storico colore della sinistra. La tesi di Salvini è fondata: Paesi come l’Iran ed organizzazioni terroristiche come Hezbollah, che pure milita nel parlamento libanese, puntano alla distruzione di Israele. Allo stesso modo, anche la sinistra europea è stata colpevole di scandali antisemiti, come ben sa l’uscente leader laburista inglese Jeremy Corbyn, anche per questo duramente punito alle urne.

Nonostante i fatti esposti da Salvini siano assolutamente veri, sembra quasi che egli voglia far dimenticare i responsabili del vero antisemitismo, fatto di pogrom e campi di sterminio: i nazionalismi e le teorie razziste ascientifiche. Infatti, l’antisemitismo che in Italia associamo spesso alla destra neofascista, fu proprio anche della comunista Unione Sovietica e della nazionalista Polonia insieme a molti altri insospettabili tra cui Lettonia e Lituania. Non si deve dunque dimenticare che il nazionalismo, di destra e di sinistra, e le “balle” sugli Ebrei (elegantemente dette fake news) sono i veri e unici responsabili.

La condanna e la presa di distanza da gruppi neofascisti e quindi antisemiti quali Casapound e Forza Nuova lasciano davvero spiazzati. Innanzitutto, perché Salvini è alleato con Fratelli d’Italia: ex Alleanza Nazionale, ex Movimento Sociale Italiano. Proprio l’MSI che aveva come segretario Giorgio Almirante, redattore presso «La difesa della razza», periodico razzista stampato dal 1938 al 1943. Inoltre, il Capitano stesso ha pubblicato il suo libro-intervista «Io sono Matteo Salvini. Intervista allo specchio» con Altaforte, casa editrice vicina a Casapound. Insomma, prendere le distanze a parole è facile, non è altrettanto semplice allontanare una potenziale fetta di elettorato con azioni effettive.

Il caso Segre

La frecciatina di Salvini per l’assenza di Liliana Segre non è passata inosservata, il senatore leghista infatti le ha dedicato una menzione speciale tra l’elogio e la critica. Pur ammettendo di aver molto da imparare dalla senatrice a vita, l’ha accusata di aver boicottato la sua conferenza. La Segre, infatti, aveva rifiutato di partecipare a causa di impegni, aggiungendo che la lotta all’antisemitismo non deve essere disgiunta dall’antirazzismo. Approfittando di queste dichiarazioni, Salvini ha dichiarato che, essendo il tema della conferenza l’antisemitismo, sarebbe stato irragionevole parlare anche di mille altri temi.

Ciò che non ha forse compreso, o preferisce non dire, è che l’affermazione della sopravvissuta ad Auschwitz non riguardava la conferenza in sé quanto l’atteggiamento generale di Salvini verso il razzismo. A questo proposito, l’astensione della coalizione di destra sulla Commissione Segre contro razzismo e antisemitismo e le forme d’odio è esemplificativa. Per giustificare la scelta, poi, i gruppi parlamentari di destra hanno affermato che il progetto limitava e metteva a rischio la libertà d’espressione. Anche se non dovrebbe essere necessario, si ricorda che la libertà d’espressione è diritto costituzionale e che ognuno è libero di esprimersi. La legge poi, come saprà di certo Salvini dopo la condanna per razzismo in base alla legge Mancino, si riserva il diritto di punire chi dice cose che non dovrebbe in quanto inutilmente dannose e offensive.

Dunque, il Salvini antirazzista e anti anti-semita, dovrebbe guardare nel proprio grembo e vedere cosa sta effettivamente concependo. Il continuo reiterare di essere antisemiti e antirazzisti non lo renderà tale; e suoi post Facebook lo dimostrano.

L’asse sovranista: da Washington a Tel-Aviv

In realtà, questa preoccupazione della Lega per Israele non dovrebbe stupire. Oltre alla condanna dell’antisemitismo, ciò che alletta Salvini è l’asse sovranista che corre da Washington a Tel-Aviv/Gerusalemme, passando per l’Europa.

Trump e NetanyahuInfatti, già nel dicembre 2017, ben prima delle dichiarazioni del Capitano, il prudente Trump si era impegnato a spostare l’ambasciata Usa a Gerusalemme. Questa mossa apriva di fatto al riconoscimento della Città Santa a capitale d’Israele, mettendo a rischio anni di accordi e lente trattative per porre fine a spargimenti di sangue. La scelta, come riporta la BBC, è stata prettamente ideologica ed elettorale più che strategica in vista di una pacificazione. Certamente non aiuterà a facilitare la risoluzione del conflitto, sostanzialmente immutato dagli Accordi di Oslo del 1993.

Proprio la dichiarazione di Salvini che esprime la sua volontà di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele ci riporta dunque all’inizio: semplificazione ed alterazione della realtà. Inoltre, lo inserisce nella cricca sovranista composta da statisti come Netanyahu, indagato per frode e truffa, e lo stesso Trump, che si sta destreggiando tra impeachment e crisi iraniana.

Quest’ultima affermazione potrebbe sembrare avventata, ma il suo stesso discorso dimostra altrimenti. Durante il suo intervento, Salvini ha infatti citato e fatto i complimenti solo a tre leader mondiali: Johnson, Trump e Netanyahu per l’appunto. In particolare, il Presidente degli USA a parere di Salvini, sarebbe anche la figura più indicata per negoziare il nuovo accordo sul nucleare con l’Iran. Chi altro potrebbe aver tale acume e sottigliezza? Ai posteri l’ardua sentenza.