“L’arte è la più intensa forma d’individualismo che il mondo abbia conosciuto. Affermerei, anzi, che è l’unica vera forma d’individualismo che sia mai esistita”.

Oscar Wilde, celebre scrittore irlandese dell’età vittoriana, dichiarava tale la sua posizione in relazione alla sfera artistica. A quel tempo essere un letterato come lui significava ben più che conoscere le lettere. Gli esponenti di questo settore, infatti, avevano una completa visione di tutto ciò che concerneva l’essere artisti.

Il concetto chiave è l’individualismo, e cioè la tendenza a privilegiare l’uomo a discapito dei grandi insiemi, come la società, i popoli e le nazioni.

Questa predisposizione individuale – per l’appunto – può essere vista con estremo pessimismo, o, al contrario, con atteggiamento fiducioso. Quel che è certo è che, come ha affermato Wilde, l’arte sceglie di accogliere questa seconda possibilità, quella che permette una visione ottimista.

“Con ogni uomo viene al mondo qualcosa di nuovo che non è mai esistito, qualcosa di primo e unico”.

Il filosofo austriaco Martin Mordechai Buber voleva così evidenziare la stima che aveva nell’uomo, nella sua individualità. Ciò che nell’arte si può considerare la massima espressione della singolarità è, senza dubbio, l’autoritratto.

Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio”.

Con questo semplice concetto, l’artista messicana Frida Kahlo riassume le proprie attitudini. Ricordiamo che nel 1925, all’età di diciotto anni, la sua vita cambiò drasticamente a causa di un incidente di un autobus sul quale viaggiava, e che in seguito a questo increscioso evento fu costretta ad un prolungato immobilismo.
Allettata e senza possibilità di movimento, Frida incominciò a sperimentare il tema dell’autoritratto, e quindi dell’individualismo. Tutto nacque quando decise di sistemare uno specchio di fronte al suo letto, in modo che la sua unica visuale fosse sempre e solo su se stessa.

Molto spesso Frida, nei suoi autoritratti, dipingeva in maniera concreta ed esplicita le sofferenze che costellavano la sua quotidianità. Dolori, angosce e costrizioni che la tormentavano e che hanno caratterizzato ampiamente la sua intera esistenza.

Dal momento che i miei soggetti sono stati sempre le mie sensazioni, i miei stati mentali e le reazioni profonde che la vita è andata producendo in me, ho di frequente oggettivato tutto questo in immagini di me stessa, che erano la cosa più sincera che io potessi fare per esprimere ciò che sentivo dentro e fuori di me”.

Autoritratto con collana di spine” – Frida Kahlo

Autoritratto con collana di spine” è diventato probabilmente il dipinto più iconico che Frida ha elaborato basandosi su se stessa.
La sofferenza è chiaramente portata in primo piano. Una collana interamente spinata trafigge e  accerchia il suo collo, facendolo persino sanguinare. Tutto è reso onirico e straniante dall’espressione dell’artista, che sembra saper sopportare la tortura subita con totale autocontrollo e lucidità.

Attraverso la tela dipinta la pittrice riusciva così a comunicare le proprie sofferenze.

Un’altra rappresentazione che permette di scavare dentro a questa bizzarra personalità è il dipinto conosciuto come “Il cervo ferito”, realizzato nel 1946.

Al centro della composizione vi è un animale, probabilmente un cerbiatto, ferito da nove frecce che trafiggono l’intero manto. Il muso del cervo è sostituito dal volto di Frida, che ancora una volta trascina in primo piano il suo strazio fisico e psicologico.

C’è da dire, però, che la vita di Frida Kahlo non è stata caratterizzata solo da sofferenze. Dopo tanti calvari, arriva l’amore.

Nel 1929 si innamora e si sposa con Diego Rivera – all’anagrafe Diego Marìa de la Concepcìon Juan Nepomuceno Estanislao de la Rivera y Barrientos Acosta y Rodrìguez – pittore muralista messicano, al quale dedicò i suoi più bei dipinti mai realizzati.

La loro fu una grande storia passionale e travagliata allo stesso tempo, di quelle ricordate anche dopo più di cinquant’anni e continuamente alimentata da gelosie e tradimenti. È la stessa Frida ad ammetterlo:

Ho subito due gravi incidenti nella mia vita. Il primo è stato quando un tram mi ha travolto e il secondo è stato Diego Rivera”.

Ed è proprio lui il protagonista di uno degli autoritratti più singolari di sempre, “Diego nei miei pensieri”. Dipinto nel 1943, rappresenta l’amore ossessivo della donna nei confronti del suo compagno. Una Frida in posizione statica frontale irrompe sulla scena vestita con un tipico ed ampio abito messicano, il cosiddetto tehuana.

Ciò che più colpisce è la figurazione del volto di Rivera stampato sulla fronte della donna, come se avesse voluto imprimerlo con forza nella sua testa. Un amore folle, a volte maniacale, che conferma nuovamente l’attitudine prorompente dell’artista messicana.

In questa vita inconsueta e mai banale, Frida Kahlo è riuscita indubbiamente a lasciare un segno a chiunque abbia scelto di appoggiare la sua dissennatezza. Per farlo ha utilizzato ampiamente un solo ed unico soggetto: se stessa.

Una predilezione insolita, ma legittima e in piena linea a tutto ciò che è sempre stata: un’incantevole indisciplinata.

“Tanto assurdo e fugace è il nostro passaggio per il mondo, che mi rasserena soltanto il sapere che sono stata autentica, che sono riuscita ad essere quanto di più somigliante a me stessa mi è stato concesso di essere” (Frida Kahlo).