Lo scorso 5 febbraio 2020, all’età di 90 anni, è scomparso Vittorio Spinazzola, studioso, saggista, critico e professore emerito dell’Università degli Studi di Milano, lasciando in eredità agli intellettuali e agli studenti italiani di facoltà umanistiche un bagaglio sterminato di conoscenze. Le riflessioni che egli ha portato avanti nel corso delle proprie ricerche, infatti, hanno dato un apporto fondamentale rendendo possibile uno sguardo da una prospettiva differente.

Uomo eclettico dalle molte conoscenze e interessi, all’inizio della sua carriera Spinazzola si è occupato di cinema e graphic novel, per poi approdare al mondo delle lettere. Il semplice fatto che non si sia occupato sempre e solo di letteratura dimostra come egli avesse una personalità davvero poco affine alla stereotipata immagine del critico letterario rigido e impostato che molti avranno in mente. Del resto, egli stesso ha affermato di preferire la definizione di “intellettuale” piuttosto che di “studioso”, che egli trovava “sussiegosa e un po’ castale”.

Sono numerosissime le riflessioni per le quali gli ambienti degli studi umanistici devono ringraziarlo: ad esempio, in molte delle sue opere egli ha posto al centro la figura del lettore. Nel saggio “La lettura letteraria”, che si trova all’interno della raccolta saggistica La modernità letteraria, egli esplica perfettamente come ogni lettore sia spinto a usufruire di lettura letteraria per appagare uno stato di bisogno dell’immaginazione estetica. Proprio in quanto vi è alla base un reale bisogno, e in quanto leggere richieda degli sforzi (costituiti da tempo ed energie), la lettura di un dato libro è catalogabile in uno schema di “costi e ricavi”, al termine del quale è naturale esprimere un giudizio. Ma ovviamente, non si può apprezzare ciò che non si comprende, pertanto la valutazione del lettore va di pari passo con l’interpretazione.

Spinazzola ha anche parlato dell’atto di rilettura, di come sia rischioso per ognuno rileggere il proprio libro preferito, poiché esso potrebbe deludere profondamente in quanto non soddisfa più alcun bisogno, cosa che invece aveva evidentemente fatto durante il primo atto di lettura (Leggere e rileggere, in La modernità letteraria). Ha affermato più volte e in differenti saggi che ogni interesse di lettura va considerato legittimo, che anche i prodotti di “livello più basso” hanno diritto di esistere in quanto atti a soddisfare determinate esigenze. La letteratura non è il luogo dove adottare atteggiamenti snobistici e dove avere pregiudizi.

Si è occupato di sistema editoriale, ricordando a tutti che il libro è una merce economicamente connotata, come tutte le altre. Una casa editrice non può dedicarsi solo a una missione di tipo artistico, è necessario che essa abbia un profitto di qualche tipo se vuole continuare a sopravvivere. Quindi non si può non considerare che la mediazione editoriale non è affatto un canale neutro. Ha parlato anche di estetica della differenza: un’opera acquista più valore quanto più si discosta dalla norma, dalla convenzione. Ovviamente il criterio dell’innovazione non ha un valore assoluto, e se considerato meramente nel suo essere fine a se stesso non porta a nulla. (La valorizzazione del testo, in L’esperimento della lettura).

Questi e numerosissimi altri sono gli insegnamenti che Vittorio Spinazzola ha comunicato attraverso la propria produzione saggistica e il proprio insegnamento presso l’Università degli Studi di Milano, grazie al quale numerosissime altre menti brillanti sono state formate.

E quando gli è stato chiesto cosa pensasse del futuro delle lettere, l’innovativo critico ha risposto così:

Quello che so, è che non ho paura del futuro, proprio no. Anche da un punto di vista umanistico, anche come vecchio umanista: no, io penso che, anzi, internet sia una grande occasione per la letteratura, per i letterati, una grande occasione di rilancio, per venire fuori dalle ristrettezze castali, della casta elitaria, della casta chiusa, per lanciarsi nella grande dimensione della moltitudine. È ovvio che ci siano dei rischi, dei pericoli, delle difficoltà, altroché. […] secondo me ci vorrà tempo, io non le vedrò, però arriveranno anche queste forme di mediazione nuova in una società letteraria infinitamente più ampia di quella attuale. Secondo me è nell’ordine delle cose che succeda: ci vorrà il suo tempo, e pazienza, avrete tutto il tempo di vederle arrivare.

Vittorio Spinazzola ha lasciato agli studenti di generazioni diverse un patrimonio di riflessioni preziose. Chiunque ci abbia avuto a che fare, non potrà non esserne stato toccato e profondamente modificato nella forma mentis.


FONTI

Intervista a Vittorio Spinazzola

Vittorio Spinazzola, L’esperienza della lettura, Edizioni Unicopli, 2014

Vittorio Spinazzola, La modernità letteraria, Net, 2005

CREDITS

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