Marielle Franco, classe 1974, è stata una politica, sociologa e attivista brasiliana. Parlare di Marielle Franco significa raccontare la storia di una paladina che ha lottato per difendere i diritti civili di migliaia di cittadini contro le austerità del governo del Brasile, segnato da decenni da corruzione e soprusi.

Marielle si è autoproclamata la figlia della Maré, nome della favela in cui era cresciuta, a nord di Rio de Janeiro. Il suo impegno per la comunità inizia presto, quando si rende conto che i diritti LGBT e i diritti delle donne sono inesistenti nel tessuto sociale brasiliano. Essere una giovane donna di colore, lesbica e madre è una situazione svantaggiosa in Brasile, stato in cui lo sfruttamento e l’emarginazione sono appannaggio dei narcotrafficanti, della polizia militare e del governo.

Marielle si è sempre identificata come una donna femminista, nera e lesbica: diventa madre nel 1998, intraprende la vita universitaria lavorando come insegnante prescolare e retribuita al minimo salariale. Nel 2007 si laurea in Scienze Sociali presso la Pontifìcia Università Catolica di Rio de Janerio e nel 2011 si specializza in responsabilità sociale e settore terziario. Nel 2014, presso l’Università federale Fluminese, ottiene un master in Pubblica Amministrazione analizzando le politiche sulla sicurezza pubblica di Rio de Janeiro. Essere lesbica e madre single ha indotto Marielle a battersi in prima linea per i diritti LGBT: la sua storia con l’amante di lunga data Monica Terza Benìcio è stata, sin dall’adolescenza, ostacolata dalle rispettive famiglie e dagli amici, che hanno tentato di impedire l’unione tra le due donne. La loro relazione, iniziata quando le due avevano rispettivamente diciotto e ventiquattro anni, ha avuto un lieto fino solo tredici anni dopo gli innumerevoli ostacoli sociali che la coppia ha dovuto affrontare. Infatti, nel 2017, sono riuscite a trasferirsi e vivere insieme a Tijuca, progettando il matrimonio per il 2019.

Il manifesto politico di Marielle nasce dalle sue condizioni di vita passate, molto precarie principalmente a causa di uno stato assente. Infatti, il suo impegno politico ha avuto come scopo lo sradicamento delle condizioni inumane delle favelas e il raggiungimento delle pari opportunità per donne, gay e persone di colore. La sua ascesa politica inizia con la collaborazione con Marcelo Freixo, che divenne parlamentare nel 2007. Marielle diventa consigliere parlamentare e successivamente coordinatore della Commissione per la Difesa dei Diritti Umani e della Cittadinanza. Con oltre 46.000 voti, nel 2016 è stata eletta consigliera nella Câmara Municipal di Rio de Janeiro per la Mudar Coalition, formata dal Partito Socialismo e Libertà (PSOL) e dal Partito Comunista Brasiliano (PCB). Nel Consiglio Municipale ha presieduto la Commissione per la Difesa delle Donne  e la Commissione di monitoraggio dell’azione della polizia federale a Rio de Janeiro.

La sera del 14 marzo del 2018, Marielle Franco è stata uccisa da due sicari mentre stava tornando a casa dopo un dibattito promosso dal PSOL presso la Casa das Pretas (Casa delle donne nere) a Lapa, per trovare una soluzione e combattere la violenza sulle donne afroamericane nelle favelas.

Alle 21:30, mentre si stava allontanando per tornare a casa, la sua automobile è stata affiancata da un’altra vettura con i sicari che avevano atteso in strada per ore che Marielle uscisse. Malgrado i finestrini oscurati gli assassini l’hanno riconosciuta e colpita più volte, uccidendola. Con lei è stato assassinato anche il suo autista, Anderson Pedro Gomes, mentre una collaboratrice seduta di fianco a lei è rimasta ferita.

I proiettili trovati appartengono al taglio utilizzato dalla polizia brasiliana. Quali sono stati i moventi per cui Marielle Franco è stata uccisa? La sua lotta per difendere i diritti degli abitanti delle favelas, vittime della corruzione e della violenza della polizia e della mafia, la lotta contro la discriminazione delle minoranze di colore e la sua continua protezione per le donne e la comunità LGBT mettevano Marielle in una posizione scomoda nei confronti dello Stato e delle forze dell’ordine.

A quasi un anno dalla sua scomparsa sono stati arrestati due agenti di polizia, accusati di essere i killer che hanno ucciso la consigliera. Il primo a essere arrestato è stato Ronnie Lessa, pensionato della polizia militare, accusato di essere stato l’artefice, ovvero colui che ha aperto il fuoco sull’automobile in cui viaggiava Marielle con una mitragliatrice; mentre il secondo è Elcio Vieira de Queiroz, al volante della macchina da cui sono partiti i colpi.

Diritti civili: la situazione del Brasile nelle mani di Bolsonaro

Con il voto non cambierà niente in questo Paese. Purtroppo le cose cambieranno solo quando un giorno partiremo per una guerra civile qui dentro e faremo il lavoro che il regime militare non ha fatto, cioè uccidendo 30 mila persone, cominciando da Fernando Henrique Cardoso. Se morirà qualche innocente non fa niente, in ogni guerra muoiono innocenti.

Il governo di Jair Bolsonaro ha segnato per il Brasile un anno nero: come ha affermato il <<Post>> in un suo articolo, la quarta democrazia del mondo è nelle mani di un estremista. Le sue posizioni reazionarie hanno minato la dignità e l’autorità dei diritti civili e umani di donne, neri e omosessuali. Le sue dichiarazioni non hanno lasciato spazio a malintesi:

Sarei incapace di amare un figlio omosessuale. Non sarò un ipocrita: preferirei che mio figlio morisse in un incidente piuttosto che presentarsi con un tipo con i baffi.

Infatti, Bolsonaro si fa portavoce e esecutore di un’esclusione delle minoranze, che devono sottostare alla maggioranza, adattarsi o scomparire. Nelle minoranze rientrano i rifugiati a cui non è concesso spazio sul territorio brasiliano e le donne che non posso aspirare alla parità salariale e non possono godere del diritto dell’aborto, che in Brasile è legale solo se la madre rischia la morte. Inoltre, Bolsonaro è sostenitore del fascismo, di cui commemora i militanti, e ha attaccato in più occasioni il Congresso Nazionale, immaginando e celebrando l’eventualità del golpe.

In occasione della morte di Marielle Franco, che ha lottato per i diritti di tutta la fetta di comunità esclusa e discriminata dalla sua politica, Bolsonaro non ha rilasciato dichiarazioni, affermando che le sue parole potessero trasformarsi in polemica per chi ricordava e sosteneva la lotta della Crìa de Maré. Il presidente brasiliano è stato inoltre accusato di essere il mandante dei killer in seguito a un’inchiesta mossa dal telegiornale O Globo, terminata con lo scagionamento del Presidente. Tuttavia, non sono mancate le proteste: a quasi due anni dalla morte di Marielle Franco, il popolo brasiliano continua la crociata della Crìa de Marè per rivendicare i diritti umani e civili che “il Trump brasiliano” ha eliminato in un anno di presidenza.