Tutto inizia con una band ingaggiata per un matrimonio nella calda Basilicata. Il loro è un gruppo musicale dal nome improbabile (Le pale eoliche) che compone canzoni e vorrebbe esibirsi sul palcoscenico di “Scanzonissima”. 

Nicola Palmieri, il frontman, insegna matematica; Salvatore, alla chitarra, è un ex studente di medicina; Franco, al contrabbasso, uomo a cui l’amore ha tolto le parole; Rocco, alle percussioni, è un donnaiolo di grande fascino. Rispettivamente, troviamo un cast formato da: Rocco Papaleo, nonché regista, Paolo Briguglia, Max Gazzè e Alessandro Gassman.

Nicola propone ai ragazzi di attraversare la Basilicata dal Tirreno allo Ionio, partire da Maratea per arrivare a Scanzano. Un tour attraverso la natura di una regione dimenticata, Basilicata Coast to Coast.

Un viaggio ripreso da una televisione parrocchiale e seguito dalla giornalista Tropea, svogliata e annoiata dal gruppo.

La prima considerazione è che abbiamo tempo da perdere… o meglio da regalarci, dunque il motivo di questo viaggio è farci un regalo… il senso è vedere se siamo in grado di meritarcelo…

Il loro diventa un viaggio catartico, tra i monti e i tanti ostacoli. Diventa il viaggio di una vita alla scoperta di se stessi, armati di strumenti su un carretto trainato da un asino, il panino con la frittata nello stomaco e subito in marcia. Un clima quasi vintage con le sue sedie di paglia, case in pietra e pettinature un po’ rétro, le automobili di una volta e i vecchi seduti con il berretto in capo fuori dal bar, intenti a giocare a carte.

Il loro spazio comico e sonoro diventerà l’Italia meridionale, un’area geografica dimenticata dal cinema italiano, se non per i troppi film di stampo mafioso. Film che cercano di raccontare la criminalità organizzata del Mezzogiorno, le periferie degradate e la povertà.

Rocco Papaleo cerca di riprendere un altro aspetto del sud, fermandosi per esempio ad Aliano per un brindisi a Carlo Levi e a Gian Maria Volonté, o nella città fantasma di Craco. Patrimoni da tutelare, che forse non amiamo abbastanza.

Il lato un po’ comico del film, invece, è dovuto ai fratelli Maria Teresa e Carmine.

Maria Teresa, a un passo dalle nozze, si lascia trasportare dalle emozioni con i due cugini Salvatore e Rocco, ma il fratello la sta cercando e, preso dalla sua interpretazione del brigante Crocco, arriva in sella al suo cavallo (con in testa il casco) seguito dai suoi amici.

Attimi di vero spavento. Una scena resa sensazionale dall’interpretazione un po’ esagerata del tipico uomo del Sud che cerca di trasmettere paura.

La descrizione del cuore del Sud un po’ western attraverso la simpatia dei personaggi e l’ironia dei testi cantati, un po’ come …

Il pane e frittata di mia madre non si batte. Perché non è che bastano due fette di pane e una frittata per fare il pane e frittata che fa mia madre. Se al pane e frittata che fa mia madre gli levi mia madre rimane un panino con la frittata generico, semplice, banale, ordinario.
Se invece al pane e frittata che fa mia madre gli levi il panino con la frittata rimane mia madre, che può sempre farmene un altro.  Che magari le viene meglio, o peggio! E lì uno può fare dei paragoni, oltre al gusto del pane con la frittata c’hai il gusto della sorpresa, dell’imprevisto. Che è il sale della vita e anche di quel pane e frittata.
Il pane e frittata senza mia madre è orfano, è un panino senza background, senza memoria, senza cultura, è un panino che magari lì per lì ti sfama pure, eh … Però non ti appassiona, non ti fa crescere.
Il pane e frittata senza mia madre è un panino ripieno di un vuoto. E alla fine lo senti quel retrogusto di un gusto che non è il tuo.

Più ci si avvicina al finale del film, più si vede crescere questi personaggi, a cominciare da Nicola che, finalmente, comincia a credere fermamente in qualcosa. Salvatore che rompe la sua depressione e ritorna alla medicina. Rocco che, affrontando la fine del viaggio da solo, capisce che i sogni da celebrità ritorneranno nel cassetto e che, magari, la tabaccheria di famiglia può diventare qualcosa di più. Franco, che non dimenticherà mai il suo amore, ma forse è pronto a ricominciare.

Il bello, di questo film, è proprio questo: il viaggio interiore che ognuno fa. Il modo in cui, una volta rimasti in mezzo alla natura, affrontano i loro malesseri esistenziali. I comuni disagi della vita, come le difficoltà da superare, la forza di ricominciare.

Il retrogusto amaro viene lasciato esclusivamente dalla giornalista Tropea. Una donna apparentemente strafottente, qualcosa di lei resta sempre un segreto. È un personaggio che, nel corso del film, non si evolve e che non si apre mai completamente. Dietro quegli occhi infuriati c’è molto di più, non basta intuirlo.

Un film gradevole e consigliabile: non un capolavoro, Basilicata coast to coast è un film aperto e spensierato. Un “On the road” pieno di fantasia e qualche esagerazione che in qualche modo trovano armonia, un po’ come l’incontro con i briganti a cavallo con il casco. 

Ad oggi, è davvero possibile organizzare il viaggio da una costa all’altra, seguendo le suggestive tappe del celebre film Basilicata coast to coast, per una versione di “Into the wild” italiana, lontani dal caos cittadino e dalle magagne della vita. Alla ricerca di sé e tornare finalmente a credere in qualcosa, come Nicola.