Le idee di perfezione e di bellezza sembrano dei concetti immutabili ed universali ai quali dobbiamo sottostare. Nella realtà i canoni estetici sono un fattore relativo, che varia rispetto all’area geografica e all’epoca storica. Nel Novecento questi vengono ridefiniti più volte, proponendo diversi modelli di femminilità.

Soprattutto nella società occidentale, l’estetica – in particolare quella femminile – ha ricoperto un ruolo centrale; a causa del retaggio culturale per cui il matrimonio era un elemento fondamentale per la vita di una donna, essa doveva preoccuparsi di risultare il più attraente possibile. I cambiamenti dei canoni estetici del passato sono riconducibili allo sguardo maschile e alle rivoluzioni sociali che si sono susseguite nel tempo. Al contrario, l’occhio femminile storicamente non ha mai influito sulla definizione dell’estetica maschile, la quale ha subito cambiamenti insignificanti, ridotti a piccole modifiche nell’abbigliamento e nelle acconciature. Ad oggi, l’attenzione per l’aspetto fisico è data dalla forte preponderanza delle immagini nella nostra società: la maggior parte dei contenuti fruiti sono di tipo visivo, quindi l’estetica maschile e femminile ricoprono un ruolo centrale ancora oggi. A causa di questa forte esposizione si sente il bisogno di raggiungere la perfezione, anche attraverso effetti artificiali, come il fotoritocco, alienando la realtà.

La perfezione è relativa: nel corso dell’ultimo secolo il canone estetico ha subito delle variazioni in ogni decade.

Camille Clifford

Nei primi del Novecento le donne sognano una silhouette a forma di “S”: questa ha come riferimento le Gibson Girl. Questo tipo di estetica rileva degli strascichi rispetto alla forma del corsetto ottocentesco; infatti, la donna ideale era alta, dal seno prosperoso, con fianchi larghi e dalla vita stretta. Molte donne ricorsero all’utilizzo del bustino di Inez Gaches-Sarraute, che permetteva di mantenere il ventre piatto e sostenere il seno. Una famosa Gibson Girl del periodo fu Camille Clifford, un’attrice e modella belga. 

Durante i ruggenti anni Venti, il modello è rappresentato dalle flapper girls. Con questo termine si identificava una donna trasgressiva: eccessivamente truccata, guidatrice e sessualmente disinvolta; furono le prime a mostrare le caviglie e a portare i capelli a caschetto. Il corpo androgino diventa il modello di riferimento, in totale opposizione rispetto all’eccessiva femminilità del decennio precedente. In questi anni le donne iniziano a praticare attività fisica, in modo da mantenere la linea senza l’aiuto di un corsetto. Alice Joyce, un’attrice americana, fu un’icona di questo periodo, con fianchi stretti e seno piccolo. La silhouette a sirena divenne il modello di tendenza degli anni 30 del Novecento: le forme sono morbide e femminili, ma il punto vita non è più tanto fine quanto all’inizio del secolo. La donna aveva sostituito il corsetto con delle guaine, che modellavano il corpo senza costringerlo. La femminilità di questo periodo fu rappresentata dall’attrice Jean Harlow.

Tra il 1940 e il 1950, a seguito delle due guerre, le donne sono sempre più indipendenti ed emancipate. In questo decennio le donne portano i capelli arricciati e lunghi fino alle spalle, mentre la silhouette rimane estremamente femminile, dall’aria fiera, come Katherine Hepburn. In questo stesso periodo si fa spazio il New Look di Dior: si ripropone lo stile ottocentesco attraverso abiti principeschi. Infatti, qualche anno più tardi si ritorna alla figura a clessidra, dalle curve sempre più accentuate. Elizabeth Taylor e Marilyn Monroe erano le sex symbol di questo periodo.

Questo climax di femminilità è stato bruscamente interrotto negli anni ’60. In questi anni la nuova generazione inizia un processo di ribellione rispetto al passato. Un simbolo dei movimenti sessantottini è la minigonna: come mai prima d’ora si scoprono le gambe femminili. Il canone di bellezza si inverte totalmente, imponendo un fisico minuto e privo di forme. La modella e attrice Twiggy Lawson è la portavoce di questa nuova estetica.

Dagli anni Settanta le donne attraversano un periodo di grande libertà: la silhouette rimane slanciata, ma più tonica ed atletica con capelli lunghi e voluminosi, come quelli dell’attrice Farrah Fawcett.

Negli anni Ottanta la nuovissima categoria delle top model domina l’immaginario collettivo: gambe lunghe, fisico snello e vita stretta. Le più famose supermodelle appartenenti a questo decennio sono Elle McPherson e Linda Evangelista.kim k

Nell’ultimo decennio del Novecento il canone estetico, definito heroin chic, è quasi irraggiungibile: Kate Moss veniva ammirata per il suo fisico estremamente asciutto, a tratti sottopeso. Questo modello tossico viene sostituito gradualmente da un corpo tonico e scolpito dei primi anni 2000. Ad oggi sono diversi i canoni estetici che la società esalta: il concetto di bellezza passa dal fisico androgino di Cara Delevingne alle forme opulente di Kim Kardashian. Nonostante l’insicurezza e la ricerca della perfezione siano all’ordine del giorno per moltissime persone, la società sta ampliando lo spettro della bellezza estetica, rendendosi sempre più inclusivo.