È da più di un mese che la Francia, e in particolare Parigi, è bloccata dal più lungo sciopero dei trasporti nella storia transalpina. Tutto è incominciato con le proteste del 5 dicembre, organizzate da più sindacati che si sono accordati per una manifestazione comune.  Varie categorie sono scese in piazza per protestare contro la rivoluzionaria riforma delle pensioni proposta dal Presidente Macron.

In cosa consiste la riforma

Lo scopo principale è quello di creare un regime pensionistico universale valido per tutti, abolendo quindi tutte le categorie “privilegiate” a cui ci si riferisce con il termine “régimes spéciaux”.

I regimi pensionistici e quelli speciali

Uno dei punti fondamentali di questo testo sta nell’abolizione di questi regimi speciali che in Francia, secondo i più, sono quarantadue. In realtà, come riportato nella Loi de finance (la Finanziaria francese), sono solamente undici, ovvero quelli preesistenti alla creazione di un regime unico nel 1945. Si dovrebbe parlare quindi di quarantadue regimi pensionistici di cui undici “speciali”.

Il tanto propagandato numero quarantadue infatti dimostra come sia complesso il sistema pensionistico francese e come ogni tentativo di semplificarlo debba essere accuratamente studiato. Infatti, oltre ai grandi enti statali di previdenza, ne esistono altri pubblici e privati a cui sono affiliate alcune professioni che definiamo regimi autonomi”. Altre professioni, invece, fanno parte del regime generale, ovvero sono affiliate ad uno dei grandi enti statali, ma beneficiano di un regime complementare o addizionale. Insomma, una grande confusione che va analizzata con precisione.

L’ âge pivot

L’altro punto in discussione è la cosiddetta âge pivot (età perno) che fissa a sessantaquattro anni l’età consigliata per la pensione. L’età legale di pensionamento rimarrebbe sessantadue anni ma, tramite un sistema Bonus-Malus, chi deciderà di andare in pensione al raggiungimento dell’âge pivot, dunque più tardi, avrà dei vantaggi economici. Lo scopo è quello di evitare che si creino ulteriori buchi nel sistema previdenziale, oltre a quelli già presenti.

Questo meccanismo è stato creato per far fronte all’innalzamento dell’aspettativa di vita e non è fisso. In caso di ulteriore innalzamento dell’età media di vita, l’età del pensionamento aumenterebbe di conseguenza. La soglia d’età consigliata a sessantaquattro anni, inoltre, è stata concepita come il punto di arrivo della riforma. Questo significa che, dall’entrata in vigore della legge, âge pivot salirà progressivamente fino a fermarsi al sessantaquattresimo anno nel 2027. Essa, come si è detto in precedenza, rimarrebbe comunque suscettibile a cambiamento negli anni a venire.

Questo meccanismo, tuttavia, è malvisto da molti: non solo tra i sindacati ma anche all’interno della stessa “La République En Marche”, il partito di Macron che è al momento al governo.

I sindacati in protesta

Lo sciopero è stato convocato per la prima volta il 5 di dicembre da diversi sindacati tra cui la CGT, FO, la FSU e Solidaires.  Oltre a questi sindacati generali hanno aderito anche le sottocategorie specifiche di ciascun settore toccato dalla riforma.

File:SNCF TGV-R 526 at Paris Gare du Nord.JPG

Gli scioperi che ovviamente hanno causato più disagi sono stati quelli dei trasporti pubblici; la situazione in questi giorni sta però progressivamente migliorando. In particolare la SNCF, la società ferroviaria nazionale, e la RATP, che gestisce la metro di Parigi ma anche altri servizi di trasporto pubblico, hanno dovuto fronteggiare una mobilitazione fortissima.

La protesta dei lavoratori della SNCF ha abbondantemente superato il record di ventotto giorni nel 1986, entrando nel ventinovesimo giorno il due gennaio del 2020. Altro fattore sconvolgente è proprio il periodo in cui questa protesta si sta svolgendo. Essa infatti ha proseguito ininterrottamente per tutto il periodo natalizio; uno dei momenti di maggior profitto per le aziende dei trasporti.  Questo ha fatto sì che le società di trasporto privato come Flixbus abbiano registrato un aumento incredibile delle prenotazioni. Mentre le compagnie statali dovranno far fronte a grandi buchi nel bilancio: si stimano 620 milioni per la SNCF e 93 milioni per la RATP.

La conferenza sul finanziamento

Il 10 gennaio, inoltre, si è tenuta, all’Hôtel de Matignon (sede del primo ministro francese), una conferenza sul finanziamento delle pensioni tra governo e sindacati. Infatti, alcuni sindacati meno radicali ritengono che la riforma in sé possa essere accettata, a condizione che si trovi un modo efficace di sostituire il meccanismo dell’âge pivot.

Tra questi c’è la CFDT, il principale sindacato francese, che si è dichiarata disposta a trattare sul metodo alternativo di finanziamento. Dal lato opposto della barricata ci sono la CGT con l’iconico segretario Philippe Martinez e la FO (Force ouvrière) che si dichiarano contro la riforma in linea di principio.

L’impegno sindacale ha avuto in questo un risultato considerevole. L’11 gennaio, il ministro Édouard Philippe ha scritto una lettera ai sindacati in cui si dichiara disposto a escludere provvisoriamente l’âge pivot dal progetto di legge. Questo per cercare di ottenere l’appoggio della CFDT, il sindacato più importante in Francia. Tuttavia, la sospensione prevede che venga trovata un’alternativa, altrimenti, fa sapere il governo, verrà mantenuta l’âge pivot.

Le prossime date rilevanti

Nonostante i tentativi di ricucire le divergenze, le distanze restano e la soluzione ancora non è arrivata. Ciò che ha turbato di più i sindacati però è il comportamento ambiguo del governo. Infatti, nonostante sia Edouard Philippe sia Macron continuino a parlare di dialogo e soluzioni eque, le azioni del governo sembrano andare in un’altra direzione.

In particolare, il 6 gennaio, il Ministro dei Rapporti col Parlamento, Marc Fresnau, ha dato un annuncio scioccante. Dalle sue dichiarazioni sembra che il progetto di legge sia già stato inviato al Conseil d’État, organo con funzioni consultive e giurisdizionali. Inoltre, la discussione del testo in Consiglio dei Ministri è fissata per il 24 gennaio, non a caso data del prossimo sciopero generale, mentre il dibattito parlamentare per il 17 febbraio. Tutto questo appare ai sindacati, al di là delle parole rassicuranti dei rappresentanti del Governo, molto definitivo. Lo scopo del governo è, in fondo, quello di forzare la resistenza dei sindacati e procedere secondo la tabella di marcia. Se tutto procedesse linearmente, infatti, la riforma entrerebbe in vigore già nell’estate 2020.