La mostra

Fino al 1 marzo 2020, il Museo del Novecento di Milano dedica una retrospettiva a Filippo de Pisis, artista ferrarese che ha lasciato un segno indelebile nella pittura italiana tra le due guerre. A cura dello storico dell’arte Pier Giovanni Castagnoli, insieme a Danka Giacon, conservatrice del Museo del Novecento, la mostra raccoglie oltre 90 tra le opere più rappresentative della sua produzione, dalle numerose nature morte alle seducenti vedute urbane.

La passione per i viaggi e la volontà di assorbire e di rielaborare le correnti artistiche incontrate confluiscono nello stile unico e personale  di De Pisis. Quest’ultimo, attraverso un sapiente dosaggio degli elementi del codice visivo, conferisce una suggestione poetica alle sue rappresentazioni.

Ritratto dell’antiquario (1931)

Il percorso espositivo, articolato in 10 sale disposte ad anello presso il piano terra del museo, accompagna il visitatore in un viaggio cronologico che ripercorre le tappe salienti della carriera del pittore. Dagli esordi del 1916, all’incontro con la pittura metafisica di De Chirico, fino al drammatico ricovero nella clinica psichiatrica di Villa Fiorita.

Le opere sono state accuratamente selezionate dalle principali gallerie d’arte italiane, tra le quali emergono la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, la Galleria d’Arte Moderna di Torino, il Mart di Trento e Rovereto e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

Filippo De Pisis

Nato nel 1896 da una famiglia di nobili, la formazione di Filippo de Pisis è affidata a precettori privati. Negli anni della sua gioventù muove i primi passi nella scrittura. Questa passione affiancherà la sua carriera di pittore per tutta la vita. De Pisis entrerà infatti in contatto con i collaboratori de La Voce e Lacerba e scriverà su riviste d’avanguardia.
Nel 1915 conosce Giorgio de Chirico e il fratello Alberto Savinio. Affascinato dal loro modo di concepire la pittura, rimane influenzato dallo stile metafisico nei primi anni della sua produzione. Parallelamente, si iscrive alla facoltà di Lettere dell’Università di Bologna, entrando a far parte dell’ambiente culturale della città. Ad esempio, intrattiene rapporti con intellettuali del calibro di Umberto Saba e Giuseppe Raimondi.

Il marinaio francese (1930)

In seguito a brevi soggiorni prima a Roma e poi ad Assisi, si trasferisce a Parigi, dove vive tra il 1925 e il 1939, assorbendo il vivace ambiente culturale delle avanguardie. Braque, Picasso, Matisse, Joyce, Svevo e lo stesso de Chirico fanno parte della sua cerchia di contatti durante questo periodo.

La sua produzione si spinge verso risultati sempre più personali e originali, con nature morte che “spingono” lo sguardo dell’osservatore verso lo sfondo del quadro. Ritratti introspettivi dimostrano inoltre le sue straordinarie doti pittoriche, come Il marinaio francese (1930).

L’invito a Londra da parte del mercante Zwemmer per allestire una mostra nella sua galleria rappresenta per lui una grande occasione di crescita professionale. Infatti, è proprio nelle vedute urbane londinesi che esprime al meglio la sua capacità di cogliere, attraverso vibranti tocchi di pennello, visioni sempre inedite dei paesaggi che fanno da sfondo alle sue giornate.

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale De Pisis si stabilisce a Milano, rischiando il confino nel 1943 perché accusato dal Prefetto della Città di essere un “perturbatore morale”. Dopo il bombardamento del suo appartamento milanese, si trasferisce a Venezia, dove presto lo raggiunge la nipote, che diventa una presenza costante fino alla fine della sua vita. Proprio nella laguna iniziano a manifestarsi i primi sintomi della malattia nervosa che lo condurranno al ricovero negli anni successivi.

Tra scrittura e pittura

Una delle ultime stanze del percorso presenta un collage di citazioni tratte dai testi di de Pisis, a testimonianza di quanto la scrittura fosse una parte importante della sua vita.

“La metafisica è fatta spesso più di semplicità, chiarezza, sonorità e palpito che di ricerca e di aridità

cita una sua celebre frase, in riferimento alla pittura metafisica che è stata una sua grande fonte di ispirazione.

Il tratto breve e veloce che caratterizza la sua pittura denota la lezione degli impressionisti. Tuttavia, per de Pisis il paesaggio non si riduce a semplice registrazione visiva, ma rappresenta in primo luogo l’espressione di uno stato d’animo interiore. Dal punto di vista tematico, è evidente l’influenza degli espressionisti nell’interesse costante per le figure di diseredati, emarginati e migranti che popolano le vie delle città.

Nel 1949 viene ricoverato nella casa di cura Villa Fiorita a Brugherio, dove continuerà a dipingere fino alla sua morte, nel 1956.

Pittore versatile e viaggiatore instancabile, de Pisis percorre il Novecento attraversando paesi e movimenti. Non aderì unicamente a una sola corrente, pur lasciando la propria impronta ben definita nel panorama pittorico italiano del secolo breve. Dalla primavera del 2020, l’esposizione sarà ospitata al Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps.

 

Fonti:

museodelnovecento

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