L’anno che si è appena concluso ha lasciato dietro di sé diversi casi ancora aperti. E mentre l’euforia che caratterizza il periodo natalizio si diffondeva, ecco che in alcune case il clima di festa non ha osato bussare. Due di queste sono quelle delle famiglie Romagnoli e Von Freymann. Allo stesso modo, il 2020 è già un anno da dimenticare per i famigliari di sei giovani tedeschi, travolti e uccisi a Bolzano. La causa è comune: omicidio stradale.

C’è chi crede in Dio, chi nel destino o nel karma; entità superiori che decidono quando porre fine alle nostre vite, senza possibilità di opposizione o previsione. Così, di fronte a una morte naturale, o a causa di una malattia, non resta altro che rassegnarsi. Per quanto ci si possa disperare, non c’è nessuno, almeno in carne e ossa, su cui si possa sfogare la propria rabbia.

Nei casi sopra citati invece, sono state due persone a porre fine ingiustamente e senza alcun diritto a otto giovani vite. La causa scatenante? L’assunzione di alcol o droghe prima di mettersi alla guida. E allora qualcuno su cui sfogare la propria rabbia, con tutte le ragioni del caso, c’è. Certo, si può fare poco di concreto, ma almeno sperare nel massimo della condanna per i colpevoli.

Camilla Romagnoli e Gaia Von Freymann sono state investite nella notte tra il 21 e il 22 dicembre. Il colpevole, Pietro Genovese, era ubriaco, così come l’assassino dei sei tedeschi. Non solo avevano bevuto troppo: un altro capo d’accusa è l’eccesso di velocità. È importante ricordare che anche viaggiando a 50 km/h con una macchina piccola si ha il potere di uccidere una persona sul colpo.

Gli omicidi stradali a danno dei pedoni sono in continuo aumento, e solo nei fine settimana degli ultimi tre mesi, 72 persone sono morte, 232 ferite. Solo nel 2018, 612 pedoni sono morti sulle strade italiane, senza contare i feriti. Stando all’Osservatorio Pedoni dell’Asaps, una volta era addirittura peggio: nel 2002 i pedoni uccisi in Italia erano stati 1226. Le cause sono più di una: guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di stupefacenti, fretta, distrazione.

La prima riunisce sotto di sé i casi più recenti, ed è preoccupante il fatto che nel 2019 siano stati 27 mila i verbali in Italia nei confronti di automobilisti per abuso di alcol e droga. È necessario ricordare alcuni dati fondamentali, così da limitare episodi tragici come questi. Il codice della strada stabilisce che il limite di alcol che una persona può assumere prima di mettersi alla guida non debba superare gli 0,5 grammi per litro di sangue. Il divieto di bere prima di guidare, invece, è imposto a neopatentati e autisti professionali. Le sanzioni previste per le infrazioni sono il ritiro della patente per un periodo dai tre ai sei mesi e una multa da 500 euro con tasso oltre 0,5 e non oltre 0,8 grammi. Ovviamente queste pene sono più severe (anche se mai abbastanza in molti casi) con l’aumentare dei grammi.

La fretta è un’altra causa di omicidi stradali, nonostante sembri essere meno rilevante, e nonostante abbia riguardato tutti noi almeno una volta. Così, un ritardo giustifica il correre a 70 km/h nel centro del paese, per esempio. Infine, il re di tutte le distrazioni: lo smartphone. Quante volte capita di dare un’occhiata allo schermo per controllare una notifica? “Tanto ci metto un secondo”. Il fatidico momento fatale, quello per cui poi si rischia di maledirsi tutta la vita.

Certo, queste due ultime cause hanno fatto meno vittime dell’abuso di alcol e droga. Come evitare quindi che questi due vizi siano fatali a terzi? Ci sono progetti in corso per lo sviluppo di nuove tecnologie che facciano in modo che l’auto parta solo se il soggetto alla guida è sobrio. Questa notizia è allo stesso tempo rassicurante e spaventosa: davvero la tecnologia sta diventando più potente della nostra capacità di giudizio? È preoccupante pensare che una persona non sia in grado di capire quando e quanto può bere, e quando invece è meglio evitare. O quantomeno quando non mettersi alla guida. Eppure, non sembra essere così semplice, e ne abbiamo esempi continuamente.

In attesa dell’intervento provvidenziale della tecnologia, il capo della polizia stradale, Giovanni Busacca, consiglia di partire dai più giovani. In particolare, programmi di educazione stradale che coinvolgano i ragazzi, così da far capire subito l’importanza di stare attenti e sobri alla guida. La verità però è che il senso civico, il rispetto delle regole e la salvaguardia di noi stessi e degli altri dovrebbero essere dei valori innati.

 

FONTI

Alessandra Arachi, “Le giovani vittime sono in aumento. Serve un piano per educare tutti a una guida sicura”, Il Corriere della Sera, Lunedì 6 gennaio 2020 (pag. 8)

Beppe Severgnini, “Perché non riusciamo a fermare la strage dei pedoni indifesi”, Il Corriere della Sera, Lunedì 6 gennaio 2020 (pag. 11)