Il 3 settembre 2019 abbiamo dovuto dire addio a Peter Brodbeck, in arte Peter Lindbergh, all’età di soli 74 anni. Conosciuto come uno dei più influenti tra i fotografi contemporanei, Lindbergh era un visionario, un artista capace di ritrarre l’anima e la personalità delle sue modelle, scardinando i canoni della moda e sostituendo il concetto di perfezione con minimalismo, eleganza e bianco e nero.

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Gli inizi

Peter Lindbergh nasce nel 1944 a Leszno, in Polonia; cresce a Duisburg, dove lavora come vetrinista per un grande magazzino. Raggiunta la maggiore età, decide di girare il mondo, visitando moltissimi paesi, dalla Svizzera alla Francia, dalla Spagna al Marocco. Tornato in Germania, inizia a studiare pittura nell’Università di Krefeld, ispirato dallo stile di Van Gogh, e nel 1971 comincia a lavorare come assistente per Hans Lux. Due anni dopo riesce ad aprire il suo studio. La svolta vera e propria avviene però nel 1978, quando si trasferisce a Parigi; qui inizia a lavorare per l’edizione italiana di <<Vogue>>, seguita poi da quella inglese, francese, tedesca e americana. Il suo stile essenziale, innovativo e naturale viene notato dalle prestigiose riviste di moda (e non solo), tra cui <<Vanity Fair>>, <<Rolling stone>>, <<Harper’s Bazaar US>> e il <<New Yorker>>. Da questo momento la sua carriera prende il volo: Lindbergh entra nel mondo della moda, realizzando campagne per moltissime firme conosciute in tutto il mondo come Prada, Armani e Calvin Klein.

La bellezza messa a nudo

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"Picture the most famous supermodels of the 1990s, and you will probably be thinking of a Peter Lindbergh photograph. The German photographer sparked the phenomenon with a shot in American Vogue, August 1988, of a group of rising models, in white shirts on the beach. Then, in January 1990, came his British Vogue cover, featuring a black-and-white tableau of the original single-moniker models: Linda, Naomi, Cindy, Tatjana and Christy. George Michael saw it and cast each of them in his Freedom! ‘90 music video, which in turn inspired Gianni Versace to send them down the catwalk lip-syncing to that very song. For as long as the supermodels reigned, and as they evolved with new generations, Lindbergh was there photographing them. And while he was responsible for shaping their careers, perhaps the most striking thing about his photography was its intimacy. Famously unretouched and naturally lit, his images of the most glamorous A-list were often stripped-back, cinematic portraits of unfiltered beauty. John Galliano once said that Peter Lindbergh’s subjects were silent movie stars, with the clothes as the script and Lindbergh as director. His images have the power to be simultaneously timeless and timely, soulful and never contrived – see the supers dressed in Chanel leather, straddling motorbikes in Brooklyn, New York (for American Vogue, September 1991)." . by Osman Ahmed (British Vogue, September 2019) #LindberghStories – Credits: 1. Naomi Campbell, Linda Evangelista, Tatjana Patitz, Chirsty Turlington & Cindy Crawford, New York, 1989 2. Helena Christensen, Brooklyn, 1991 3. Cindy Crawford, Tatjana Patitz, Helena Christensen, Linda Evangelista, Claudia Schiffer, Naomi Campbell, Karen Mulder & Stephanie Seymour, Brooklyn, 1991 4. Michaela Bercu, Paris, 1988

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Il bianco e nero, la naturalezza delle pose e la semplicità delle donne fotografate da Lindbergh dimostrano come il mondo della fotografia del secolo scorso stesse completamente cambiando tramite una nuova concezione di bellezza. Lindbergh riuscì a cambiare gli standard della fotografia di moda, evitando stereotipi e trucco eccessivo, privilegiando invece la bellezza naturale delle donne e la loro essenza. “Se togli la moda e l’artificio, puoi vedere la persona reale”. Questa affermazione del fotografo sottolinea come, tramite la semplicità, riuscisse a mettere in risalto non solo la bellezza esteriore della modella, ma anche la sua personalità. Nel 1988 Lindbergh firmò la copertina del primo numero di <<Vogue America>> (alla guida di Anna Wintour) in cui era stata immortalata la modella israeliana Michaela Bercu. Questo fu l’inizio di una serie innumerabile di riviste in cui venivano pubblicate fotografie del celebre artista, tra cui anche l’iconica copertina di <<British Vogue>> ritraente le future supermodelle Linda Evangelista, Tatjana Patitz, Naomi Campbell, Christy Turlington e Cindy Crawford. Lo stile di Lindbergh rappresentò e rappresenta tutt’ora una cifra stilistica nuova, poiché diede vita ad un nuovo tipo di fotografia, essenziale, efficace ed innovativo. Non a caso firmò ben tre edizioni del calendario Pirelli: nel 1996, con Kristen McMenamy nuda in tacchi a spillo e guanti neri nel deserto, nel 2002, in cui sostituì le modelle con giovani attrici, e infine nel 2017 per l’edizione dei 50 anni,  con Kate Winslet, Nicole Kidman, Helen Mirren e Anastasia Ignatova, docente di Teoria Politica alla MGIMO, l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali. Questo a dimostrare che per lui la bellezza non poteva rientrare in un canone così banale come quello definito dal ruolo professionale. Tra i suoi scatti più famosi trovano posto donne famose in tutto il mondo, tra cui Sharon Stone, Madonna, Monica Bellucci, Cindy Crawford, Kate Moss e Catherine Deneuve. Insomma, in ogni suo scatto Peter Lindbergh è riuscito a racchiudere l’essenza, l’anima vera e propria della modella che è stata fotografata, proprio come facevano Van Gogh o Goya nei propri quadri, il che è molto raro al giorno d’oggi, poiché la figura tipo della donna è fortemente stereotipata (alta, snella e così via). Purtroppo il pubblico ha dimenticato cosa voglia dire essere, e ha sostituito questo concetto con il semplice apparire. Ebbene, Lindbergh è riuscito, durante tutta la sua carriera, a riportare in vita l’essenza dei soggetti delle sue fotografie.

 

“Non è che mi preoccupa l’essere autentico, è che è l’unica cosa che mi interessa”

L’età e la bellezza artefatta vengono spazzate via dalla semplicità dell’obbiettivo di Lindbergh, il grande fotografo che verrà ricordato come uno dei pochi artisti che è riuscito ad esaltare l’anima dei suoi soggetti, a evidenziare l’interiore di una donna, come diceva il poeta Shiller: l’interiore è l’esteriore.


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