Il settore della moda è una delle attività economiche più inquinanti del mondo: provoca il 10% delle emissioni di anidride carbonica e causa il 20% dello spreco globale di acqua. La sostenibilità e la salvaguardia dell’ambiente nel 2019 sono diventati dei valori fondamentali per molte persone ed altrettanti brand. In questo modo sono nati diversi progetti e campagne per rendere la produzione tessile meno inquinante. Nonostante l’impegno delle aziende, ogni consumatore può applicare alcuni comportamenti per approcciarsi alla moda in modo più sostenibile. Soprattutto nell’era digitale, internet propone sempre più strumenti per comporre il proprio guardaroba in modo più etico.

Sfrutta ciò che hai

In primo luogo, si può agire su ciò che si possiede già: oggi la diffusione delle catene di fast fashion, che propongono cioè capi d’abbigliamento all’ultima moda a prezzi contenuti, ha portato a un aumento esponenziale dell’acquisto di abiti.

Infatti, l’85% dei vestiti finisce in discarica. Si può arginare lo spreco ponderando ogni acquisto, focalizzandosi su capi d’abbigliamento che si adattano a ciò che già si possiede. Inoltre, attraverso i social, come Instagram e YouTube, ci si può ispirare per nuovi abbinamenti per sfruttare appieno tutti gli indumenti posseduti. Su internet si possono trovare tantissime idee di outfit unici composti da vecchi capi oversize presi dall’armadio del fidanzato, oppure dal sapore vintage, rubando qualche pezzo anni Ottanta alla madre.

In alternativa, si può optare per il “refashion”: tagliare dei jeans vecchi oppure tingere la solita t-shirt lasciata in fondo all’armadio. Online, tantissime ragazze pubblicano video tutorial, mostrando le loro realizzazioni. Un esempio è il canale di Nava Rose su Youtube, che nei suoi DIY trasforma abiti acquistati al mercato dell’usato: da una polo XXL ricava un completino formato da gonna e croptop.

Dai un’opportunità all’usato

In Italia la compravendita di oggetti e capi d’abbigliamento di seconda mano non è mai stata apprezzata; solamente negli ultimi anni, in cui molti si stanno ribellando al consumismo, questo tipo di mercato si sta espandendo.

Spesso si ritiene che nei negozi dell’usato si vendano solo vecchi abiti polverosi e che essi siano frequentati solo da coloro che non hanno la possibilità di comprare oggetti nuovi. In realtà, attraverso questo shopping alternativo, si possono trovare capi di altre epoche o di alta qualità a prezzi bassissimi. Anche in questo caso, internet offre diverse possibilità; tra le app più famose c’è Depop, l’Instagram della compravendita di usato. L’interfaccia è molto semplice e intuitiva: basta iscriversi, seguire i profili che ci interessano di più e inserire i capi nel carrello. Se invece si vuole vendere, è sufficiente inserire le fotografie dell’oggetto, una descrizione, il prezzo e i tag.

Esistono altre app e siti che svolgono la stessa funzione: Svuotaly, Shpock ma anche Subito, Ebay e Facebook Marketplace.  Al contrario Rebelle e Vestiaire Collective offrono un servizio più strutturato: i capi vengono ritirati dallo staff direttamente dal privato, vengono certificati e ne viene stabilito il prezzo, di cui una percentuale verrà riconosciuta poi al proprietario. Generalmente questa operazione viene svolta soprattutto per l’usato di lusso. Una terza opzione è Armadio Verde, uno shop che non riconosce un compenso monetario a chi invia i propri capi, ma dei punti: con questi, aggiungendo una somma di denaro, si può acquistare dal sito.

Gli scambi sono un’altra soluzione ecologica e super economica: su Facebook esistono gruppi dove si propongono scambi di vestiti tra utenti della stessa città. In alternativa si possono seguire gli swap-party organizzati nelle vicinanze! Generalmente per partecipare basta consegnare dei capi che non si usano più, ai quali verranno attribuiti dei punti con cui ‘acquistare’ i capi messi a disposizione degli altri partecipanti. In questo modo, si dà nuova vita ai propri indumenti inutilizzati e allo stesso tempo si rifornisce il guardaroba a costo zero.

Acquista sostenibile

Anche per l’acquisto del nuovo, Internet è fondamentale per accedere alle nuove piattaforme di vendita ecosostenibile. Una prima possibilità, rimanendo nella comfort zone, è quella di impostare le proprie ricerche sugli shop online attraverso il filtro ‘sostenibile’: brand come Asos e Zalando ultimamente hanno introdotto questa possibilità.

Se invece ci si vuole orientare verso nuovi brand green, l’app “Good on you” può essere di grande aiuto: su questa piattaforma, ogni shop è analizzato e valutato secondo diversi criteri, come l’impatto ambientale, le condizioni dei lavoratori e il rispetto degli animali.

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🔍How Ethical is Dior? Christian Dior revolutionised fashion in the 1940s with his iconic 'New Look', but has the brand leveled up their ethical and sustainable practices? ⁠ ⁠ 🙁While we note small improvements, such as setting a target to reduce its greenhouse gas emission and being a member of the Better Cotton Initiative, there’s still a way to go! The luxury fashion house should be taking steps to reduce its use of harmful chemicals, ensure it pays its workers a living wage, and consider our animal friends. Read the full rating and find ethical alternatives at the #linkinbio⁠ .⁠ .⁠ .⁠ .⁠ .⁠ #howethicalis #howethicalisdior #luxuryfashion #luxury #dior #goodonyouapp #ethicalfashion #consciousfashion #ethicalalternatives #ootd #fashionblogger #fashionblog #sustainablefashion #peopleplanetanimals #fashion #fashionista #fashionable #fashionstyle

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In ultimo, anche i piccoli artigiani possono essere un’alternativa etica d’acquisto: su Etsy tantissimi designer rivendono i loro capi confezionati a mano, selezionando con cura tagli e materiali.

Come dimostrato, le vie dell’acquisto sostenibile sono numerose, adatte a tutti i gusti e a tutte le tasche; il cambiamento può avvenire anche attraverso i piccoli gesti, cominciando dal proprio armadio.