Il Brasile è una repubblica federale dell’America Latina. Il presidente in carica è Bolsonaro e la sua capitale è Rio de Janeiro. Attrae ogni anno migliaia di turisti per le sue favolose spiagge, per il suo carnevale famoso in tutto il mondo e per la sua cultura.

Le favelas brasiliane, dove non c’è speranza:

I cittadini brasiliani, però, devono fare i conti con un’altra realtà molto più spiacevole: le favelas. Le favelas brasiliane sono quartieri costruiti di solito nella parte alta delle grandi città, dove violenza e narcotraffico sono all’ordine del giorno: qui vige la legge del più forte. Gli abitanti delle favelas sono per la maggior parte persone che vi ci sono nate, in precarie condizioni economiche, tra omicidi, droga, sporcizia e violenza.

Si tratta di emarginati della società che abitano in baracche costruite con mattoni e fango. Le favelas brasiliane sono caratterizzate da vicoli stretti e bui, salite e discese, strade sterrate. Le baraccopoli hanno elettricità, ma spesso i cavi elettrici sono collegati da una casa all’altra in modo molto pericoloso. Inoltre, sono piccole, strette, sporche e molto spesso sovrabitate.

In questi luoghi non esiste la legge dello Stato, l’unica legge ammissibile è la legge dei più forti: i narcotrafficanti. Infatti, in ogni quartiere malfamato una gang detta le regole e chi non le rispetta viene ucciso senza scrupoli. La vendita di armi e di droga sono i fenomeni più frequenti. Le vittime di queste violenze sono soprattutto i bambini: nascono e crescono in un ambiente criminale, guardano con ammirazione chi riesce a farsi rispettare, per loro uccidere e vivere in condizioni precarie diventa normale.

Secondo i dati forniti dall’organizzazione mondiale della sanità (OMS), il Brasile è il terzo Paese con il tasso di violenza più alto del mondo, dopo El Salvador e il Messico. Qui si consumano oltre 160 omicidi al giorno, uno ogni nove minuti; sono dati impressionanti, morire in modo violento è  diventato quasi più normale che vivere.

La politica attuata dal governo di Rio de Janeiro:

Divenuto governatore di Rio de Janeiro a gennaio 2019, Wilson Witzel ha fin da subito pensato a qualche soluzione per controllare ed eventualmente eliminare la criminalità delle favelas. Witzel ha così attuato una politica definita dai cittadini genocida: tiratori professionisti scelti possono infatti entrare nelle favelas e utilizzare le armi in qualsiasi caso. Ci possono anche essere cecchini a bordo di elicotteri che sorvegliano la favela.

Questo vuol dire che il governatore, appoggiato da Bolsonaro, ha lasciato pieno potere alla polizia che può sparare e uccidere anche in situazioni non pericolose. In questo modo il corpo di sicurezza sarà sempre giustificato. A causa di questa politica gli omicidi commessi dalla polizia di Stato sono in forte crescita; secondo i dati, ci sono stati 17,9% in più di omicidi da parte delle forze dell’ordine dal 2018 e la percentuale continua a salire.

In un’intervista, Witzel dichiara che non è pentito della sua decisione ma ribadisce più volte che la sua fiducia alla polizia è assolutamente totale. Dopo 5 mesi di interventi nelle favelas, l’ALERJ, la commissione dei diritti umani di Rio de Janeiro, ha denunciato il governatore all’ONU per crimini contro l’umanità, reati di tortura e imposizione arbitraria di pena di morte. Oggi, però, l’ONU non è ancora intervenuto.

La morte di una bambina innocente:

Venerdì 20 settembre 2019, si è consumato l’ennesimo omicidio da parte della polizia nella favela di Alemão, posta a nord di Rio de Janeiro. La versione ufficiale delle forze dell’ordine è che, durante un sopralluogo, si sarebbero ritrovati in uno scontro a fuoco e un proiettile vagante avrebbe per sbaglio colpito una bambina, a bordo di un furgone con sua mamma. La bambina in questione è Ágatha Vitória Sales Félix, 8 anni. Molti testimoni presenti alla scena, tra cui lo zio di Ágatha, smentiscono la versione ufficiale. Secondo loro, la polizia ha sparato a un motociclista disarmato che, alla richiesta di fermarsi, è invece scappato. Il proiettile della polizia ha poi colpito la piccola Ágatha. La bambina non è morta sul colpo ma solo dopo poco l’arrivo all’ospedale.

Dopo questo ennesimo omicidio tutti i cittadini di Rio de Janeiro hanno iniziato a protestare per le strade della città. L’indignazione della gente davanti a un caso del genere ha quindi sollevato manifestazioni molto lunghe ma non si sono ancora ottenuti risultati. Witzel rimane fermo nelle sue decisioni. In questo momento è stata però aperta un’indagine su come si siano realmente svolti i fatti.

I cittadini e gli abitanti delle favelas non possono che sperare in un cambiamento.