La musica altera lo stato mentale ed emotivo dell’ascoltatore: su questo non c’è alcun dubbio. Nei momenti in cui è richiesta concentrazione è difficile trovare l’entusiasmo, ma ascoltare la nostra musica può essere di grande aiuto. Questa è infatti in grado di sprigionare delle energie positive che aumentano la produttività in tutte le situazioni di maggiore bisogno: durante il lavoro, mentre facciamo le pulizie o mentre dobbiamo impegnarci nello studio, per esempio. Concentrarsi è difficile, anche se amiamo quello che stiamo studiando. Ma ascoltare musica durante lo studio può addolcire questa pillola.

Ciascuno predilige un genere piuttosto che un altro, ed è naturale che abbia provato ad ascoltarlo durante lo studio, preferibilmente a volume medio-basso. Ma perché non sembra utile? In questo caso quale genere musicale dovremmo ascoltare?

A ciascuno il suo”: sbagliato!

È vero, ognuno di noi ha preferenze specifiche in quanto a generi musicali. La cosa più bella di questo discorso, però, è che, per quanto riguarda lo studio, le nostre preferenze non hanno più alcun significato. Tutti i nostri generi preferiti hanno il difetto di contenere delle parole, dei ritornelli e dei ritmi che si insinuano nella nostra testa e ci trascinano con loro. Quando conosciamo le parole di una canzone è inevitabile cantarle o ballarle: a volte a cuor leggero, altre con una pesante consapevolezza, perché le parole portano a galla pensieri che non sapevamo nemmeno di avere e finiamo col perderci nel nostro mondo. È come se i versi fossero in grado di dare un nome o una forma a un sentimento che non sapevamo nemmeno di provare. Questo è uno dei motivi per i quali la musica è così importante per l’uomo, perché in qualche modo gli consente di capire meglio se stesso e ciò che lo circonda.

Tuttavia, durante lo studio è importante tenere alta la concentrazione e non lasciarsi distrarre da tutto ciò che riguarda la nostra vita personale. E qual è il genere per eccellenza in cui non esistono parole? Esatto, la buona e vecchia musica classica.

Perché scegliere la musica classica

Questo genere spesso viene considerato un po’ antiquato ed è difficile, per i più giovani, sentire il desiderio di scoprirlo. L’illuminazione arriva solo nel momento in cui la testa si affolla di così tanti pensieri che, pur di evitare di impazzire, si decide di tentarle tutte. Vediamo i lati positivi di questa “pazzia”:

  1. Il susseguirsi di suoni naturali e non modificati è in grado di infondere una sensazione di tranquillità, serenità e pace simile a quella che si prova in mezzo alla natura.
  2. L’assenza di parole consente di concentrarsi sulla successione di note, che spesso non è mai la stessa per troppo tempo: è dunque facile imparare solo una piccola parte della melodia, ma non tutta. Questo impedisce all’ascoltatore di memorizzarla e quindi di distrarsi nel tentativo di riprodurla. Nonostante sia possibile apprendere la successione di una o due note, la distrazione non supera qualche secondo. Tuttavia, è consigliabile cambiare spesso i brani.
  3. Il fatto che non ci siano parole è molto positivo perché niente può ricordare qualcosa o qualcuno che potrebbe far vagare troppo la nostra mente. A meno che quella melodia non sia associata in qualche modo a un ricordo: in quel caso non garantiamo la riuscita di questo effetto!

Pare che la musica classica, da questa prospettiva, sia miracolosa. Ma è davvero così?

La parola alla scienza: l’effetto Mozart

Alcuni studiosi si sono interessati a questo argomento e, nel 1993, sono state condotte le prime ricerche scientifiche a riguardo. I ricercatori hanno chiesto ad alcuni studenti (impegnati in varie discipline scolastiche) di ascoltare diversi generi musicali. Il risultato? L’ascolto di una sonata di Mozart per dieci minuti è stato in grado di aumentare la capacità di comprensione di un testo, nonché la memorizzazione dello stesso. L’esito di questo studio è stato poi pubblicato in un libro intitolato The Mozart Effect, nel 1997, nel quale è stato spiegato che le alte frequenze delle sonate di Mozart stimolano l’emisfero destro, quello che si occupa dell’esplicazione spazio-temporale, artistica e musicale: insomma, è come se quella musica fosse pura energia per i nostri neuroni.

Tuttavia, uno studio condotto nel 2015 da parte della dottoressa Irma Järvelä ha dimostrato che è necessario avere una certa familiarità con la musica per poter beneficiare delle sue proprietà.

Come creare la giusta playlist?

Insomma, ascoltare musica durante lo studio può essere d’aiuto, è vero, ma solo a chi è già appassionato: si tratta solo di una proprietà in più. I più interessati all’argomento probabilmente avranno già consultato le infinite playlist di Spotify: il servizio di streaming musicale più diffuso al momento, infatti, ha realizzato diverse playlist per lo studio attraverso l’aiuto della dottoressa Emma Gray, che ha condotto delle ricerche e ha confermato l’esperimento del 1993.

Tuttavia, una semplice playlist creata da altri, in realtà, non è di grande aiuto. I nostri gusti sono infatti soggettivi: è vero che la musica classica è in grado di favorire l’apprendimento, ma è anche vero che è necessario trovare la nostra musica classica, o meglio, i nostri brani rilassanti, che non saranno necessariamente tutti di musica classica, ma semplicemente lenti o strumentali.

Se possiamo darvi un consiglio partite dalla raccolta che trovate di seguito. Non ve ne pentirete!