Quale che sia il ruolo che ha deciso di ricoprire nella società e i desideri che insegue nella sua vita, la donna in Italia è ancora bersaglio di varie discriminazioni e delle più becere insinuazioni. La misoginia, purtroppo, torna troppo spesso a farsi sentire.

Calcio e sport

In un Paese in cui il calcio è lo sport nazionale, ma ovviamente quasi esclusiva degli uomini, il calcio femminile stenta a decollare. Quest’estate la nazionale femminile si è distinta negli Europei e le sue partite sono state seguite da circa 3 milioni e mezzo di spettatori. Un successo, che tuttavia è stato minimizzato non da pochi tifosi. C’è stata ad esempio la triste esternazione di Fulvio Collovati, ex calciatore e ora commentatore:

Quando sento le donne parlare di tattica mi si rivolta lo stomaco, perché una donna non capisce come un uomo.

E poi gli infiniti insulti sui social: chi le vorrebbe solo a pensare alla casa e non ad occuparsi di cose da uomini, chi le denigra come lesbiche, chi la butta sull’offesa a sfondo sessuale, oltre che sessista. 

Chiaramente che una qualsiasi attività sia “cosa da uomini” o “da donne” è un costrutto puramente culturale, come il genere stesso, d’altronde. Un esempio lampante in tal senso e perfettamente speculare è quello della danza: per secoli appannaggio esclusivo del sesso maschile, è oggi un’arte che conta quasi solo danzatrici. Se un tempo le donne che si dedicavano allo spettacolo erano mal viste, attualmente il ragazzino che si avvicina al mondo dei tutù viene anche pesantemente deriso e bullizzato.

Politica

Era facile amarla perché era una bella emiliana simpatica e prosperosa come solo sanno esserlo le donne emiliane. Grande in cucina e grande a letto. Il massimo che in Emilia si chiede a una donna.

Possono sembrare – per rimanere in tema – commenti da stadio. Invece siamo sulla carta stampata: si tratta di un intervento sul quotidiano Libero in merito a Nilde Iotti. All’indomani della messa in onda del docufilm su di lei, questo è il commento proposto dal redattore Giorgio Carbone.

misoginia

 

Leonilde Iotti è stata la prima donna presidente della Camera dei Deputati. Ha ricoperto questa carica, una delle più alte della nostra Repubblica, per 13 anni, dal 1979 al 1992. Si distinse – secondo quanto scrive Carbone stesso – per la sua imparzialità e la sua statura morale. Tuttavia, questo non basta per risparmiarle osservazioni sulla sua fisicità. Ci sarebbe molto da dire a riguardo. 

Innanzitutto, queste allusioni hanno il carattere di una schedatura sulla base delle caratteristiche salienti da tenere in considerazione: doti di cuoca e di amante. Ciò mina il valore della persona in questione e della donna in generale. Il suo posto è quello della cucina e del letto, perché dunque aspirare ad altro? Non ce n’è bisogno, anzi, meglio se ne avesse fatto a meno. 

In politica ci si aspetterebbe il più vivo dibattito sulle idee, invece ancora oggi si offende il corpo e si allude al ruolo di moglie, madre e casalinga a cui piuttosto una donna dovrebbe aspirare. Un altro caso più che noto è quello di Laura Boldrini, accostata alle peggiori immagini da oppositori politici e loro seguaci. Ma dall’altro lato dell’emiciclo, anche Giorgia Meloni si sentì dire di pensare a fare la mamma. Non sono mancate neanche le osservazioni su politici stranieri (la Merkel fu addirittura “culona inchiavabile).

The Blonde Salad

Altro aspetto che non pertiene al ruolo di genere di una donna sono le doti imprenditoriali.

Chiara Ferragni è oggi famosa in tutto il mondo come fashion blogger, influencer e designer della sua linea di moda. Si potrebbe discutere a lungo sul suo lavoro: può piacere o meno, interessare o meno. Soprattutto, c’è chi non lo considera un vero e proprio lavoro. Tuttavia, l’influencer non è altro che una versione in carne ed ossa della pubblicità, e non dovrebbe stupirci che nell’era dei social esista questa figura. Ad ogni modo, le critiche che le vengono rivolte riguardano spesso prima la sua superficialità che il suo mestiere. La Ferragni ha il grave difetto di essere bionda, quindi – secondo lo stereotipo – sciocca. Inoltre, ha scelto di dedicarsi alla moda, alla pubblicità e per di più attraverso l’universo social, mondi dell’apparenza per antonomasia.

misoginia

Questo, però, non vuol dire che dietro l’apparenza non possa esserci capacità, intuito e doti manageriali. Il film Chiara Ferragni – Unposted racconta una donna che ha creduto nei propri sogni e ha continuato imperterrita a seguirli. A partire dalle sue passioni – la moda, la fotografia, la condivisione – ha sviluppato un business come meglio i mezzi digitali permettevano di farlo. 

Non serve essere follower della Ferragni per poter ammirare la sua determinazione, e non si capisce perché non prenderla come esempio. Soprattutto, se la si vuole criticare, non si sa perché puntare a sminuire le sue capacità, che trovano invece riscontro nel suo successo.

Successo

Viene da chiedersi quanto delle varie offese rivolte alle donne abbiano delle corrispondenti verso la controparte maschile. Di un uomo che si distingue in un campo si scrive mettendone in evidenza le doti imprenditoriali, l’acume, la scaltrezza, i traguardi.

I meriti di una donna non sono rilevanti rispetto al ruolo di genere che, ancora, le viene assegnato. Il successo è una cosa da uomo. E se la donna cerca di ritagliarsi un suo spazio, ciò indispone l’uomo, che ancora oggi cerca di offendere la dignità di lei e riscopre la propria misoginia.

Lo vediamo sintetizzato nella forte vena di sufficienza e scocciatura che trapela dal titolo dell’articolo su Libero: “Hanno riesumato Nilde Iotti”. Da viva era meglio rimanesse a casa, da morta sta bene nella tomba.

 


FONTI
Wired
Repubblica.it
Chiara Ferragni – Unposted  (2019)
CREDITS
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