Avanti e indietro, avanti e indietro, quasi potrei guidarlo io sto treno canta Frah Quintale, dando l’immagine di una Milano sempre di corsa, una città che non dorme mai. A ogni ora, tra mille impegni, i suoi abitanti si spostano rapidamente da un luogo all’altro, sospinti da una frenesia incomprensibile per chi li osserva da fuori. Uno spirito convulso e incontenibile che Fabrizio Dusi ha colto in pieno, con un’installazione in mezzo alla folla del passante ferroviario nella stazione di Porta Garibaldi, allo scopo di catturare l’attenzione delle persone in transito e di rallentare i loro ritmi “scatenati”.

Il progetto

Si tratta di alcuni versi delle poesie di Antonia Pozzi e Vittorio Sereni, scritti a caratteri cubitali in rosso e in nero che resteranno sui muri per un anno. Racconta Dusi:

È nato tutto per caso. Vedendo gli spazi del passante, mi è venuta in mente una lettera di Antonia Pozzi a Vittorio Sereni del 20 giugno 1935 in cui gli scriveva “abbiamo cullato in un treno domenicale le nostre malinconie simili e diverse”. Mi sembrava perfetta e ho proposto il progetto a Rfi, la Rete ferroviaria italiana.

Milano
© Repubblica

La procedura è stata un po’ complessa, ma, dopo un lungo scambio di e-mail tra Roma e Milano, il progetto ha ottenuto l’autorizzazione. Nessuna finalità commerciale. L’intento è quello di mettere da parte la frenesia e la distrazione che caratterizza la vita dei milanesi, che spesso attraversano quei luoghi di passaggio senza curarsi di ciò che gli sta intorno. L’invito ai pendolari è quello di fermarsi a riflettere, almeno per un secondo, e dedicarsi alla poesia.

Mentre dipingevo le scritte, in tanti si avvicinavano per chiedermi spiegazioni, soprattutto le ragazze. A incuriosire erano proprio le parole poetiche senza un marchio o una pubblicità che le giustificasse in quel contesto.

Prosegue Dusi.

Tra i versi scelti dall’autore spiccano: Solo di me distante dura un lamento di treni, d’anime che se ne vanno di Sereni e Varchi con un sorriso indefinibile i confini o Piove sul mio corpo autunnale come un bosco tagliato di Pozzi.

Fabrizio Dusi
© Artribune

Sono proprio le parole ad essere l’arma vincente di Fabrizio Dusi, conosciuto anche come l’ “artista dei neon parlanti”. Si ricorderanno in molti della sua scritta “La memoria rende liberi” al memoriale della Shoah, per non dimenticare gli orrori del passato, o di “Mai più fascismo” sulla facciata principale della Fondazione Feltrinelli in via Pasubio, un vero e proprio monito contro i fascismi del mondo.

Parole taglienti come lame, che vanno dritto al cuore dello spettatore, cariche di immagini di violenza, ma che, avvolte dal tono poetico, infondono quiete, invitando alla riflessione. Pur essendo maestro delle parole, Dusi non aveva mai giocato con le frasi letterarie prima d’ora. Si lancia in questa nuova sfida, riunendo le fila di due amici legati al viaggio, che andavano e venivano continuamente da Milano.

Sono frasi che si rimbalzano da un binario all’altro. L’idea è piaciuta subito e sia l’archivio Pozzi che quello Sereni, che ha sede a Luino in uno spettacolare palazzo Liberty citato da Hemingway in Addio alle armi, hanno accordato i permessi per l’utilizzo dei versi.

Spiega Chiara Gatti, curatrice del progetto.

Vittorio Sereni e Antonia Pozzi

Nato a Luino nel 1913, in provincia di Varese, Vittorio Sereni si trasferisce prima a Brescia, dove frequenta il liceo classico e poi a Milano, dove si iscrive alla facoltà di Lettere e filosofia dell’Università. Nel fervore dell’ambiente accademico milanese, entra nella cerchia di Antonio Banfi, professore di Estetica: è qui che entra in contatto con Antonia Pozzi.
Nata a Milano nel 1912, Antonia Pozzi si dedica con assiduità alla poesia sin dai tempi del liceo, facendo dell’amore per il sapere e per la cultura il suo stesso ideale.

Così, a metà degli anni Trenta, nasce una forte amicizia tra Vittorio e Antonia, che dalle lezioni di estetica di Banfi si rafforza attorno a un “cenacolo” di intellettuali formato da Luciano Anceschi, Alberto Mondadori e Remo Cantoni, che stimola l’esercizio del pensiero come gesto etico. I compagni di studi alternano momenti di lettura e riflessione sui libri a lunghe passeggiate alla scoperta delle zone periferiche del capoluogo lombardo, da Porto di mare al quartiere operaio di Piazzale Corvetto, immergendosi nella quotidianità lavorativa di una Milano sempre in attività, anche negli anni tra le due guerre mondiali.

Una città dai bollenti spiriti, ricca di iniziative culturali accolte con un entusiasmo travolgente e che mostra una sensibilità speciale per la poesia, come dimostrato dai numerosi eventi organizzati per il decennale dalla morte di Alda Merini e dagli appuntamenti mensili di Area P a Palazzo Marino.

 

Fonti

Milano Today

Corriere

Repubblica

 

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