Tra le tantissime serie televisive proposte da Netflix negli ultimi tempi, quasi tutti avranno visto almeno una volta un titolo accattivante come quello di Altered Carbon, tratto dall’omonimo libro di Richard K. Morgan; una storia ambientata in un lontano futuro in cui la tecnologia e la scienza sono diventate dominanti nella nostra società.

Un inizio sorprendente

Con un’apertura estremamente criptica, ricca di azione, violenza e flashbacks, la regista Laeta Kalogridis vuole far capire immediatamente al suo pubblico che non sarà facile seguire il filo narrativo della trama, almeno all’inizio. In effetti, si impiega qualche minuto per capire che il protagonista, il mercenario Takeshi Kovacs, e un altro uomo inizialmente mostrato sono in realtà la stessa persona.

Tra i due eventi trascorrono infatti almeno due secoli. L’umanità, oltre ad aver perfezionato il viaggio interstellare, è diventata capace di trasformare la coscienza umana in veri e propri dati da scaricare nelle “pile corticali” situate alla base del collo. Questo sistema, chiamato IDU (Immagazzinamento Dati Umano), non solo permette di salvare la coscienza umana in degli hard drive, ma anche di trasferirli da corpo a corpo, garantendo una sorta di immortalità mentale.

Nuova trama, vecchio universo

Kovacs (Joel Kinnaman), ucciso da una squadra di forze speciali durante un blitz, si risveglia duecentocinquanta anni dopo in un corpo diverso, ma anche in un mondo totalmente differente. La città di San Francisco è un vero e proprio alveare di edifici e annunci pubblicitari, quasi tutti in cinese; la pioggia è costante e ha catapultato il mondo nell’oscurità. Droga, prostituzione e corruzione sommergono i quartieri bassi. Se non fossimo stati certi del titolo della serie, avremmo pensato di trovarci all’interno di Blade Runner.

La trama di Altered Carbon è relativamente semplice. Kovacs, l’ultimo degli Spedi (dall’inglese “Envoy”, inviati) viene liberato dal suo eterno regime carcerario per mano di Laurens Bancroft (James Purefoy) affinché prenda l’incarico di investigatore e risolva un caso molto particolare, ossia l’omicidio di Bancroft stesso qualche tempo prima.

Questi era stato in grado di trasferire la coscienza in uno dei suoi corpi clonati, ma aveva perso memoria delle precedenti 48 ore e quindi dell’omicidio. Kovacs è restio ad aiutare quello che nel gergo viene definito un Meth (Methuselah, o Matusalemme), ma decide di seguire il caso per tenere fede a un patto stipulato secoli prima.

 

L’istinto della violenza si annida dentro di noi come un parassita, aspettando la possibilità di nutrirsi della nostra rabbia e crescere fino a farci esplodere.
Takeshi Kovacs

Non solo storia

In Altered Carbon non si vive solo di una trama complessa e intrigante. Per dare sapore alla vicenda, la regista ha sapientemente inserito numerosi momenti di black humor e scene comiche sufficientemente godibili. La profonda sagacia del protagonista, troppo esperto per essere scavalcato dai suoi avversari, è certamente l’elemento fondante della sua personalità.

Accanto a una sceneggiatura decisamente fondata sulla violenza, che tra l’altro ha fatto guadagnare il bollino rosso alla serie, vi è una forte componente nudista e priva di censura. Non si tratta però di una componente tutta al femminile come nel 90% dei casi, ma una sorta di nudismo “unisex”, senza distinzioni di genere. La serie si conferma, in questo modo, estremamente ambiziosa e di sicuro effetto.

Come già accennato nello scorso paragrafo, è facile identificare una atmosfera tipica di Blade Runner, non solo per la città ronzante ma anche per i costumi. Kovacs indossa un iconico impermeabile nero già visto nei film di Scott e Villeneuve, usa armi a energia e svolge il ruolo di investigatore.
Sembra quasi che il mondo steampunk ideato dallo scrittore abbia sposato la fantascienza moderna, creando una fusione unica, ma in qualche modo già familiare al grande pubblico.

Verdetto

Altered Carbon è la classica storia attorniata da un aura di “già visto”, che è comunque difficile ignorare. Il fascino di un mondo non tanto lontano dal nostro, la pura e semplice fantascienza e il persistente pessimismo dei registi regalano sempre grandi emozioni e sono capaci di lasciare lo spettatore con gli occhi sbarrati dinanzi a strutture immense e progresso scientifico.

In attesa della seconda stagione, possiamo con certezza dire che questa serie è accattivante e in grado di suscitare interesse episodio dopo episodio, sia dal punto di vista investigativo che dal punto di vista personale del protagonista.
Consigliata la visione in lingua originale.