Un manuale di istruzioni sulle ragazze romane (dalla validità eterna… prendete nota!)

Abbiamo sentito tutti nominare Cinquanta sfumature di grigio. E sicuramente, se mettiamo da parte la pudicizia e siamo sinceri, proprio tutti abbiamo visto almeno qualche scena del film o letto qualche pagina del libro. Senza contare gli appassionati, che non solo hanno visto tutti i film (e al cinema), ma conoscono l’intera trilogia di libri.

Molte ragazze leggono romanzi rosa. Tutti i giovani ragazzi si dilettano ad apprendere dai più grandi svariate tecniche di seduzione, che vengono tramandate di generazione in generazione e cambiano con il tempo, a seconda dei contesti sociali e delle epoche… Certo, oggi nessuno si sognerebbe di approcciare una ragazza invitandola ad un ballo, come sarebbe avvenuto nel 1700!

Chi pensa che la letteratura latina sia “roba passata e antiquata“, forse non ha mai sentito parlare di quella mente geniale e anti convenzionale di Ovidio. O probabilmente, se ne ha sentito parlare, lo ricorda dai noiosi studi liceali come “quello delle Metamorfosi” (altro capolavoro indiscusso, ma forse di più difficile comprensione). Non sa che in Ovidio c’è molto altro.
Chiunque legga Ovidio oggi ne sarà sicuramente molto divertito e, chissà, potrebbe addirittura trovarvi qualche spunto utile.

Incominciamo con un fatto biografico, per convincervi quanto Ovidio meriti l’approvazione e la stima dei più ribelli: Ovidio fu esiliato. “E quindi?”.  Perché fu esiliato?
Il motivo “ufficiale” sembra essere la pubblicazione del poema dell’ Ars Amatoria, che evidentemente non deve essere stata troppo apprezzata da quel moralista quale era il Princeps Augusto. Insomma, andiamo! Augusto impiega una vita intera a cercare di portare la pace e l’equilibrio a Roma, dare nuovi valori eroici e di giustizia, far scrivere l’Eneide a Virgilio per esaltare il coraggio e l’onestà, e intanto Ovidio che fa? Gli mette i bastoni tra le ruote pubblicando un libro che è, letteralmente, un manuale di istruzioni su come rimorchiare le ragazze e su quali posizioni preferire a letto!

Un libro che è un inno all’amore disimpegnato e lascivo? E questo è il motivo ufficiale. E sì, già da qui si evince che Ovidio fosse un caratterino.
Ma in realtà Ovidio stesso confessa di essere stato esiliato da Roma per un “carmen et error”. Il carmen a cui allude è certamente, come abbiamo visto, l’Ars Amatoria. Ma per quanto riguarda l’error?

ovidio

Diciamo che è altamente probabile che Ovidio, la cui poesia deriva dichiaratamente dall’esperienza, sia stato protagonista di uno scandalo proprio con la figlia di Augusto, Giulia. Ed è naturale che Augusto non debba averla presa troppo bene.

Già negli Amores, opera precedente all’error che gli costerà l’esilio, Ovidio inizia a smontare quella che era l’elegia amorosa della Roma augustea. A dominare la scena era allora la poesia erotica di Catullo, Tibullo, Properzio: l’amore inteso non solo come fisico, ma come unione anche sentimentale ed emotiva. L’Odi et amo di Catullo, i meravigliosi versi tormentati dai dolori e dalle delusioni amorose delle elegie scompaiono, perché Ovidio dice che l’amore non è altro che un lusus, un gioco, e se è un gioco, questo significa che non può far male.

Quello di Ovidio è un amore senza passione sentimentale, puro piacere, legato al desiderio sessuale, tanto che l’amore, in realtà, coincide non con il possesso dell’amante, ma con il desiderio. Il vero amore è l’attesa, attesa che si concretizza in una caccia fra amanti, in cui l’uomo è il predatore e la donna la preda, che fugge, ma per finta, perché in realtà non aspetta altro che di essere presa.

In una prospettiva del genere l’apice del piacere e del desiderio coincide con l’adulterio, perché la consapevolezza di fare qualcosa di non lecito scalda la situazione. Paradossalmente, il miglior amico dell’amante è il marito della donna, perché aumenta il desiderio,  la spes veneris. Proprio nell’elegia 19 del secondo libro degli Amores Ovidio dice:

Quod licet ingratum est. Quod non licet acrius urit.

Ciò che è lecito non piace. Il proibito brucia più ardentemente.

L’Ars Amatoria è un poemetto diviso in tre libri, due dedicati agli uomini e il terzo alle donne.

Insegna agli uomini l’arte di ingannare:

Devi recitare la parte dell’innamorato e parlare come uno che spasima;

con ogni mezzo devi ottenere che lei creda questo.

E non è difficile: ogni donna pensa di meritare l’amore;

sia pur bruttissima, ognuna si crede piacente.

Ovidio si pone proprio come maestro d’amore, ed è interessante sapere che l’opera successiva all’Ars Amatoria è uno scritto dal titolo Remedia Amoris. Come non è difficile indovinare, l’opera si rivolge questa volta ai giovani ingannati dall’amore (decepti iuvenes), e Ovidio non è più un maestro, è un medico, che deve guarirli.

La terapia di Ovidio consiste nel tornare negli stessi luoghi che si era soliti frequentare con l’amante, ma non per pensare a lui (o a lei) ma per trovare altre prede. E soprattutto, il medico Ovidio raccomanda ai suoi pazienti di non leggere assolutamente i poeti elegiaci… come quando veniamo lasciati e ci mettiamo ad ascoltare canzoni d’amore. Non tirarsi la zappa sui piedi!

Ovidio è stato un letterato davvero all’avanguardia. Altra sua opera meravigliosa sono le Heroides. Si tratta di lettere d’amore che le eroine dei più famosi miti scrivono ai loro amati, spesso dopo essere state abbandonate da questi. È un espediente per indagare la psicologia femminile e la dimensione dell’assenza amorosa. Una poesia evocativa e pragmatica.

Esiliato, nelle Epistulae ex Ponto, Ovidio scrive ma nessuno lo legge più, lontano dalla sua Roma. Ed è proprio qui che in una lettera all’amico Severo traccia una delle immagini più belle della letteratura di tutti i tempi:

“Non mi dà più gusto unire le parole in versi. (…) È come danzare in mezzo alle tenebre comporre versi che poi non legge nessuno”.

Ecco dunque che Ovidio ci presenta anche il tema dell’incomunicabilità. Che senso ha una poesia, o un’arte in generale, destinata a non essere fruita da nessuno?


FONTI
Ovidio, Ars Amatoria

Traduzioni di Giovanna Garbarino

Epistulae ex ponto, IV, in traduzione di F. Della Corte – S. Fasce

Spiegazioni del prof. Lavinio Del Monaco

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