A conclusione di un’altra decade, quali sono i dati sulla povertà? Come si vive oggi la povertà in Italia? Quali sono i parametri necessari per definire una persona povera? Il 2019 ha segnato un dato importante: in Italia le disparità tra i ceti sociali sono sempre più evidenti.

Nel comunicato stampa pubblicato dall’Istat sulla condizione di povertà dell’Italia si legge:

Nel 2017, si stima che le famiglie residenti in Italia abbiano percepito un reddito netto pari in media a 31.393 euro, 2.616 euro al mese. La crescita rispetto all’anno precedente accelera in termini nominali (+2,6% da +2,0%) ma rallenta in termini reali (+1,2% da +2,1%).

La disuguaglianza non si riduce: il reddito totale delle famiglie più abbienti continua a essere più di sei volte quello delle famiglie più povere.

Nel 2018, il 20,3% (valore stabile rispetto al 2017) delle persone residenti in Italia (circa 12 milioni e 230 mila individui), risulta a rischio di povertà, cioè ha un reddito netto equivalente nell’anno precedente all’indagine, senza componenti figurative e in natura, inferiore a 10.106 euro (842 euro al mese).

Le statistiche sulla povertà rispondo a due parametri che sono annualmente analizzati e presi in considerazione: la povertà assoluta e la povertà relativa.

Per povertà assoluta si intende la spesa minima necessaria per acquistare beni e servizi di prima necessità, dal settore alimentare alla salute. Le famiglie che vivono in una condizione di povertà assoluta non possono permettersi di comprare i beni primari, quindi non sono in grado di affrontare le spese minime per raggiungere uno standard di vita accettabile.

La povertà relativa è collegata all’impossibilità di acquistare determinati beni e servizi. Si vive in condizioni di povertà relativa se la spesa mensile per consumi è uguale alla spesa media per persona in Italia. Infatti essa corrisponde al risultato che deriva dalla divisione tra la spesa totale dei consumi della famiglia per il numero totale dei componenti.

Secondo l’Istat la povertà assoluta in Italia si mantiene stabile con picchi importanti nel Mezzogiorno. In percentuale, si registra una povertà assoluta delle famiglie pari al 9,6% nel Sud e 10,8% nelle Isole, rispetto al 6,1% del Nord-Ovest e 5,3% del Nord-est e del Centro. La storia si ripete negli anni perché, nonostante il numero di famiglie che risiede nel Nord sia maggiore di quella del Mezzogiorno (rispettivamente 47,7% e 31,7%), si ha un numero maggiore di famiglie povere al Sud Italia (45,1% contro 39,3% del Nord). Nel Centro è collocato il  15,6% di famiglie povere.

Ma come si vive oggi la povertà in Italia? Le fasce d’età colpite dalla povertà sono numerose. Gli anziani in primis soffrono la fame e il freddo invernali: Linkiesta infatti ha indicato come il 14% degli anziani viva in condizioni critiche. Non possono provvedere a un’adeguata temperatura della casa perché i costi di montaggio e monitoraggio della caldaia sono alti. Infatti sono stati definiti come “i poveri energetici“:

I poveri energetici sono per lo più anziani soli, vedovi o vedove, che vivono in piccoli appartamenti tra i 40 e i 60 metri quadri, in condomini cittadini, e senza grandi attività sociali. Le donne sono la maggioranza. E più si va avanti con l’età più le condizioni economiche peggiorano.

La pensione a livelli minimi non permette alla fascia della terza età di provvedere a una spesa ricca che possa permettergli di soddisfare il fabbisogno quotidiano. E già dal 2016 si registra un numero elevato di anziani che mangia cibo gettato via.

E le altre fasce come vivono la povertà? Il sito Internazionale ha raccontato diverse storie che hanno reso l’idea dei sacrifici e delle difficoltà che gli italiani vivono ogni giorno. Le storie che lasciano riflettere sono, per esempio, quelle di Maria Teresa Giliberto, 46 anni, impiegata in biblioteca, e Alessia Episcopo, 43 anni, insegnante.

Le due donne hanno riunito le rispettive famiglie sotto un unico tetto. Tutto nasce quando il marito di  Maria Teresa, impiegato presso un supermercato, non riceve lo stipendio con ritardi di oltre tre mesi. L’affitto impagabile spinge Maria Teresa a recarsi da Alessia, che vive con la propria famiglia in una casa di proprietà, dove le spese del mutuo e dei lavori di ristrutturazione hanno spinto lei e il marito a richiedere diversi prestiti bancari. Le due donne, che si sono conosciute grazie ad un gruppo su Facebook nel 2012, hanno deciso di condividere l’appartamento di Alessia. Il risultato? Una divisione delle spese e dei compiti e un maggiore aiuto per Maria Teresa che può dedicarsi al lavoro perché Alessia l’aiuta nella gestione dei figli. Maria Teresa, invece, riesce a sopperire alle spese e al fitto chiesti dalla sua coinquilina. Oggi molte delle famiglie con a carico minori vivono in una situazione di povertà, in quanto le risorse messe a disposizione dello Stato non riescono a coprire i bisogni primari degli individui del nucleo familiare.

Secondo una ricerca della Coldiretti “l’11% della popolazione italiana non può permettersi un pasto adeguato almeno ogni due giorni con proteine della carne, del pesce o equivalente vegetariano. La situazione in Italia è tra le peggiori dell’Unione Europea dove la percentuale media scende all’8%, mentre stanno peggio solo Grecia (12%), Lettonia (12%), Ungheria (12%) Romania (16%) e Bulgaria (31%)“. Con il 2020 alle porte si prospetta una ripresa della situazione economia della società, anche se i dati pubblicati dall’Istat dimostrano come l’Italia non sia in grado di alzare scudi per proteggersi dalla povertà.