La Brexit sembra ormai cosa certa dopo la schiacciante vittoria dei Conservatori alle elezioni generali britanniche, che si sono tenute il 12 dicembre, e la riconferma di Boris Johnson come premier. Senza sorprese o imprevisti, la netta maggioranza di seggi conquistata dai Conservatori nel Parlamento britannico, ben 364 su 650, dovrebbe garantire il raggiungimento di un accordo sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea in tempi rapidi, entro il 31 gennaio 2020, ultima scadenza fissata dai leader europei dopo molti rinvii.

Cosa succede ora con la Brexit

La Brexit è al centro del dibattito inglese da ormai più di tre anni ed è stata uno dei temi centrali della campagna elettorale. Questo tema sembra aver avuto molto peso anche nella decisione dei risultati. Tre anni e mezzo dopo il referendum, circa 14 milioni di britannici hanno votato il partito guidato dal politico che più di tutti ha insistito sulla necessità di “get Brexit done” cioè, di fare la Brexit.

Nei collegi elettorali che nel 2016 votarono in maggioranza a favore dell’uscita, i Conservatori hanno ulteriormente aumentato i propri consensi. Johnson è sempre stato fautore di una hard Brexit, veloce e senza troppi compromessi: infatti, sia negli scorsi mesi, quando ha sostituito Theresa May come primo ministro, sia ora, la sua priorità è far approvare il prima possibile l’accordo che ha negoziato con l’Unione Europea. Se il Parlamento inglese lo accoglierà, entro il 31 gennaio il Regno Unito uscirà formalmente dall’Unione.

A quel punto inizierà un periodo di transizione, con scadenza prevista al 31 dicembre 2020. In questo periodo la Gran Bretagna perderebbe il suo diritto di voto e di rappresentanza all’interno delle istituzioni della comunità europea, ma dovrebbe continuare a comportarsi come un Paese membro. Questo significa che nel Regno Unito continuerà a valere il principio di libera circolazione delle persone e delle merci, si applicherà ancora la legislazione comunitaria e a verranno versati i contributi a Bruxelles.

Cosa cambierà per i turisti europei

L’accordo su Brexit porterà a molti cambiamenti per i cittadini europei. Johnson ha insistito molto sia durante i mesi del suo primo governo, sia durante l’accesa campagna elettorale, su una linea dura sull’immigrazione. Il primo ministro ha dichiarato infatti che “gli europei devono smetterla di trattare questo paese come se fosse il loro”. Seguendo questa linea dura, a inizio dicembre i Conservatori hanno proposto l’introduzione dell’obbligo di presentare visto e passaporto al momento dell’ingresso in Gran Bretagna dopo l’uscita del Paese dall’Unione Europea. Una proposta simile era già stata fatta dal governo precedente, meno intransigente sull’ingresso di stranieri in Gran Bretagna: la ex premier Theresa May, dopo aver negoziato con i vertici dell’Unione Europea, aveva dichiarato che per i soggiorni brevi non sarebbe stato necessario ottenere un visto.

Invece, il governo Johnson ha sempre insistito molto sulla necessità di porre fine alla libertà di movimento dei cittadini europei: la stretta dei controlli sulle persone che entrano in Gran Bretagna varrà, dunque, anche anche per i soggiorni brevi. I turisti europei che vorranno trascorrere anche solo un weekend nel Regno Unito dovranno ottenere un visto elettronico (Electronic Travel Authorization) almeno tre giorni prima del loro arrivo nel Regno Unito, che avrà durata di tre mesi e sarà rigorosamente controllato all’ingresso nel Paese. Il visto potrà essere ottenuto solo se chi lo chiede possiede un passaporto biometrico. Non sarà più possibile superare i controlli con la sola carta d’identità.

Cosa cambierà per chi va a lavorare nel Regno Unito

Per quanto riguarda i cambiamenti per i cittadini europei che vivono nel Regno Unito, i loro permessi di residenza non dovrebbero subire variazioni fino al 31 dicembre 2020, ossia la fine prevista del periodo di transizione. Coloro che vivono nel Regno Unito da almeno cinque anni potranno richiedere entro fine 2020 un permesso di residenza permanente, chiamato settled status. I cittadini europei che, invece, vivono in Gran Bretagna da meno tempo, potranno richiedere un altro tipo di permesso, chiamato pre-settled status, che varrà fino alla fine dei cinque anni previsti. Chi non sarà in regola entro fine 2020 potrebbe essere deportato, come annunciato da Boris Johnson. A fine ottobre 2019, già quasi 2 milioni di cittadini europei avevano ottenuto il proprio permesso di residenza, mentre molti altri avevano già presentato domanda.

La stretta sull’immigrazione e la fine della libera circolazione, che in questi anni aveva garantito ai residenti europei un occhio di riguardo, renderà molto più difficile trasferirsi nel Regno Unito a partire dal 1 gennaio 2021. Chi vorrà emigrare in Gran Bretagna dovrà dimostrare di avere una buona motivazione per farlo, vale a dire un’offerta di lavoro. L’obiettivo di questa stretta è far entrare nel Paese persone che possano svolgere lavori specializzati, impedendo l’ingresso di immigrati privi di titoli di studio o di qualifiche. I cittadini europei che riusciranno a trasferirsi nel Regno Unito ottenendo il permesso di lavoro quinquennale comunque non avranno diritto a usufruire del sistema di welfare; dunque non potranno ricevere sussidi statali e essere assistiti gratuitamente dal National Health Service. Per poter ricevere l’assistenza sanitaria, tutti gli immigrati dovranno versare una tassa di 625 sterline a persona.

Cosa cambierà per gli studenti europei

Non è invece ancora chiaro che cosa accadrà per quanto riguarda lo scambio di studenti e docenti universitari nell’ambito del progetto Erasmus e altri affini, e il riconoscimento reciproco di titoli di studio e qualifiche professionali. Questo tema è di grandissima importanza per molti giovani europei che studiano nel Regno Unito, rinomato per le sue prestigiose università. Tali argomenti dovranno essere negoziati nei prossimi mesi tra governo britannico e Unione Europea durante il periodo di transizione, dunque le cose dovrebbero restare invariate almeno fino a fine 2020. L’Unione Europea si è già preparata al peggio: il 19 marzo 2019 hanno approvato una legge detta Erasmus+Contingency Regulation per evitare l’interruzione del programma Erasmus nel Regno Unito nel caso in cui il Paese esca senza accordo, che purtroppo andrebbe a coprire solo il periodo precedente all’uscita.

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