In Sudafrica è presente una realtà poco conosciuta ai più, quella dei così detti “stupri correttivi“. Gli stupri correttivi consistono nell’attuare violenza sessuale a donne lesbiche con l’obiettivo chiaramente errato di renderle eterosessuali. Chi mette in atto queste violenze vuole convincere la donna in questione che il sesso eterosessuale sia migliore del sesso omosessuale e, al tempo stesso, ha l’intenzione di punire la donna per essere una “ribelle della società”.

La maggior parte degli africani, infatti, non crede che l’orientamento sessuale abbia una base genetica e che quindi si possa essere eterosessuale, omosessuale, bisessuale o pansessuale fin dalla nascita, come ha anche confermato la comunità scientifica, ma crede invece che l’essere “diverso” sia solo un modo per ribellarsi o un semplice costrutto sociale. Per questo, molti credono che sia possibile cambiare in ogni momento le attrazioni sessuali da loro considerate sbagliate.

Questo fenomeno cresce giorno dopo giorno ed è abbastanza singolare in un Paese come il Sudafrica. Qui, infatti, la discriminazione di genere è illegale. Inoltre è il primo Paese africano ad aver reso i matrimoni omosessuali legali. Inoltre Città del Capo è molto famosa per il gay pride, manifestazione in cui si celebrano i diversi generi e i diversi orientamenti sessuali, e per i molti locali gay. Però, nonostante questa grande promozione attivata dal governo, tra gli africani è ancora presente una forte omofobia, perché la società è rimasta maschilista e la mentalità non è riuscita a evolversi.

Gli uomini che non accettano le donne che vivono la loro sessualità liberamente organizzano delle vere e proprie spedizioni punitive, in cui si dirigono in gruppo dalla donna omosessuale scelta e la torturano, la stuprano fino a compiere dei veri omicidi. L’obiettivo è proprio quello di castigare la donna considerata ribelle e anormale. Si registrano almeno 30 omicidi di donne omosessuali negli ultimi 10 anni solo in Sudafrica.

Il fenomeno è così diffuso che le organizzazioni volontarie che si occupano di difendere i diritti umani stanno lottando per inserire lo stupro correttivo tra i crimini d’odio.

Le stime delle associazioni internazionali e la discriminazione di genere:

Action Aid,  associazione internazionale che gestisce le adozioni a distanza, ha affermato che ogni anno in Sudafrica sono circa 520 i casi denunciati di stupri correttivi, ma sono invece molti di più i casi non denunciati, circa 500 mila. Secondo alcuni attivisti, solamente a Città del Capo vengono violentate almeno 10 donne lesbiche ogni settimana.

Un altro fatto allarmante è che, secondo alcune stime, nove volte su dieci i carnefici restano impuniti e liberi di circolare per le strade, con il rischio che continuino a perseguire il loro obiettivo di voler punire e cambiare l’orientamento sessuale di queste donne indifese. Infatti i tribunali non riconoscono l’esistenza di violenze subite solamente da donne omosessuali, credono che sia un’esagerazione. Inoltre, la discriminazione di genere esiste anche tra le istituzioni e le forze dell’ordine, tanto è vero che molte donne non denunciano proprio perché, secondo alcune testimonianze, hanno paura di non essere credute e di essere invece derise dai poliziotti. Tutto questo succede sotto influenza dell’eteronormatività, cioè la credenza che l’eterosessualità sia l’unico vero orientamento sessuale esistente.

È una vera e propria emergenza: le donne che subiscono violenza possono avere conseguenze irreversibili, come traumi fisici e psicologici, gravidanze indesiderate, mutilazioni genitali e pensieri suicidi.

Le associazioni volontarie si stanno impegnando enormemente per prevenire gli stupri, non solo quelli correttivi, e una soluzione è finalmente emersa: un nuovo programma educativo per tutti gli studenti.

Il nuovo programma educativo contro una realtà da combattere:

Questo nuovo programma educativo consiste nell’insegnare ai ragazzi come aiutare le donne che si trovano in difficoltà, a capire cos’è il consenso e a rispettare le decisioni delle donne. Inoltre, gli educatori insegnano alle ragazze il loro diritto di prendere decisioni, spiegano come individuare le situazioni di pericolo e come prevenirle, e infine, come difendersi. Programmi educativi simili sono stati promossi anche in  altri Paesi, qui un esempio di ciò che avviene in Kenya.

Questo programma ha avuto molto successo e ha dimezzato il numero degli stupri, tanto che gli organizzatori vorrebbero estenderlo in tutta l’Africa e, con un po’ di fortuna, anche in tutto il mondo. Per riuscire in questo bellissimo intento, è necessario però avere molti fondi: Avaaz ha così avviato una donazione in cui tutti possono donare, anche solo qualche euro, per finanziare l’impresa. Qui si può contribuire.

L’obiettivo è quindi quello di educare a essere consapevoli delle differenti situazioni in cui ci si può trovare, sia per gli uomini sia per le donne, e a sapere come comportarsi correttamente, rispettando i diritti e la volontà delle persone. Infatti, per cambiare una società maschilista, bisogna concentrarsi su come e con quali valori e idee crescere le nuove generazioni e iniziare così a occuparsi di loro, insegnandogli prima di tutto il rispetto per le persone e per la loro libertà di scelta.

La speranza per un futuro più roseo, grazie a questa nuova iniziativa vincente, è molto forte e gli educatori sono enormemente entusiasti di presentare il loro programma anche in altre parti dell’Africa e del mondo.