“Piazza di mille colori, di mille provenienze, che ha solo da insegnarci” : questo è piazza San Giovanni durante la manifestazione delle Sardine a Roma, sabato 14 dicembre 2019.

“Voi siete la nostra speranza, il nostro futuro”
“Forse siamo un po’ disorganizzati… ma ci stiamo organizzando!”

Tante le voci che animano il piccolo palco di piazza San Giovanni, tantissime le persone lì per ascoltare quelle voci, quegli ideali. Ripercorriamo insieme il pomeriggio di sabato, per far emergere le parole di chi è sceso in piazza, consapevole di credere in qualcosa e crederci fino in fondo.

Una delle voci è quella di Giorgia Linardi, giurista e attivista di Sea watch, che prende la parola in difesa di Carola Rackete. “La verità è che le navi di Ong”, dice Giorgia, “sono un simbolo di umanità e di civiltà in mare. Da tempo speriamo di vedere a terra quello che abbiamo realizzato in mare. Le sardine nascono in mare, ma sono arrivate anche a terra. Sono la società civile che si riappropria delle proprie piazze. Se io fossi intrappolata in Libia e cercassi di scappare, spererei che ci fosse uno sconosciuto o una sconosciuta pronta a tendermi la mano. Dobbiamo ripensare il linguaggio, dobbiamo parlarci, dobbiamo non avere paura. Il sovranismo non funziona perché è un paradosso”.

Giorgia Linardi prende la parola in nome di un futuro che non può basarsi sull’isolamento e sulla chiusura. “I problemi vanno affrontati in modo lungimirante”, continua, “non possiamo accettare di essere governati da chi ha paura”. In conclusione, Giorgia si rivolge alla piazza e dice:

“Se riusciremo a tornare in mare, voi sarete tutti e tutte a bordo con noi”.

Proprio in quel momento, tutta la piazza canta Libertà di Gaber.

Alla fine della canzone, prende la parola Luce Disco, 22 anni, ragazza che si presenta come “orgogliosamente transessuale e molisana”, così da ricordare a tutti che le sardine riempiono le piazze venendo da ogni parte ed essendo fatti di diversità e singolarità. Luce porta all’attenzione la difficile condizione dei transessuali in Italia. “Essere transessuale nel nostro paese non è facile. L’Italia ha il maggior numero di vittime transessuali in Europa, a causa della transfobia, cioè la paura irrazionale nei confronti dei transgender e transessuali. Spesso si associano i transessuali al mondo della prostituzione. Questo purtroppo è vero: l’Italia costringe i transessuali alla prostituzione, perché li denigra, li bullizza, e le famiglie li cacciano di casa”. Luce racconta di essere stata bullizzata da quando aveva 17 anni, a scuola, non solo dai compagni, ma anche dai docenti, che avrebbero dovuto tutelarla.

Luce continua: “ho dovuto reprimere la mia natura per tanto tempo, fino ad ammalarmi. Poi ho capito che volevo essere libera. Ho scelto la luce, e oggi attraverso l’attivismo aiuto le persone in difficoltà. Il 19 ottobre scorso proprio in questa piazza manifestava quella politica che fa consenso sulla pelle dei più deboli, che fomenta l’odio, e parla di normali e di diversi: ma qui siamo tutti uguali.

Dopo l’intervento di Luce, prende la parola Mattia Santori, diventato ormai il celebre volto del movimento. “Non c’è nessuna organizzazione. La gente è venuta qui di tasca sua. Questa è la differenza delle nostre piazze: la nostra è una partecipazione spontanea. Intanto che noi siamo a Roma, sono scese in piazza 25 città in tutto il mondo. Berlino, Parigi, Londra, Lione, Varsavia, San Francisco, New York… Ci sono anche altre 9 città italiane! È un’onda che non si ferma, che va dalla Sicilia al Piemonte. Quando la bestia del populismo arriva a fare campagna nel nostro territorio, sai che ti aspettano tempo duri, e che hai due scelte: stringerti o perderti. Bologna ha detto: qui non si passa!

E dopo è stato il turno di Modena, Sorrento, di tante città. Ha preso la forma della democrazia, della costituzione, dell’antifascismo, della lotta contro la discriminazione, della partecipazione che non fa distinzione di età, della politica. Gratuità, arte, relazioni umane. Un buon impasto necessita di ore per lievitare. Non c’è nessun sordo peggiore di chi non vuol sentire. Le sardine non esistono. Nelle piazze non c’è altro che PERSONE ancora capaci, capaci di distinguere la politica dal marketing, capaci di non abboccare ai trucchetti. Siamo diventati persone scomode. Ma questo è il primo passo verso una nuova realtà. Così hanno iniziato a farci la guerra, a dirci assassini, ignoranti, pagliacci, illiberali. Ma la storia ha preso una direzione inaspettata, perché i cervelli si sono attivati e la gente ha tolto il filtro ed è venuta ad ascoltare, a sentire, a vedere.

E allora abbiamo vinto, abbiamo vinto 113 piazze a 0 in un mese. Le sardine non esistono, non sono mai esistite. Esistono persone che prendono posizione e non restano indifferenti, corpi che occupano spazi. Esistono vite che fanno politica senza bisogno di fare campagna elettorale. Noi non vogliamo sostituirci a nessun movimento di lotta dal basso. Non vogliamo rubare le piazze a nessuno”.

Mattia fa una pausa, e poi continua, prima sarcastico, poi serio. “A questo punto è arrivato il momento di fare le proposte… Cazzo! Non eravamo pronti…” Tutta la piazza ride. Mattia ride, e poi, serio, prosegue.

“Pretendiamo che chi è stato eletto debba fare politica, non campagna elettorale. Pretendiamo che chiunque ricopra la carica di ministro debba comunicare solo sui canali istituzionali. Pretendiamo trasparenza nell’uso che la politica fa dei social, trasparenza sia economica sia comunicativa. Pretendiamo che il mondo dell’informazione si avvicini alla verità e la protegga, e traduca tutto questo sforzo in messaggi fedeli ai fatti. Pretendiamo che la violenza venga esclusa dai toni e dai contenuti della politica in ogni sua forma. La violenza verbale deve essere equiparata a quella fisica. Chiediamo di ripensare il decreto sicurezza. C’è bisogno di leggi che non mettano al centro la paura, ma il desiderio di costruire una società inclusiva, che vedano la diversità come ricchezza, non come minaccia. Noi nelle istituzioni vogliamo crederci e speriamo che con il nostro contributo di cittadini la politica possa migliorarsi. Politica è partecipazione. La piazza di oggi è partecipazione“.

Queste le parole e le richieste con cui Mattia smette di parlare, e lascia spazio ai rappresentanti di quelle che si definiscono le Sardine Nere:

“Siamo le Sardine nere perché molti di noi lo portano sul colore della propria pelle. Sono costretti a vivere nel buio di questa società, sfruttati nei campi di pomodori. Gente nata in Italia, ma a cui non viene ancora riconosciuta una cittadinanza. Chi nasce in questo Paese deve essere incluso, non emarginato. Chi scappa da una guerra deve essere accolto, non sfruttato. Siamo uomini e donne libere, e così vogliamo vivere. La nostra costituzione ripudia la guerra. Noi dobbiamo pretendere che il governo italiano non venda più armi all’Africa e ai dittatori. Basta con la politica della guerra. Il governo italiano continua a vendere armi anche alla Turchia, che le usa in Siria. Combattere l’odio è combattere le cause che lo generano. La politica è fatta anche di sentimenti. Ma non solo di odio. Dobbiamo riprenderci anche l’indignazione davanti all’ingiustizia. Dobbiamo abrogare il decreto sicurezza che non ha portato sicurezza”.

Tanta attualità, tanti punti, tanti ideali in piazza questo sabato a Roma. Tanti spunti di riflessione, riportati qui fedelmente da noi dello Sbuffo. Speriamo possano essere un punto da cui partire per diventare consapevoli della direzione che vogliamo dare al nostro futuro.

Perché davvero, dipende solo da noi.


FONTI
Manifestazione delle Sardine a Roma, sabato 14 dicembre 2019.
CREDITS
Le fotografie sono state tutte scattate da Esmeralda Moretti