Da sempre Gravina in Puglia è “oscurata” da Matera, ma entrambe hanno saputo sfruttare al meglio l’ondata dalle misure spropositate di turismo del 2019, dovuta alla nomina di “Capitale della Cultura“. Matera ha creato moderni b&b nelle antiche grotte e Gravina ha rivalutato il proprio artigianato, incarnato dalla Colacola. Entrambe hanno voluto stupire i visitatori attraverso il proprio retroterra culturale, in cui spesso miseria e povertà hanno avuto la meglio sulla bellezza della natura circostante. Tutto ciò che ha fatto la storia di quel popolo viene messo in mostra a chi magari arriva da città moderne. Così, gradini scivolosi e strade molto strette diventano sfondi per i racconti narrati dalle guide (spesso studenti), di un passato che non è poi così tanto lontano!

Questa statuetta dai colori raggianti nasce nell’area della Murgia barese e conquista i cuori anche del popolo della Basilicata. Interessando un territorio così vasto, la Colacola prende nomi differenti a seconda della località in cui viene prodotta. Per esempio, se andiamo ad Altamura troviamo “Brubru“, mentre a Matera sulle bancarelle incontriamo “Cuccú“. Questi due termini onomatopeici danno l’idea del suono emesso dal manufatto popolare. Se in questi comuni il nome riproduce il suo fischio, il termine dialettale usato a Gravina, invece, si rifà all’uccello tipico di quelle zone, simile ad un gallo, ma che in realtà coincide con la gazza ladra.

Dietro a questo oggetto si nasconde una raffigurazione tradizionale delle credenze popolari, legate all’utilizzo cerimoniale, tipico di questo souvenir. Infatti, la sua fragilità, dovuta al materiale che lo costituisce, ha due rimandi:

  1. Spesso usato come gioco per l’infanzia, un periodo fragile e di formazione;
  2. Altrimenti usato come dono, in occasione di matrimonio e di gravidanze, dove il fischio aveva poteri legati alla fertilità.

Come sempre il turismo trasforma la tradizione in commercio. Un albergatore, che ospita degustazioni di prodotti tipici, racconta che a fine di un soggiorno, regalò una Colacola ad una coppia, che dopo poco annunciò di essere in dolce attesa. La magia del souvenir aveva dato i suoi frutti.

Simbolo di fertilità e fragilità, ma anche di virilità: il suo potente fischio era usato per radunare i contadini a fine giornata. Invece, i colori vivaci, che decorano il galletto, richiamano l’idea di festa, la sospensione del quotidiano.

Proprio a lato della cattedrale di Gravina e accanto al celebre ponte (apparso in numerosi film) sorge la Casa della Colacola. Laboratorio a ingresso libero, dove l’antica tradizione è più che viva. Tipico di queste professioni, la lavorazione della terracotta e la decorazione della Colacola sono state tramandate di generazione in generazione (anche se ora, confessa il proprietario, è sempre più difficile trovare un giovane disposto a imparare o vendere quest’arte!). Infatti, all’interno dello spazio espositivo, il turista è guidato dal padre: è proprio lui, che con l’orgoglio negli occhi, presenta le sue opere, usate come arredamento in quelle abitazioni che resistono alla modernità. Invece, sulla piazza troviamo il figlio, che colora in “diretta” le varie forme. Queste, una volta asciutte, saranno vendute ai numerosi turisti, in arrivo da ogni parte del mondo!

La lavorazione della terracotta è una delle poche forme di artigianato non ancora contaminata dalle nuove tecnologie, proprio come i vecchi forni che continuano a sfornare la buonissima focaccia pugliese. Non solo galletti colorati, ma anche donne dal ventre gonfio (sempre presente il rimando alla fertilità), prototipi di lampadari, presepi, addobbi natalizi e altre forme simpatiche, che possono piacere anche ai più piccoli. La terracotta dà vita a oggetti destinati all’arredamento, ma anche a prese per l’aria: formelle dalla forma quadrata, con ghirigori floreali o geometrici, da posizionare in prossimità della stufa.

Le bande colorate, alternate al bianco e ai nastri di raso, danno l’idea della felicità data dalla socializzazione, tipica di quelle piccole comunità. L’entusiasmo, derivante dalla sospensione delle attività lavorative o dalla gravidanza, rispecchia la semplicità dei materiali alla base del successo economico e sociale della Colacola. Infatti, la sua creazione è talmente umile e semplice, da richiedere davvero pochissimi elementi: terracotta, pochi colori (fondamentali sono il bianco e i primari), pennello e, ovviamente, tanto fiato! Un simbolo fondamentale all’interno del popolo pugliese e non (dato i numerosi turisti che stanno esportando il souvenir), che tramite la forma, i colori e il suo uso racconta davvero tanto della vita passata, spesso descritta dai libri, ma che così diventa più viva e reale.


FONTI

Visita alla Casa della Colacola, Gravina in Puglia

CREDITS

Copertina (pic by Daniela Ferrario)

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