Negli ultimi anni, grazie al progresso, alle nuove scoperte e alle innovazioni tecnologie, in tutti i campi, lavorativi e non, l’uomo è riuscito ad applicare il concetto di eco-sostenibilità alla realtà di tutti i giorni. Se inizialmente si parlava semplicemente di raccolta differenziata, oggi moltissime grandi aziende operano per attuare una notevole riduzione nell’impiego di materiali nocivi all’ambiente e non facilmente biodegradabili, come ad esempio la plastica, il grande cancro che sta distruggendo l’ecosistema marino.

Il grande cambiamento è avvenuto anche nel campo della moda, con la cosiddetta “Moda Green” o moda ecosostenibile, la creazione di una forma di abbigliamento più consapevole e impegnata nell’ecologia. Si è constatato infatti che circa il 10% delle emissioni globali di gas serra, rilasciate nell’atmosfera, è prodotto dall’industria della moda tramite le lunghe catene di lavoro, i materiali utilizzati e l’alta intensità energetica impiegata nella produzione. Altri due dati (impressionanti) ci mostrano come la moda fino ad adesso non abbia mostrato molta cura nei confronti dell’ambiente: il 20% delle acque reflue globali vengono prodotte dall’industria della moda (per realizzare un solo paio di jeans sono necessari 10.000 litri di acqua) e l’85% dei tessuti prodotti finiscono nelle discariche quando potrebbero essere riutilizzati.

Non si parla di piccoli sprechi, bensì di quantità immense. I primi passi attuati dall’industria della moda verso il cambiamento sono innanzitutto lo sfruttamento ridotto e consapevole delle risorse, il riciclaggio, la riduzione degli sprechi e l’applicazione di un’economia “circolare”. Ecco un esempio di tessuti ecosostenibili: le fibre naturali ottenute dalla lavorazione della canapa, del bambù, del mais, ma anche del cotone o del lino. L’innovazione che sta in tutte queste fibre ecologiche è il fatto che sono molto simili ai tessuti più ricercati, come la seta, e di conseguenza possono essere sostituite con i tessuti che invece recano maggiori danni all’ambiente, il tutto senza però apportare differenze estetiche o tattili.

Anche il Made in Italy diventa eco-friendly

Nel campo della moda si pensava che le aziende più attente alla sostenibilità fossero i marchi internazionali di sportswear, ma questo fino a qualche giorno fa… L’azienda italiana Calzedonia, proprietaria di 7 marchi legati al settore dell’abbigliamento, ha lanciato una nuova linea di collant sostenibili, realizzati con un filato completamente riciclato (Q-NOVA®) e ricavato da materie prime rigenerate e certificate Global Recycled Standard ed Ecolabel EU, con la collaborazione di Fulgar, leader nel mercato dei filati sintetici e per calzetteria. I nuovi collant sono disponili in 40, 60 e 80 denari e in più colori per la modica cifra di 8.95 euro. Ma l’importanza di questo nuovo prodotto sta nel fatto che consente la riduzione dell’emissione di CO2 nell’ambiente, delle risorse idriche (quindi produce una minore percentuale di acque reflue) e l’impiego di fonti rinnovabili nella produzione del tessuto.

La nuova linea di Calzedonia ha già fatto presa sul pubblico (in particolare sulle donne più attente all’ambiente) anche perché non si nota la differenza tra un tessuto sostenibile e, viceversa, uno non ecosostenibile, né per quanto riguarda l’aspetto estetico né per quello tattile. L’unica reale differenza è il fatto che con un tessuto eco-friendly si aiuta a ridurre i consumi e a rispettare l’ambiente, mentre con un tessuto normale non si sostengono né le aziende ecosostenibili né il mondo stesso.

Il vero problema è il fatto che da tempo ormai la maggior parte della popolazione non fa caso a molti piccoli gesti che potrebbero aiutare l’eco-sostenibilità: bisogna partire dai piccoli gesti, poiché ogni individuo, se realmente consapevole dei danni che il mondo sta subendo da parte dell’uomo, nel suo piccolo può realmente far la differenza, anche solo nella raccolta differenziata per esempio, o nel fare la spesa utilizzando delle borse in tessuto sostenibile, anziché sprecare in continuazione sacchetti di plastica. Si tratta di piccoli gesti, è vero, ma se ogni individuo portasse a termine la propria piccola battaglia giornaliera contro gli sprechi, non si tratterebbe più solo di una persona, bensì di un’intera comunità, e non si parlerebbe solo del vicinato o del comune, né della provincia o della regione, ma dell’intera popolazione mondiale: 7.7 miliardi di persone non sono poche, e la differenza possono farla. Perciò se anche le grandi aziende riescono ad aiutare l’ambiente, il maggiore aiuto nei confronti dell’ambiente lo portano i singoli cittadini del mondo, giorno per giorno.