Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata e una segreta.

(Dalla locandina del film Perfetti sconosciuti)

Fin dalla più tenera età, ciascuno di noi crea dei legami con chi ci circonda. Scegliamo le persone che possono far parte della nostra rete di contatti, chi più vicino o più lontano. Parenti, amici, conoscenti con cui condividiamo parti più o meno importanti della nostra vita. Nutriamo queste relazioni giorno dopo giorno: da una chiacchierata al telefono o davanti a un caffè fino alla condivisione degli stessi spazi, andiamo ad aggiungere vari tasselli al rapporto con una persona, fino a quando crediamo che non abbia più segreti per noi. Ma quanto conosciamo davvero le persone che abbiamo vicino?

La società contemporanea ci ricorda come sia sempre più facile entrare in contatto con altre persone e costruire amicizie, ma anche come, grazie alla diffusione dei social e degli smartphones, sia più semplice non far trapelare agli altri i nostri segreti, il piccolo universo che custodiamo gelosamente nella memoria dei nostri telefoni. Anche coloro che hanno una vita piuttosto tranquilla, senza scheletri nell’armadio, non sarebbero molto contenti di condividere pubblicamente il contenuto dei loro cellulari. Certo, fortunatamente il diritto alla privacy protegge tutti da questa possibilità, ma se succedesse in un modo ridimensionato?

È quello che accade nel film Perfetti sconosciuti, una pellicola del 2016 diretta da Paolo Genovese. Quando una delle protagoniste chiede quasi per scherzo di fare un gioco, ecco che una normale cena tra amici si trasforma in una confessione forzata delle loro più segrete verità. Tutti i commensali mettono i telefoni sul tavolo e qualsiasi messaggio, chiamata, notifica sui loro telefoni verrà letta e ascoltata dal resto dei presenti. 

Ed è così che in meno di un paio d’ore, giusto il tempo di una cena, vediamo amicizie e relazioni (alcuni dei protagonisti sono sposati o stanno insieme) che lentamente vanno verso il tracollo. Segreti mai detti, tradimenti, bugie vengono improvvisamente a galla: ognuno di loro ha nascosto agli altri una seconda vita parallela. Nel momento in cui si scopre tutto questo, la loro amicizia sembra perdere completamente di significato: si conoscono realmente o la loro storica amicizia è soltanto una blanda conoscenza?

Ribaltato nella realtà, questo è qualcosa che potrebbe tranquillamente succederci. Potremmo scoprire che le persone che abbiamo fatto entrare nella nostra esistenza, con cui sentiamo di avere un rapporto profondo e intimo, in verità non sono altro che dei lontani conoscenti e che non sappiamo nulla della loro vita.

Se fino a qualche anno fa i segreti di ciascuno rimanevano custoditi nella mente, oggi abbiamo un fedele compagno con cui condividerli: gli smartphones potrebbero raccontare molto di noi attraverso le immagini, i messaggi e le telefonate che riceviamo ogni giorno, scoprendo aspetti di cui nessuno è al corrente.

Dall’altro lato sarebbe sconvolgente scoprire che non conosciamo affatto i nostri amici di una vita, le persone a noi più vicine. Siamo davanti allora a uno dei più grandi interrogativi di sempre: meglio conoscere tutta la verità su una persona, consapevoli del fatto che qualcosa potrebbe andare storto, o non andare a fondo e mantenere il rapporto intatto? Di pancia chiunque vorrebbe sapere la verità. Non è mai una bella sensazione sapere di essere all’oscuro di qualcosa e la curiosità ci spingerebbe a voler scoprire tutto. Da un altro punto di vista questo vorrebbe però dire che, a nostra volta, noi stessi potremmo essere vittime di questo meccanismo.

Allora ci ripensiamo: desideriamo davvero sapere tutto, andare fino in fondo? Forse non vale la pena di svelare tutti i segreti, di mettersi a nudo davanti alle persone che amiamo. Non vogliamo intaccare un rapporto bellissimo, costruito negli anni, che alcune volte ci convince di essere circondati da persone migliori di quello che in realtà sono. Vogliamo mantenere tutto com’è per avere la fragile sicurezza di essere fortunati, di avere accanto delle persone bellissime. Lasciamo tutto intatto soprattutto per non dover svelare a nostra volta i nostri segreti, molti dei nostri amici probabilmente cambierebbero opinione su di noi. Sì, forse è meglio rimanere così, perfetti (e) sconosciuti.