In Italia la pasta è un alimento sempre presente, in ogni stagione e regione, tanto da essere un vero e proprio cibo sacro della cucina del Bel Paese. Ma negli USA, e oramai sempre più in tutto il mondo, non è più solo la cucina a unire i concetti di pasta e sacralità, piuttosto un nuovo, particolare e molto eclettico movimento religioso, il Pastafarianesimo.

Il Pastafarianesimo, termine che unisce le parole pasta e Rastafarianesimo, cioè un culto diffuso soprattutto in Giamaica ed Etiopia e all’interno della cultura reggae, è una religione fondata da Bobby Henderson, un fisico statunitense: dopo essere nata in Kansas nel 2005 si è diffusa molto velocemente in tutto il mondo, soprattutto grazie al web, ed è giunta anche in Italia, tanto che nel 2012 è stata aperta la prima Chiesa Pastafariana Italiana.

Anche se viene generalmente considerata come una parodia delle maggiori religioni monoteiste, concepita con lo scopo di evidenziarne le criticità logiche e le difficoltà del rapporto tra Stato laico e credi religiosi, ufficialmente la Chiesa Pastafariana e i suoi adepti si considerano al pari di ogni altra religione, tanto che tra gli scopi primari delle congregazioni nazionali risalta il tentativo di essere riconosciuti ufficialmente dallo Stato. In molti paesi hanno ottenuto, infatti, il riconoscimento quale credo religioso: uno status ufficiale e importante, dal quale dipendono diverse rilevanti conseguenze, quali ad esempio, in Italia, la possibilità di celebrare matrimoni religiosi che abbiano anche valore civile o la possibilità di ricevere fondi come l’8xmille.

Questo giovane credo ha un complesso e strutturato impianto dogmatico e istituzionale, che ricorda lontanamente quello cristiano, poiché si tratta di una religione monoteista, che predica l’esistenza del Prodigioso Spaghetto Volante quale creatore dell’Universo. Inoltre, il culto ha una breve tradizione mitica e dei codici di condotta, al cui vertice troviamo i “condimenti”, chiamati anche gli otto “io preferirei davvero che evitassi”, una sorta di decalogo biblico in chiave pastafariana. Il credo ha inoltre diversi libri sacri e svariati dogmi e indicazioni che riguardano le più diverse tematiche, dalla famiglia all’etica personale fino pure al vestiario, spesso molto particolare e appariscente. Basti pensare che i fedeli pastafariani si denominano “Pirati Pastafariani” e come tali si vestono durante le cerimonie, avendo come copricapo sacro uno scolapasta.

Aspetto essenziale, infatti, di questa esperienza religiosa, è la volontà attraverso azioni, indumenti o dogmatica, di mostrare le possibili idiosincrasie tra le norme che regolano la vita in uno stato laico e aconfessionale e le regole morali e disciplinari seguite dai credenti di una confessione religiosa. Spesso la libertà di culto e di professare il proprio credo religioso sono in potenziale conflitto con altre normative statali, e non sempre è facile trovare una soluzione tale da conciliare questi due diversi e separati mondi. Tanto è vero che il Pastafarianesimo nasce con l’intento di contrastare la teoria del “disegno intelligente”, cioè un tentativo di legalizzare l’insegnamento del creazionismo alternativamente all’evoluzionismo nelle scuole pubbliche americane, e negli anni diversi casi giuridici hanno messo in discussione il rapporto tra libertà religiosa e norme civili.

In Nuova Zelanda, ad esempio, dove il credo dello Spaghetto Volante gode dello status di religione riconosciuta, è stato già celebrato il primo rito matrimoniale pastafariano con valenza legale, ufficiato da un sacerdote in abiti simil Pirati dei Caraibi. Ancora, in Austria e Repubblica Ceca ci sono stati diversi casi giuridici in cui credenti pastafariani chiedevano di poter utilizzare per i propri documenti foto in cui erano ritratti con uno scolapasta in testa, in ossequio con i dettami del proprio credo e in accordo con la legge nazionale che consente l’utilizzo di copricapi per motivi religiosi.

Se a un primo esame il Pastafarianesimo può apparire come una divertente e curiosa parodia, osservando il fenomeno più attentamente e in modo approfondito la questione diventa molto più seria e certamente meno netta. Che cosa definisce come tale una religione? Come si misura la veridicità di una fede? E fino a dove può spingersi la laicità dello Stato? Queste sono solo alcune delle fondamentali domande che occorre porsi osservando questo fenomeno. Basti pensare che, seppur nato quasi per gioco, oggi le richieste dei pastafariani nel mondo si fanno sempre più importanti, tanto da poter influenzare le normative in tema di libertà religiosa e il diritto ecclesiastico. Inoltre, sviluppando nel tempo seguaci, dottrina e riti, il Pastafarianesimo può vantare alcuni degli aspetti sociologici che spesso vengono utilizzati dagli studiosi in materia per poter definire, o quantomeno cercare di definire, che cosa sia una religione. Se l’ateismo stesso è stato interpretato a guisa di movimento teologico religioso, è così facile smentire lo status di credo del Pastafarianesimo?

Quando sono i giudici a dover intervenire cercando di stabilire cosa possa esser considerato una fede religiosa, e di conseguenza di quali benefici possa godere, potrebbe non essere gradita la decisione, troppo inclusiva secondo alcuni o al contrario restrittiva secondo l’opinione di altri. Portare a porsi domande, a riflettere e non formulare giudizi affrettati è il vero primo risultato che il Pastafarianesimo ha raggiunto nel mondo, sfidando certezze personali e leggi statali.