L’economia, come del resto tutto il mondo, cambia, si evolve. Beni che ieri erano sottovalutati oggi diventano di primaria importanza, strategie politiche mai sperimentate prima sono ora le ricette più seguite da ogni governo o ente energetico. Tra i diversi cambiamenti e le molte crisi che la società globale deve affrontare, una di esse sta scavando poco a poco un solco sempre più profondo nella vita dei singoli individui e nelle priorità di intervento politico ed imprenditoriale di organizzazioni statali, intergovernative e no-profit: la crisi dell’acqua.

La sempre più manifesta carenza d’acqua è dovuta ad una moltitudine di fattori, di diversa e complessa natura, portata e incidenza nelle vite di ogni cittadino. Innanzitutto è evidente come l’utilizzo delle risorse disponibili sia smodato e negligentemente illimitato. Per quelle parti del mondo che possono permettersi uno stile di vita mediamente agiato, cioè America del Nord, Europa ed Australia, l’acqua è un bene considerato in pratica inesauribile. Se ne utilizza in grande quantità per moltissime attività giornaliere, dall’igiene personale alla cucina, dalle piscine alle industrie, tanto che è quasi impossibile immaginare un solo giorno senza toccare una goccia d’acqua.

Secondo i dati ISTAT del 2017, in Italia in media ogni cittadino consuma giornalmente 245 litri, tanto che il Bel Paese si attesta al primo posto in Europa per consumo pro capite, mentre mediamente il consumo europeo è di 190 litri a cittadino. I dati riguardanti l’utilizzo pro capite evidenziano enormi disparità globali, tanto che negli Stati Uniti ogni cittadino consuma in media 425 litri al giorno, mentre in Madagascar la statistica si ferma solo a dieci litri.

Con l’aumento della popolazione, soprattutto nelle aree più povere del pianeta, ed il conseguente incremento del bisogno d’acqua, è chiaro che le risorse idriche della Terra non saranno in grado di soddisfare la richiesta di tutti nel caso in cui si mantenga quale modello virtuoso quello europeo o statunitense. Occorre quindi ripensare le proprie abitudini e ai propri stili di vita, cercando di limitare, quando possibile, l’utilizzo di acqua e soprattutto lo spreco.

Emblematico in questo senso è il caso del Sudafrica dove, durante l’estate del 2018, il concreto rischio di raggiungere il day zero – cioè il giorno in cui il Paese avrebbe consumato tutte le risorse idriche dell’anno in anticipo -, il razionamento dell’acqua disponibile e un utilizzo attento e più oculato delle risorse, aiutato da una sana e spaventosa presa di coscienza della gravissima situazione, ha permesso al Governo sudafricano di allontanare gradualmente tale data, migliorando le prestazioni del consumo nel Paese in via radicale e diretta. Se si pensa, inoltre, all’enorme consumo necessario per i sistemi produttivi più disparati, dalla produzione di Coca Cola all’allevamento o all’industria edile, la situazione diventa ancora più critica. Una maggior attenzione ambientale e nuove tecnologie più efficienti, insieme ad un generale ripensamento dello sviluppo produttivo, appaiono come necessari e non più procrastinabili.

Un ulteriore grave problema che incide principalmente sullo spreco delle risorse, e su cui è doveroso intervenire in quanto di più facile risoluzione rispetto al modificare la coscienza civile ed ecologica degli individui, è l’enorme questione del malfunzionamento degli impianti e della rete di distribuzione che porta a consistenti perdite. I rubinetti che perdono poche gocce al giorno possono sembrare un banale fastidio, ma moltiplicando il singolo caso per tutti i rubinetti difettosi presenti in un paese la perdita d’acqua diventa consistente ed importante. Solo in Italia si perdono quasi 6000 litri l’anno per questo problema sottovalutato.

Estendendo lo sguardo a tubature, dighe, filtri e stabilimenti, la quantità d’acqua che viene semplicemente persa nel passaggio dalla produzione all’utilizzo è inimmaginabile. Una seria politica di controllo e ammodernamento delle strutture può portare ad enormi benefici in termini economici ed ambientali, procurando anche un indotto economico legato ai lavori di ristrutturazione e costruzione della rete. Il problema diventa inoltre più grave nei paesi più poveri, dove grandi parti della popolazione necessitano ogni giorno di acqua potabile, dato che le poche reti idriche presenti sono spesso scadenti, mal funzionanti e poco ristrutturate, così che, in quelle poche zone del paese in cui la fornitura d’acqua è presente, questa porta con sé altrettanti enormi problemi di dispersione, aggravando la crisi. Che si tratti di riparare la rete idrica domestica o di ingenti finanziamenti per la manutenzione delle strutture pubbliche e private, questi interventi volti a contrastare le perdite possono efficacemente recuperare grosse quantità di risorse, migliorando l’efficienza dei servizi e diminuendone anche il costo economico pagato dai cittadini. Un reale e tangibile beneficio per tutti.

Inoltre, non è possibile affrontare questa grave situazione senza considerare la più globale e generale questione dei cambiamenti climatici in toto. La sempre maggior carenza di acqua è indissolubilmente legata anche a tutti le ulteriori criticità ambientali che ci si trova ad affrontare, specialmente il surriscaldamento terrestre e, di conseguenza, la siccità, che spesso causa vere e proprie rivolte e proteste dei cittadini, come avvenuto a Chennai in India dopo 200 giorni di mancata pioggia, o incrementa le migrazioni, ad esempio per quanto riguarda le nazioni sub-sahariane, che soffrono da anni di carestie e desertificazione crescente.

Riuscire ad avere uno sguardo locale ai problemi globali che si presentano può aiutare ad avvicinarsi alle possibili soluzioni. Intervenire nelle vite dei singoli individui, che si tratti di un utilizzo più parsimonioso ed oculato delle risorse oppure di una miglior assistenza umanitaria, può realmente portare benefici a tutto il complesso sistema di relazioni tra risorse, persone e società. Con il perenne aumento della popolazione mondiale e l’utilizzo spropositato di quanto il pianeta offre, è evidente come il sistema sia insostenibile ed occorra un intervento immediato in una moltitudine di situazioni, vite, attività produttive.

Deve cambiare la coscienza sociale collettiva e devono essere incrementati i fondi destinati alla ricerca scientifica, unica strada verso un più redditizio e razionale utilizzo dell’acqua, altrimenti ci si potrebbero aspettare tra qualche decennio, se non prima, vere e proprie guerre per il controllo delle ultime riserve di risorse. Nessuno si augura di vivere in uno dei film della saga Mad Max ma, seppur nella finzione cinematografica di questi capolavori, la situazione che spaventosamente si prospetta all’orizzonte non apparirà tanto diversa se non si sarà in grado di affrontare i problemi che si pongono innanzi, come la disponibilità dell’acqua potabile per tutti.

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