Si tratta di un potente film di guerra uscito nel 2002 sotto la direzione di Randall Wallace, già regista de La Maschera di Ferro e sceneggiatore di film storici quali Pearl Harbor Braveheart. La storia verte sulla prima vera battaglia della guerra del Vietnam, avvenuta nel 1965 nella valle di Ia Drang, in cui il Settimo Reggimento Cavalleria americano affrontò i separatisti nord-vietnamiti per due giorni interi.

IL RETROSCENA

Prima che gli americani entrassero nel conflitto nordvietnamita, un reggimento della legione straniera francese era già entrato in contatto con le forze comuniste pochi anni prima, durante la guerra di Indocina; le unità erano prive di rinforzi efficaci e non conoscevano il terreno. L’imprudenza del loro comandante, convinto di poter fronteggiare i separatisti con un pugno di soldati, costò la vita a ogni singolo uomo entrato nella valle. Il comandante dei ribelli ordinò l’esecuzione di tutti i prigionieri catturati, per scoraggiare l’invio di altri militari.

Undici anni dopo, il presidente Johnson inviò più di centomila soldati in Vietnam per fronteggiare la crescente minaccia dei separatisti, includendo anche il noto Settimo Cavalleria, capeggiato dal colonnello Hal Moore (Mel Gibson) e dal sergente maggiore Plumley (Sam Elliott). L’unico modo per superare con agilità il terreno tropicale e impervio del Vietnam era usare gli elicotteri Uh-1H “Huey” come mezzo di trasporto truppe. Tali mezzi potevano usufruire anche come strumenti di attacco se armati con mitragliatrici fisse e lanciamissili.

LA BATTAGLIA

Dopo un addestramento lungo e faticoso, in cui Moore impegna la maggior parte del suo tempo a legare con gli ufficiali e a far crescere in loro il senso di “famiglia”, il Settimo Cavalleria viene dispiegato nella valle il 14 novembre 1965. Il piano prevedeva di arrivare sul campo, dispiegare i primi due plotoni e attendere trenta minuti per il dispiegamento successivo in elicottero. Gli americani si ritrovano ben presto alle prese con un’armata di guerriglieri, che riuscì a tagliare fuori un plotone e a impegnare gli altri in modo che non possano soccorrerlo.

Con la guida dell’esperto generale Nguyễn Hữu An, i nord-vietnamiti utilizzarono tutte le loro riserve per martellare giorno e notte il perimetro statunitense, infliggendo numerose perdite a Moore e ai suoi uomini. La famigerata zona di atterraggio nota come X-Ray diventa teatro di un vero e proprio massacro, in cui cade persino un elicottero americano sotto i colpi dei soldati comunisti. Il caos creato dai militari nemici provoca non pochi incidenti, come lo sgancio di una batteria di napalm troppo vicina alle postazioni dei soldati, causando la morte atroce di alcuni di essi.

Mentre sul campo si combatte, la moglie di Hal Moore riceve a casa le tristemente iconiche lettere di condoglianze dell’esercito americano, in cui ogni donna stanziata al reggimento, ormai vedova, veniva informata della morte del proprio marito. Da questo punto di vista, il regista sceglie di non concentrarsi interamente sullo scontro a fuoco, ma sul ricordo dei caduti in sé e per sé, dando un’ulteriore spinta patriottica alla pellicola.

A sinistra il colonnello Hal Moore, affiancato dal sergente maggiore Plumley, 1965 ca.

LA VITTORIA

Dopo diversi giorni di combattimenti in cui è anche costretto a chiamare un Broken Arrow (fuoco a volontà nel perimetro), Moore decide di porre fine allo stallo e fa avanzare i suoi uomini in soccorso del plotone accerchiato, ormai ridotto a un cumulo di morti e feriti. Anticipando la mossa successiva del generale An, ossia di massacrare gli americani in ritirata, il colonnello decide di caricare il campo base nemico a piedi con i soldati rimanenti.
A fargli da supporto ci sono due elicotteri Huey armati di missili e mitragliatrici, con cui vengono spazzate via interamente le difese dei nord-vietnamiti e la battaglia viene vinta.

Dopo quasi un anno di guerra, il colonnello torna a casa dalla sua famiglia, dove può riabbracciare l’amata moglie e i suoi figli.  Nel frattempo, il fotografo dell’esercito Joe Galloway, che aveva partecipato alla battaglia in qualità di reporter e fuciliere, cerca di raccontare la storia dei ragazzi di Ia Drang, morti in una guerra che stava perdendo il suo senso.

LA REGIA

We Were Soldiers è un film fortemente giocato sulle scene a effetto e sulla colonna sonora. In alcune immagini, viene mostrato come Moore sia sempre il primo a toccare terra durante una battaglia e sia l’ultimo a lasciare il campo; la veridicità di queste immagini è dubbia, ma sicuramente efficace. Se da un lato vediamo lo scontro diretto e un gran numero di morti, la fine della pellicola è il momento più struggente. Guardando indietro al campo di battaglia, Moore scoppia in lacrime, conscio del massacro a cui ha condotto i suoi uomini e quelli nemici. Lo stesso fa Galloway, avendo visto alcuni soldati con cui aveva stretto amicizia morire bruciati vivi dal napalm.

Wallace è molto critico anche nei confronti della guerra stessa. Verso la fine viene mostrato apertamente come la valle di Ia Drang sia stata praticamente riconquistata dai nord-vietnamiti poche ore dopo l’evacuazione dei soldati americani. Le parole del generale An sono profetiche e anticipano la sconfitta degli statunitensi e l’inutilità del conflitto.

Un disastro. Ora penseranno che sia una loro vittoria, perciò questa diventerà una guerra americana. Il risultato sarà lo stesso, solo che ci arriveremo con un numero incalcolabile di morti.

Questo è un film potente quanto importante, capace di fare il pari con Full Metal Jacket Apocalypse Now per violenza e con Platoon per drammaticità. Non può mancare nella cineteca di un appassionato di guerra o di un fan di Mel Gibson e delle sue interpretazioni storiche.