Francesco Domenico Mazzoli, anni 28, nato a Cesena, ora a Bologna per realizzare uno di quei famosi sogni nel cassetto. Trasferirsi per formarsi, formarsi per esprimere se stessi. Un giovane fumettista racconta la sua storia e i segreti dell’arte dei fumetti.

Capii che volevo farlo come mestiere, quando mi accorsi che la nona arte combaciava con il mio modo di vedere e percepire le cose.

Definizione di fumetto: “Storia composta da immagini in sequenza, da suggerire l’idea del movimento, i cui protagonisti parlano per mezzo di ‘nuvole di fumo’ provenienti dalle loro bocche (i fumetti)”.

Negli USA nel 1895, grazie all’editore J. Pulitzer, vengono pubblicate le prime illustrazioni a colori per i bambini. Seguito da altri quotidiani, con lo scopo di fare satira con i politici. Nel 1930 nasce Mickey Mouse, seguito da Betty Boop e Tin Tin.
Quindi, la storia del disegno ‘parlante’ ha radici molto lontane, ma tuttora continua ad essere un lavoro ‘manuale’, con un successo notevole, date le numerose iniziative a tema.

Il disegno libero e casuale non fa per me, ho bisogno di capire qual è il contenuto, la storia e il contesto. Non mi reputo disegnatore, ma narratore per immagini.

Il fumettista può essere considerato una di quelle professioni non ancora sottomessa totalmente dalle tecnologie. Mi racconta Francesco, che si procede per tappe: perfezionare e delineare il lavoro, man mano che si procede. Infatti, il giovane avendo una sceneggiatura sottomano, traccia delle bozze basi, lavorando anche in piccolo, su degli sketchbook. Qui, viene composta la gabbia (è la struttura della pagina, suddivisa in vignette), che varia a seconda del contenuto. Dopodiché, il lavoro si sposta su fogli formato A3, sui quali costruire tutte le linee prospettiche e i corpi.

Questa è una fase sulla quale puoi permetterti libertà di movimento, regia e stile per ottenere il miglior risultato compositivo.

In seguito, si ricalca il tutto su un foglio A3 con una maggior grammatura, necessaria per assorbire l’inchiostro, utilizzando un tavolo luminoso. ‘Definire le matite’ è fondamentale: i loro tratti, più sono precisi, più saranno una mappa sicura per il pennello, utilizzato nella fase d’inchiostrazione.

Tutto a mano? Sì, tutto a mano.

Alla domanda riguardante la scoperta di questa passione, diventata successivamente un’attività da cui trarre profitto, Francesco risponde scherzando: “Probabilmente, quando ancora i miei mi cambiavano il pannolino, possedevo già un’attitudine nell‘esprimermi con matite e pastelli.” Secondo lui, per poter comunicare tramite le illustrazioni, non bastano il sentimento, la passione o le capacità manuali. Lo scalino successivo sta nel capire che deve diventare un’abitudine, un comportamento tipico del tuo ‘essere’: si tratta di un lavoro, che ha come fine il plasmare una figura professionale e poter vivere di questo.

E’ stata una crescita graduale: più osservavo il mondo, più assorbivo e più avevo bisogno di comunicare cosa provavo/pensavo! Con il disegno tutto ciò diventa immediato! Così la passione diventa una sorta di necessità, un bisogno piacevole di poter dire la tua, di affermarti nel mondo e costruirti un’identità. Specifico che la passione per il disegno, si è tramutata successivamente in un sotto linguaggio, quello del fumetto, di cui esistono diversi tipi con diversi stili.

Graduale è stata anche la sua formazione: da Cesena a Bologna. Autodidatta sino ai 24 anni, ma nel frattempo si guardava intorno, cercando corsi. Ma nella sua città natale non trova molto e si trasferisce a Bologna. Qui, frequenta un corso d’inchiostrazione, poi gli studi alla scuola di fumetto di Reggio Emilia. Entrambe le scuole risultano fondamentali per la formazione artistica/professionale: capire l’atteggiamento da avere nei confronti del disegno e le tecniche per lavorare nei diversi mercati editoriali.

Il mio obbiettivo sarebbe quello di lavorare per il mercato francese, fumetto di qualità, ricco di dettagli e vignette, per poi, con il tempo, realizzare opere più mature e personali.

A proposito, chiedo di descrivermi com’è il mondo lavorativo, legato a questa arte:

Se sei bravo e veloce, nell’epoca di internet, la visibilità è alta. I miei insegnanti di fumetto, 20 anni fa, avevano pochi punti di riferimento: i mercati erano più chiusi e per farti notare dovevi andare in giro con un borsone pesante, stracolmo di disegni per le fiere. Oggi basta inviare una mail con i tuoi lavori mentre mangi una pizza seduto sul gabinetto!

Sorge spontaneo, davanti a questo entusiasmo, chiedere cosa prova quando disegna. Si capisce, dalla risposta che questa attività sprigiona un senso di libertà. Si tratta di una capacità che porta ad essere un ‘creatore di qualcosa che prima non c’era’, formulando idee, divenute realtà tramite una matita. A fine lavoro, però Francesco non è mai contento. Per quanto riguarda le critiche, le accetta, anzi, le pretende! Per questo, Francesco è certo che chi lo circonda sia orgoglioso del suo percorso, nonostante i sacrifici.

Ci vogliono ovviamente le giuste qualità, le giuste idee, vince chi non si arrende e chi studia.

A fine intervista, chiedo un messaggio per i giovani fumettisti, come lui. Copiare, vendersi bene, disegnare tutto quello che capita, per vivere una sfida interminabile.

Rompere le balle vi può portare a qualcosa di utile! Sono andato fino a Glasgow, a suonare al citofono del mio artista preferito e ho vissuto uno dei pomeriggi più belli della mia vita. Come diceva il grande Moebius, “il disegno è lo studio della vita.”


FONTI
Fonte 1
CREDITS
Copertina (pic by Francesco)
Immagine 1 (pic by Francesco)
Immagine 2 (pic by Francesco)