Quante di voi cresciute negli anni ’90 non hanno pensato che non avrebbero mai e poi mai indossato dei pantaloni a vita alta perché scomodi e antichi? E quante di voi ne hanno comprato un paio negli ultimi anni? La risposta può essere affermativa nella quasi totalità dei casi. Nella storia della moda non sono state poche le occasioni in cui alcuni capi sono tornati in auge finendo per conquistare i cuori anche dei più scettici. Negli anni 90’ per essere alla moda bisognava indossare dei pantaloni con la vita estremamente bassa annoverandosi lo sguardo di disapprovazione degli adulti, ma è bastato un ventennio per dimenticare l’orribile pressione costante sui fianchi e per trovare un punto in comune con le generazioni precedenti. I pantaloni a vita alta non sono gli unici ad essere tornati in auge, gli esempi sono infatti numerosissimi tra cui il Choker, la zampa di elefante protagoniste assolute negli anni ’70 e riutilizzate negli anni ‘90, i colori fluo che hanno caratterizzato non solo gli spensierati anni ’80, ma anche la primavere-estate 2019, le giacche oversize con le spalline imbottite, gli stivali alti dal ginocchio in su e persino i comunissimi anfibi.

Il Choker è uno degli esempi più lampanti data la sua antichissima storia. Nel periodo georgiano diventa uno stile di moda popolare. Le donne più altolocate utilizzavamo il cordino in stoffa solitamente agghindato da un ciondolo con una perla per far risaltare il candore del collo e risultare in questo modo più sensuali, ma contemporaneamente raffinate. Durante la Rivoluzione Francese acquisisce un altro significato, ovvero omaggiare i ghigliottinati. Le donne erano solite indossarlo di colore rosso oppure formando una X incrociandolo al collo e dietro alle spalle. È il choker ha poi subito un’altra distorsione semantica, designandolo come un accessorio simbolo delle prostitute. Lo si può vedere infatti in alcuni quadri di fine Ottocento, come il quadro “Olympia” di Manet o in “La classe di danza” di Degas forse per lasciar sott’intendere uno sfruttamento fisico delle ballerine. Sarà la principessa del Galles Alexandra a farlo diventare un “Royal trend” alla fine del XIX secolo, la quale iniziò ad adornarsi il collo non solo per le influenze della moda indiana, ma anche per coprirsi una cicatrice sul collo. Arrivato fini al XX secolo il choker diventa un simbolo di potere per le donne degli anni ’40. Dimenticato per decenni ritrova il suo posto negli anni ’90, ma in una versione più minimalista e aggressiva, solitamente nero e in plastica. Per poco il choker ha toccato anche il nuovo millennio, diventando uno dei maggiori accessori nel 2016/2017. Insomma, potrebbe sembrare un accessorio qualsiasi, ma in realtà è uno dei più resistenti e versatili, capace di adattarsi ad ogni tempo e cultura.

Molto più recenti le giacche da donna con le spalline, anch’esse simbolo di emancipazione femminile, il must have di tutte le donne in carriera negli anni ’80. Gli anfibi invece sono un altro esempio sulla capacità del mondo della moda di trasformare e adattare alcuni capi in base al loro futuro utilizzo. Nati per motivi militaristici gli anfibi entrano nel mondo della moda con Klaus Maertens, il famoso Dr.Martens. Le Dr.Martens nascono con lo scoppio della seconda guerra mondiale in una fabbrica tedesca. Le scarpe ottengono immediatamente un enorme successo tra le casalinghe tedesche, tanto che negli anni ’50 viene registrata un’impennata delle vendite che porta alla vendita del brevetto all’inglese R. Griggs and Co. Il 1° aprile 1960 viene immessa sul mercato la prima Dr.Martens come la conosciamo ora.

Ultimo, ma non per importanza il Jeans. L’invenzione di questo materiale risale, a contrario di quanto si potrebbe pensare, ai teloni utilizzati per coprire le navi o per fabbricare le navi a Genova nel XVI secolo. Il nome Blue Jeans sembra derivare infatti dal blu genovese. Con l’immigrazione viene importato anche in America. il primo paio di jeans denim viene creato infatti a San Francisco nel 1873 da Levi Strauss. I jeans hanno trovato maggior attrito negli anni ’50, grazie al forte interesse da parte dei giovani. Da quel momento in poi avrebbero portato avanti numerose bandiere, dallo stile Rock and Roll alla lotta tra le disuguaglianze economiche e civili. Il loro stile con gli anni si è evoluto straordinariamente, dalle frange alle finte bucature e sicuramente continuerà a farlo.

Ogni generazione vede in alcuni capi la propria adolescenza o in generale la propria gioventù ritenendola ovviamente unica e migliore creando una barriera con altri periodi storici. È interessante però notare come in tutti questi casi si potrebbe parlare di mancanza di fantasia dovuta al riciclaggio di vecchi modelli, ma sul pianto antropologico può diventare uno spunto di riflessione sul potere intergenerazionale in grado sì di rappresentare una generazione, ma anche di unirle, di creare un flusso discontinuo ma circolare composta da malinconie, orgoglio e peculiarità culturali.


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