Riccardo Cassin, nato il 2 gennaio del 1909 a San Vito al Tagliamento, affronta fin da dalla giovinezza difficoltà e privazioni dato che il padre, emigrato in Canada in cerca di lavoro, muore tragicamente nel 1913, quando il futuro alpinista ha solo quattro anni. La sua vita cambia quando nel 1926, per cercare migliori prospettive di lavoro, si trasferisce a Lecco, cittadina che diventerà la sua futura patria e a cui rimarrà legato per tutta la vita.

Stabilitosi ai piedi delle Grigne e del Resegone, Cassin si appassiona velocemente all’alpinismo, che inizialmente affianca al pugilato e allo sci. Nel corso degli anni Trenta, che nel mondo alpinistico passeranno alla storia come l’epoca del sesto grado, sono innumerevoli e senza eguali le vie aperte e affrontate dal giovane scalatore, che diventa rapidamente una delle figure principali del nuovo alpinismo estremo. Tra le diverse imprese, prima di lui considerate impossibili da affrontare, spiccano la salita della Nord della Cima Ovest di Lavaredo nel 1935, la scalata della Nord Est del Pizzo Badile nel 1937, dove durante la discesa persero la vita due suoi compagni di cordata, e quella dello Sperone Walker sulla Nord delle Grand Jorasses nel 1938.

Con gli equipaggiamenti dell’epoca, che oggi agli occhi di tutti appaiono totalmente inutilizzabili, ingombranti e poco sicuri, Cassin è riuscito a spingere l’alpinismo convenzionale oltre i limiti della difficoltà, aprendo una nuova fase nella storia della montagna e ispirando generazioni di alpinisti dopo di lui, che lo considereranno sempre un maestro. Tra essi spiccano Walter Bonatti, di cui abbiamo parlato qui, e Reinhold Messner. Ed è proprio come capo spedizione di Walter Bonatti che Cassin dirige il gruppo di scalatori che conquista la vetta allora inviolata del Gasherbrum IV nel 1958, conquistata da Bonatti e Carlo Mauri. Nel 1961 l’alpinista lecchese, invece, guida la prima spedizione italiana alla volta del Monte Denali, all’epoca denominato Monte McKinley, in Alaska, che con i suoi 6190 metri di altezza è la vetta più alta del Nord America, mentre nel 1975 è a capo della spedizione di cui fa parte anche il grande alpinistica Reinhold Messner alla parete sud del Lothse, che però, a causa del maltempo, fallisce.

Cassin, nella sua lunghissima carriera, ha scalato complessivamente circa 2500 vie, di cui un centinaio come prime ascensioni assolute, oltre che in Italia, sulle sue adorate Alpi, anche in Francia, Austria, Spagna, Perù, Nepal e Giappone. A ulteriore dimostrazione del suo amore per l’alpinismo e delle sue capacità fuori dal comune, Cassin nel 1987, all’età di 78 anni, riesce a ripetere la sua incredibile ascesa sulla Nord Est del Badile, impresa compiuta ormai cinquanta anni prima.

Riccardo Cassin, però, non è stato solamente uno dei più grandi alpinisti della storia, ma anche un fervido inventore di attrezzatura sportiva e, assieme al Gruppo Rocciatori della Grigna, un coraggioso uomo della Resistenza, combattendo il nazifascismo durante la Liberazione. Decorato infatti con la croce al valore militare per le azioni intraprese durante la guerra partigiana, Cassin fu a capo del nucleo della Resistenza nel lecchese e perse, durante le azioni di lotta, molti amici e compagni di scalata, venendo anche ferito a sua volta. Ricorderà questa parte della sua vita, affrontata assieme alla moglie Irma, con modestia e rispetto, dicendo a riguardo di non sentirsi un eroe, ma solamente un uomo libero, che in quanto tale poteva tornare ad essere semplicemente un alpinista.

Il ricordo di questo grande amante della montagna, spirato nel 2009 nella sua casa nei Pian dei Resinelli, località ai piedi delle amate Grigne, è vivo e indelebile, anche grazie all’attività svolta dalla Fondazione Riccardo Cassin, voluta dallo scalatore, che si pone come obiettivo la tutela, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale delle Alpi e delle avventure di Cassin, autore di diversi libri, interviste e altri reperti storici. Inoltre anche i Ragni di Lecco, importante e prestigioso gruppo alpinistico tra i più famosi a livello mondiale, di cui Cassin è stato un importante membro, ne raccontano le avventure e condividono con le più giovani generazioni di scalatori il suo esempio di alpinistica, e soprattutto, di uomo. Ma il più grande lascito di Cassin, attraverso il quale lo scalatore continua a vivere pur passando gli anni e il tempo, è l’incredibile numero di scalate e vie che ogni giorno vengono studiate, ripetute e ammirate.

Cassin è stato un uomo di montagna, modesto e sognatore, capace di immaginare avventure inconcepibili per la sua epoca e di spingersi, a qualsiasi età, oltre i propri limiti. Un uomo che ha saputo affrontare tanto il fascismo quanto le sfide in montagna a testa alta, con coraggio, in prima linea.