7.743.390.000: questo è approssimativamente il numero di persone sulla terra. Tra esse, 3,5 miliardi utilizzano i social network e se ne aggiungono milioni ogni giorno. Ciò significa che il mondo è letteralmente diviso a metà. A questo punto ci si chiede… quando è diventato un bisogno avere i Social Network?

Nati alla fine degli anni ’90 come servizio di massa con l’obiettivo di creare relazioni interpersonali, ad oggi, nel 2019, i social network sono quasi un organismo vivente che ingloba dentro di sé funzioni e programmi di varia natura, un colosso virtuale i cui effetti, al contrario, sono molto più che concreti. Ai social vanno infatti riconosciuti diversi vantaggi come la capacità di incarnare l’essenza della globalizzazione con la sua “distanza zero”, che annulla in tempo reale anche le tratte più lunghe permettendo il superamento delle barriere fisiche, ma anche un’ampia conoscenza di persone all’altro capo del mondo che prima di internet potevano limitarsi ad essere semplici amici immaginari.

Altri indubbi benefici sono la pratica, e anche ecologica, diffusione di notizie accessibili dove e quando l’utente desideri e in continuo aggiornamento in modo da essere veri e propri cittadini del mondo, o ancora lo stimolo al dibattito e al confronto facilitato dalla vastità illimitata di temi affrontati sulle piattaforme. Infine, i social coinvolgono sempre più la sfera professionale, sia permettendo contatti veloci informali o formali tra colleghi, sia diventando un’autentica fonte di guadagno per i più audaci che si sentono di osare davanti al mondo del web. Eppure, nonostante queste opportunità in costante crescita, persiste un’altra metà di individui, forse più tradizionalisti, che rifiuta la più diffusa innovazione dell’era contemporanea.

Un attributo dei giovani che si dà ormai per prevedibile è quello di essere un utente di social network. Detto questo sorprenderà sapere, soprattutto i più adulti, che non sempre è così. Le motivazioni che possono spingere un adolescente a rifiutare l’entrata in questo mondo virtuale un po’ dispersivo e talvolta pericolosamente illimitato possono essere diverse: innanzitutto, la forte volontà di rimanere legati alla propria privacy senza concedere ad amici o sconosciuti i dettagli del proprio weekend al mare o della propria serata in discoteca, perché come ricorda Banksy “l’invisibilità è un super potere”.

In secondo luogo, non bisogna sottovalutare il disinteresse, poiché talvolta dietro alla decisione di evitare le vite altrui non si nascondono superiorità e orgoglio, ma semplicemente una pura e sana indifferenza. L’originalità può essere un altro motivo: in una società in cui più della metà dei giovani possiede un profilo Social, la via del mistero può essere scelta da coloro che vogliono distinguersi in modo deciso, ma non troppo appariscente.

Qualche volta anche la timidezza e l’introversione fanno la loro parte. I pochi ritrosi che riescono ad uscire dal guscio si riconoscono all’istante dalle foto che pubblicano: una serie di panorami romantici (meglio se senza persone), numerosi ritratti dell’animale domestico che rischia talvolta di diventare il vero utente del profilo e le poche foto di sé concesse ai seguaci sono rigorosamente di spalle. Una ragione più razionale, ma pur sempre valida, è la consapevolezza della propria incapacità a darsi un limite di tempo da trascorrere sui social. Si parte da una notifica, si scorre qualche post/foto e si finisce per ricercare vita, morte e miracoli di quel ragazzo conosciuto in prima elementare alla sagra del paese. E infine, last but not least, c’è un numero non esiguo di individui che rifiuta i social network per timore di farsi influenzare dall’opinione comune in qualsiasi campo, dai più mediocri ai più individualmente caratterizzanti.

Analizzati entrambi i punti di vista, è normale chiedersi come riescano ad interagire due gruppi di individui così diversi. La risposta è che molte volte non ci riescono. In un mondo in cui le conoscenze vengono filtrate direttamente dai social, è raro che si cerchi nella vita reale qualcuno con cui condividere interessi, in quanto esiste un programma già predisposto a farlo. Le dinamiche comportamentali che caratterizzano l’utente di SN e l’Antisocial sono profondamente diverse, e nonostante esistano eccezioni (fortunatamente) a questi casi, è più probabile che due conoscenti amici su Facebook stringano legami più forti di due conoscenti la cui storia e interessi sono un interrogativo punto di domanda. A questo si aggiungono il tempo e lo spazio, nemici dei legami a distanza che al giorno d’oggi trovano il modo di sopravvivere solo grazie a queste piattaforme.

In definitiva, l’Antisocial rimane tagliato fuori da un mondo virtuale che condiziona in ogni modo quello reale e ha quindi due alternative: piegarsi all’uso comune o difendere fieramente la propria diversità. Ovviamente, non esiste una scelta giusta o sbagliata, ma è chiaro che dipende da quanto l’individuo riesca ad accettare di rimanere al di fuori di un mondo che, per quanto astratto, condiziona concretamente la sua esistenza, i suoi rapporti con gli altri e il modo di interagire con essi.

È una consapevolezza di questa generazione sapere che i Social Network, così come sono in grado di annullare ogni barriera fisica tra gli utenti attuando una vera e propria compressione spazio-temporale, sono altrettanto capaci di erigere mura insormontabili attorno a loro escludendo chiunque decida di non iscriversi. La distanza che si viene a creare è quindi più definitiva di un limite fisico, è una lontananza individuale, un’apparente diversità incolmabile destinata il più delle volte a non essere svelata. Si può pertanto dire che i social network non siano obbligatori, ma certo determinano la posizione di ciascun soggetto dentro la metà a cui egli appartiene e due persone, pur molto vicine, non sono mai sembrate così lontane.