Chi sono i Millennials e come si approcciano al mercato dell’arte? Parliamo di accesso alla cultura, avanguardismo delle opere, esposizione al rischio con il collezionismo.
I Millennials hanno voglia di conoscere e farsi conoscere con una fluidità di pensiero e linguaggio che contrasta le accuse di lassismo dei luoghi comuni.

Una panoramica

Millennials

4 aprile 2018. Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma viene presentato l’undicesimo rapporto dell’Associazione Civita, intitolato Millennials e Cultura nell’era digitale. Consumi e progettualità culturale tra presente e futuro. Il rapporto si prefigge di analizzare come i Millennials si rapportino alla cultura. Su un vasto campione, che comprende anche esponenti della generazione Y (1981-1996) e della generazione Z (1995-2012) emerge una statistica interessante.

Coloro che hanno tra i 25 e i 32 anni, prevalentemente di genere femminile, sono definiti Custodi. La loro interpretazione della cultura si basa quindi su un assetto di saperi codificati dalle generazioni precedenti.
Si tratta di un approccio conservatore e sicuro, che però lascia ampio spazio alla sperimentazione e alla fluidità di pensiero. Soprattutto l’innalzamento del rischio e l’allontanamento da codici preimpostati si manifesta con l’abbassamento dell’età. Soprattutto tra coloro definiti come Artefici, principalmente giovani di sesso maschile sotto i diciott’anni, oppure tra i Funamboli, campione localizzato nel Nord Ovest e già inserito nel mondo del lavoro.

Nel complesso si può riscontrare nell’analisi un ampio interesse per la cultura. Spesso, però, è soffocato dalle poche possibilità economiche che non permettono di accedere ai servizi culturali o, a detta del campione analizzato, dalle poche opportunità offerte dalla città di provenienza.
Per questo subentra Internet o, più nello specifico, i social network, come piattaforma di accesso alla cultura. Nello spazio digitale c’è molta più fluidità di movimento, che gioca, per esempio, sull’immagine come forma di linguaggio, come nel caso di Instagram.
Più all’estero che in Italia, il social si prefigura come un’importante strumento della promozione artistica.

La parola all’artista

Dan Cretu, Arte su Instagram

Maria Teresa Ortoleva è un’artista milanese di 29 anni. Appartiene ai Millennials e, come portavoce della sua generazione, ha rilasciato un’intervista a “Donna D” per raccontare l’arte che piace ai Millennials.
Tra le sue parole emerge il concetto di fluidità del linguaggio. La capacità di adattarsi alle situazioni più diverse perché si dà ampio spazio alla sperimentazione, all’auto-organizzazione, alla gestione originale degli spazi. La volontà di mettersi in gioco si innesta in un meccanismo che usa i social media come strumento di promozione e autopromozione. La familiarità con il web è quindi una caratteristica portante della cultura Millennials.

Diventa anche un argomento da interrogare, riflettendo sul rapporto con la macchina – e a volte negandolo – su come siamo cambiati, sulla memoria e l’immaginario.

Originalità, innovativo uso degli spazi e adattabilità sono gli aspetti che contraddistinguono l’attività artistica di Maria Teresa Ortoleva. La sua raccolta Rêverie traduce l’immaginario di una generazione nell’accezione di sognare a occhi aperti. Le opere sono encefalogrammi plastici sospesi nello spazio, che traducono l’attività del cervello durante il sonno, dimostrando l’operosità di alcune cellule.
Ad accompagnare il tutto subentrano colori accesi, rappresentanti dello stato di veglia che lentamente confluisce nella fase REM.

I collezionisti Millennials

KAWS, Untitled (Kimpson #3)

La fluidità di questa generazione si manifesta anche nell’ avanguardistico approccio al collezionismo. Giovani facoltosi si cimentano nella scoperta e nella valorizzazione di artisti emergenti.
Ma cosa piace agli investitori Millennial?

La Pop Art svetta sulle preferenze. Basti pensare all’artista americano KAWS, che nel 2005 ha realizzato una raccolta intitolata KAWS Album, a tema Simpson. La più famosa famiglia del mondo animato appare nelle sue opere ridimensionata, con il volto a teschio e due ics sugli occhi.
Homer, Marge, Lisa, Bart e Maggie, oltre ai numerosissimi personaggi secondari, sono collocati in situazioni quotidiane o citazioniste del mondo dell’arte e della cultura. Accanto a Guernica di Picasso o nella copertina dell’album dei Beatles  Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club.

Van Gogh per Vans

KAWS piace insomma. Le sue opere sono state vendute da Sotheby’s Hong Kong per quindici volte la loro stima iniziale. Un successo che ha suscitato l’appetito dei collezionisti Millennials, soprattutto di un giovane di nazionalità cinese che ha comprato l’opera Untitled (Kimpson #3) per 2,7 mln di dollari.

L’artista ha quindi puntato sul principale accesso culturale dei Millennials sin dall’infanzia: la televisione. E con essa, i cartoni animati.

Allo stesso modo, la linea di abbigliamento Vans, che si rivolge principalmente al mondo Millennial, ha lanciato nel 2018 una collezione a tema Van Gogh. La cultura popolare si intreccia così con il mondo dell’arte e fa dei Millennials i suoi portavoce.

Ma perché il collezionismo dovrebbe puntare sui Millennials?

Perché rischiano molto di più delle precedenti generazioni e non si affidano alla mediazione di gallerie d’arte, ma contattano direttamente l’artista accedendo ai loro network. Instagram è un’importante fonte di autopromozione, soprattutto per un’artista affermato come KAWS, che conta 2,5 mln di follower.

Tuttavia, i collezionisti Millennials non si affidano alla notorietà social come indice di valutazione. Nonostante la sperimentazione, sanno l’importanza di seguire l’evoluzione e la crescita di un’artista. Spesso accade che gli artisti emergenti abbandonino l’attività dopo poco per mancanza di successo. È bene quindi per i giovani collezionisti non puntare su qualcosa che piace perché va di moda.

Ampio accesso di risorse, verbali, iconografiche, umane. Conoscenza culturale come passaparola in un’ampia rete di conoscenza. Spinta all’azione segnata dalla sperimentazione. Sono solo alcuni degli aspetti che contraddistinguono quella che abbiamo chiamato fluidità di pensiero.
La capacità di muoversi liberamente in spazi che ci appartengono, con la consapevolezza di poter creare qualcosa di nuovo e, al tempo stesso, imparare da chi ha già tracciato la strada.