Una piccola cicatrice viene vista come uno sfregio deformante. Ecco un esempio della paura di essere brutti, quando diventa patologia, il cui nome è dismorfofobia (o anche disturbo di dismorfismo corporeo).

La persona che ne soffre è preoccupata eccessivamente di presunti difetti, che agli occhi altrui sono percepiti come inesistenti o minimi. Attua di conseguenza comportamenti ripetitivi come guardarsi troppo allo specchio o curare maniacalmente il fisico. Ma la valutazione finale di sé, a seguito di questi comportamenti, è sempre negativa e il disagio rimane immutato. Non di rado a soffrire di dismorfofobia sono ragazzi e ragazze che in molti giudicherebbero invece di bell’aspetto.
Nei casi meno gravi la persona è consapevole dell’esagerazione delle proprie preoccupazioni, ma non riesce a fermarne le conseguenze negative. Nei casi peggiori invece ci troviamo di fronte a veri e propri deliri.

Spesso, sottovalutando il ruolo dei fattori psicologici nel determinare la sua convinzione, la persona che soffre di dismorfofobia non si rivolge a uno psicologo ma a un chirurgo estetico o un dermatologo. Nella convinzione che risolvendo il problema fisico che la assilla il suo disagio svanisca. L’esordio di questo disturbo avviene generalmente durante l’adolescenza, un periodo di enormi trasformazioni corporee, nel quale per questo è normale anche un dismorfismo transitorio.

Quali sono le cause di questa patologia?

Una premessa: in ambito clinico sappiamo che lo stesso disturbo può essere determinato da fattori diversi in persone diverse, così come gli stessi accadimenti negativi possono determinare in persone diverse la comparsa di sintomi diversi. Perciò, non deve sorprendere se alla base del disturbo di dismorfismo corporeo sono stati individuati diversi possibili aspetti scatenanti.

Da una prospettiva che tiene conto di variabili psicologiche e sociali, sono state ipotizzate e constatate nella pratica clinica varie possibilità. Spesso chi soffre di dismorfofobia ha sperimentato da piccolo un senso di insicurezza e di mancanza di supporto incondizionato da parte di chi si è preso cura di lui. Umiliazioni subite durante l’infanzia e l’adolescenza, non solo riguardanti il proprio aspetto, episodi della storia familiare che hanno suscitato un senso di vergogna e non sono stati elaborati, possono essere simbolicamente cristallizzati in un difetto fisico.

Sempre in famiglia, inoltre, è possibile che sia stata data troppa importanza, anche in positivo, all’aspetto fisico dei componenti del nucleo familiare. Spesso, chi soffre di disturbo di dismorfismo corporeo è come se avesse l’attenzione saturata da valutazioni in termini di bello/brutto. Solo per ciò che riguarda il corpo, mentre sono debolmente presenti i criteri di verità, giustizia, bontà nelle proprie valutazioni.

A tutte queste possibilità che riguardano il vissuto personale, si deve aggiungere l’enorme spinta culturale determinata da mass media e social media a prendersi cura del proprio aspetto esteriore. Le pubblicità suggeriscono costantemente l’associazione tra bellezza e soddisfazione/felicità. La vita sui social network propone inoltre modelli irraggiungibili di perfezione fisica, non di rado raggiunta artificialmente con foto filtrate e ritoccate.

I disturbi che non vanno confusi con il dismorfismo

A complicare le cose, somiglianze e differenze con disturbi con i quali il dismorfismo non va confuso ma che possono comunque essere contemporaneamente presenti. Ad esempio, e semplificando: il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) somiglia alla dismorfofobia perché anche nel DOC sono presenti pensieri ripetitivi e comportamenti rituali. Alla base del DOC c’è però il terrore di conseguenze di cui sentirsi colpevoli, che non è presente nella dismorfofobia.
O ancora, nei disturbi alimentari il focus è in genere sul peso globale e non su un singolo dettaglio fisico come nella dismorfofobia.
La persona depressa invece ha una visione negativa di sé (e degli altri e del futuro) globale e non circoscritta a singoli aspetti fisici.
Chi soffre di disturbo narcisistico di personalità, infine, non soffre per un proprio presunto difetto fisico ma per il mancato riconoscimento delle sue (vere o presunte) qualità o capacità da parte degli altri.

Come si cura il disturbo di dismorfismo corporeo?

Innanzitutto va detto che rispetto ad altri disturbi esso è oggetto di studio da relativamente poco tempo. Ciò nonostante, sicuramente è emerso che con la psicoterapia individuale è possibile in alcuni casi eliminare il problema, in altri ridurlo al punto da renderlo gestibile e non inficiante la qualità della vita. Nei casi più gravi, in cui il paziente è a rischio suicidario, è opportuno valutare con uno psichiatra l’intervento farmacologico e anche allargare l’azione della psicoterapia ai componenti del nucleo familiare della persona sofferente.

In estrema sintesi, una buona psicoterapia aiuterà il paziente a comprendere l’influenza della propria storia personale sul suo disagio attuale. Lo aiuterà a guadagnare maggiore consapevolezza dei propri pensieri e stati emotivi e del fatto che non necessariamente rispecchiano le cose come sono. Allenerà la sua attenzione a focalizzarsi su altri aspetti oltre ai dettagli fisici, valorizzerà le risorse personali e favorirà esperienze in grado di rendere il paziente consapevole della assoluta tollerabilità delle imperfezioni.


FONTI
Dettore D (a cura di) (2008), I disturbi dell’immagine corporea, Milano, Mc Graw Hill.
Scarinci, A., Lorenzini, R. (2015), Il disturbo di dismorfismo corporeo, Trento: Erickson.