“Trent’anni fa, quando crollava il Muro di Berlino, pensavamo che fosse finita un’epoca. Ma era solo un nuovo inizio”.

È ciò che si legge sulla quarta di copertina del libro L’età dei muri, breve storia del nostro tempo di Carlo Greppi, edito nel gennaio 2019 da Feltrinelli. L’opera ripercorre, attraverso le storie di quattro uomini, quella che l’autore definisce l’età dei muri, la nostra epoca. Ripercorrendo la storia degli ultimi anni Greppi analizza il concetto di muro, declinato in tutte le sue accezioni. Ci sono muri fatti per ostacolare i flussi migratori, per creare confini oppure per difenderli. L’illusione che con il crollo del muro di Berlino sia finita un’epoca di emarginazione, di guerra e di confini invalicabili viene qui discussa e rigettata dall’autore. Si pensava che il crollo del muro nel 1989, con la conseguente riconciliazione delle due Germanie, potesse porre fine a un determinato modo di pensare e di agire, ma l’attualità ci insegna che non è stato così.

Da allora molte cose sono cambiate, ma non sono venuti meno i muri che, anzi, sono sempre più presenti in quella che viene definita l’era della globalizzazione. Sembra un paradosso che, in un mondo sempre più connesso e “globale”, in cui le barriere dovrebbero essere abbattute e le differenze comprese e superate, sia ancora in auge il concetto di muro con tutto ciò che ne consegue: emarginazione, guerre e incomprensioni sono ciò che caratterizza questi ultimi anni e sembra che la situazione non accenni a migliorare, anzi.

Greppi decide di narrare l’età dei muri attraverso quattro personaggi apparentemente molto distanti tra loro, però accomunati dall’aver dichiarato guerra ai muri della propria epoca – muri talvolta molto concreti – in modi diversi e con gli strumenti a disposizione. Il primo di questi protagonisti è Joe J. Heydecker, fotografo della Wehrmacht che nel 1941 testimonia con i suoi scatti le terribili delimitazioni del ghetto di Varsavia, passata dall’essere la “Parigi d’Oriente” a campo per gli esperimenti nazisti. Il secondo è Emanuel Ringerblum, storico e studioso che durante il secondo conflitto mondiale fu rinchiuso all’interno dello stesso ghetto di Varsavia fotografato da Heydecker, insieme alla sua famiglia e alla sua comunità.

La terza storia è quella di John Runnings, un attivista canadese che decide eroicamente di dichiarare guerra al muro di Berlino. Infine, c’è Bob Marley che Greppi definisce un personaggio molto interessante in quanto, per via delle sue origini, era “considerato bianco dai neri e nero dai bianchi” poiché figlio di madre giamaicana e padre britannico. A lui è affidato un messaggio particolarmente importante: con la sua musica inneggia al superamento delle barriere, anche mentali, che dividono gli uomini.

Queste quattro vite percorrono il Novecento e conducono il lettore alle soglie del nostro tempo, portando con sé un messaggio di speranza e di ribellione. La comprensione del presente è di fondamentale importanza per poter immaginare un futuro diverso e sicuramente migliore.

Nel 1945 due colonnelli americani tracciarono una linea su una carta, sul 38° parallelo, 238 chilometri sui quali sarebbe stata costruita la Zona Demilitarizzata Coreana, un muro che da due terzi di secolo aspettiamo di veder venire giù come quello di Berlino. Ma tre quarti delle barriere del nostro tempo sono state innalzate dopo quel 1989 in cui iniziò l’unificazione tedesca: basti pensare alla ‘barriera primaria’ tra Stati Uniti e Messico, che inizia ad apparire nel 1990, o a quelle che si snodano a Ceuta e Melilla, le due enclave spagnole su territorio africano poste a ‘difesa’ della frontiera meridionale europea.

È proprio a questo che Greppi si riferisce quando afferma che la vera età dei muri è quella che stiamo vivendo adesso. Contrariamente a ciò che si è soliti credere, infatti, successivamente alla caduta del Muro non si è andati verso un periodo di apertura ma tutto il contrario.

Malgrado questo, l’autore sottolinea come la storia del Novecento, pur essendo stata un’epoca molto buia, regali una speranza in questo clima di oppressione. Una speranza che nasce proprio dalle storie narrate, che possono essere d’ispirazione per le nuove generazioni e non solo. “Ogni barriera ci protegge e allo stesso tempo ci rinchiude”, questa l’analisi di Greppi su un tema così complesso e allo stesso tempo così attuale.

Nell’opera è presente un invito chiaro ai lettori: attraverso le storie narrate viene evidenziato come, in un passato forse più duro e difficile rispetto a oggi, ci siano state personalità che si sono impegnate in quella che Greppi definisce “militanza etica”; bisogna ispirarsi a queste figure e avere la capacità di immaginare un mondo diverso, in cui abbattere i muri è possibile.

Il libro ha sicuramente una valenza non soltanto storica ma anche narrativa. L’autore sottolinea come ogni libro investa l’autore di una grande responsabilità nei confronti dei lettori, a maggior ragione se ciò che si racconta è parte della Storia. Carlo Greppi sostiene che sia fondamentale riappropriarsi del significato delle parole, in quanto oggi proliferano gli eufemismi e diventa sempre più difficile riferirsi alle cose in modo chiaro, chiamandole con il proprio nome. Il compito di chi fa cultura è ridare significato alle parole, ed è questo che Greppi prova a fare con le sue storie.

L’età dei muri è una sollecitazione a smettere di sentirsi sconfitti e annichiliti, travolti dal presente, in quanto il mondo procede e si evolve per come ce lo raccontiamo e per come ci viene raccontato. Bisogna avere voglia di ribaltare ciò che non va bene e avere il coraggio di sognare un futuro senza muri e senza barriere, perché quello che sogniamo è un mondo possibile.


FONTI

Youtube

Repubblica

L’età dei muri, Carlo Greppi, Einaudi, 2019